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Abbadia Lariana (LC), Italia

Parco Guzzi

Abbadia Lariana
Giorgio Santagostino, Monica Margarido, Alessandro Gasparini

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L’intervento si può schematicamente ricondurre a tre operazioni progettuali: _ è stato introdotto un nuovo segno topografico, che agendo sulle curve di livello e disegnando un nuovo limite tra naturale e artificiale genera il sedime dell’intervento _ i nuovi volumi, dentro e fuori terra, vengono posizionati in relazione a questo scavo, originando ambienti intermedi che non sono semplici risultanti, ma luoghi dotati di precise funzioni e qualità spaziali ed estetiche. _ una copertura vasta e sottile, interamente praticabile e articolata con diverse aperture zenitali, unifica i volumi e gli spazi aperti sottostanti, generando una grande piazza con parti variamente scoperte o coperte. Pieni e vuoti sono così percepiti come parti di un’unica architettura. La costruzione si articola in due zone, una interrata, l’altra emergente, in una sequenza di spazi interni ed esterni che combinandosi con la luce e il paesaggio sorprendono ed emozionano il visitatore. L’architettura, di conseguenza, si trasforma in un’esperienza visiva, ma anche fisica inseparabile dal luogo specifico. Gli spazi si dividono in aree principali e aree di servizio secondo una logica di complementarietà che organizza tutto l’intervento con il medesimo principio funzionale, indipendente dalle configurazioni spaziali, aperte o chiuse, interrate o costruite. Il nuovo segno topografico è evidenziato dall’introduzione di un muro in acciaio corten che segna il limite della movimentazione di terreno e di fatto con il suo andamento frammentato, rappresenta una nuova “curva di livello” , seppur artificiale. In pianta il profilo del muro tiene conto, oltre che della volumetria da interrare, della preesistente vasca di accumulo dell’ex depuratore, ottenendo così due aree di servizio nettamente separate tra loro, l’una pertinente alla sala polifunzionale, l’altra alla caffetteria. Nel primo caso, vengono interrati i volumi destinati ad ospitare il ricovero invernale per le canoe e i servizi igienici con docce e spogliatoi rivolti ai bagnanti o ai fruitori della sala polifunzionale in caso di particolari eventi, pubblici o privati. Nel caso dei servizi di supporto al bar, sono stati ricavati dei servizi igienici per gli avventori, oltre che spogliatoi e bagni per il personale. Sono state collocate, inoltre, una dispensa e una cucina, sovradimensionate rispetto alle dimensioni del bar, ma pensate in vista di un utilizzo specifico della sala polifunzionale, ad esempio per sagre cittadine o feste private. Un ampio deposito per ombrelloni, sdraio e tavolini completa gli spazi di servizio. I due volumi fuori terra, la sala e la caffetteria, si configurano come dei solidi con struttura in acciaio e rivestimento in legno e vetro. Le parti trasparenti permettono di ricavare visuali suggestive sia in lontananza verso il lago sia in prossimità verso gli spazi più intimi, situati tra il nuovo muro in acciaio e i padiglioni. Mentre per il bar si può prevedere un uso quotidiano annuale, la sala polivalente che può essere gestita autonomamente può essere affittata per esposizioni, feste pubbliche o private, conferenze, presentazioni, piccoli concerti. Oltre che nella sala vera e propria queste attività possono estendersi anche agli spazi esterni di pertinenza, coperti e pavimentati. Accanto alla caffetteria, dall’intersezione tra la copertura e il nuovo segno del suolo si viene a formare uno spazio esterno scoperto, utilizzabile come dehors. Pur essendo uno spazio intimo, protetto sui quattro lati, la trasparenza del volume del bar, la visuale aperta verso il lago e la superficie opalina della cucina lo rendono un ambiente ambiguo, chiuso ma luminoso, protetto ma panoramico, scoperto ma riparato. Il vuoto risultante tra i volumi ha qualità spaziali paragonabili a quelli del costruito: il fatto di disporre di uno spazio esterno, ma di volta in volta coperto o scoperto a seconda della configurazione della copertura, permette una molteplicità di usi. Il profilo della piattaforma su cui si appoggiano le costruzioni e che costituisce il suolo della “piazza” ha un andamento irregolare e frammentato: è quasi una curva di livello artificiale che media la transizione tra la durezza del costruito e la morbidezza del pendio erboso. Sul prato, a ridosso della piattaforma, è ricavata una vasca d’acqua, che in corrispondenza di un’apposita apertura nella copertura permette di convogliare e raccogliere l’acqua piovana. La copertura, interamente praticabile come solarium, è costituita da una struttura in acciaio, rivestita superiormente con doghe di legno di teak e inferiormente con pannelli per esterni dipinti di bianco. L’intradosso, movimentato da leggere inclinazioni con andamento frammentato ed irregolare, contribuisce a variare ulteriormente la percezione dello spazio coperto per i visitatori che si trovino nella piazza.

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