© Maria Franca Perra . Published on December 16, 2010.
Il PPR definisce beni identitari del paesaggio culturale sardo gli elementi del patrimonio la cui riconoscibilità è data dall’essere parte di un insieme più complesso (storico-culturale-economico-geografico). La sopraccitata definizione dei beni identitari è chiaramente contenuta ed espressa nelle testimonianze architettoniche e della cultura materiale presenti in questa area geografica: nelle architetture di Tharros, nella chiesa paleocristiana di San Giovanni, nella omonima torre costiera, nelle superstiti capanne di falasco e nelle diverse peschiere (in particolare quella storica di Pontis) che costituiscono emergenze con carattere di unicità all’interno del paesaggio. Oltre tali beni, il Sinis, appare ricco di un patrimonio naturale, paesaggistico e storico-culturale che lo fa essere “diverso”; in questa “diversità” dimora, in definitiva, l’identità preziosa di questa porzione di territorio. La vegetazione palustre e dunale, oggi annoverata tra gli habitat protetti ed a rischio di estinzione, ha costituito nel passato anche recente materia prima generatrice di una sapiente cultura materiale funzionale alla vita del luogo: strumenti per la pesca, l’agricoltura e la quotidianità, dove l’essenzialità della forma è riferita soprattutto ad una economia di necessità priva di velleità estetiche, un patrimonio naturale, paesaggistico e storico-culturale da custodire, che il progetto intende considerare e perpetuare attraverso un linguaggio contemporaneo. Il progetto, dunque, rinuncia ad ascrivere e reinterpretare i segni del patrimonio storico architettonico, ma, piuttosto elegge come riferimento “il segno” naturale del territorio lagunare e marino; in questo senso le erbe palustri, il falasco, i canneti, la tifa, che distinguono questo paesaggio, sono assurti, come metafora per le architetture amovibili che si inseriscono nel paesaggio: il progetto interpreta il profilo filiforme della vegetazione, i contorni del falasco, delle cannicciate, definiti nel controluce in questo lembo di terra dell’estremo ovest della Sardegna. La rilevanza dell’eredità culturale connessa alle erbe palustri, il valore semantico dell’elemento naturale orientano il progetto ad incorporarli nel paesaggio, con una “operazione di senso”, per assonanza percettiva seppure nella differenza di scala; senza declinazioni naturalistiche, ma secondo un principio di astrazione euclidea: nell’uso univoco e reiterato di aste lignee verticali prive di colore, scandite da mutevoli densità, in relazione alle differenti esigenze architettoniche e funzionali.
© Maria Franca Perra . Published on December 16, 2010.
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