© Christiano Sacha Fornaciari . Published on May 29, 2012.
Il progetto contemplava il restauro e la valorizzazione di due manufatti di spiccata valenza storico-ambientale, di particolare rilevanza in quanto significativi segni della memoria collettiva della comunità di Azzida: una scala lapidea ottocentesca ed un’edicola medievale ad essa adiacente ed eretta a protezione di una sorgente a mezza costa. La scala scende dalla via Algida, direttrice principale del borgo (quota 160 m s.l.m. circa), lungo il costone roccioso e verso il torrente Alberone, congiungendosi con un ultimo tratto in calcestruzzo che si attesta sulla strada provinciale a quota 142,6 m; in origine era stata realizzata come via più rapida di collegamento pedonale con l’antico ponte, demolito alla fine degli anni settanta, che dalla riva sinistra del torrente portava alla strada per San Leonardo.
© Christiano Sacha Fornaciari . Published on May 29, 2012.
A un terzo circa della discesa, a quota 153 m, su di un piccolo terrazzamento e sotto il sedime del tornante superiore della scala (in corrispondenza della prima rampa visibile sulla foto 3), si affaccia l’edicola in pietra dagli spiccati caratteri gotici; con ogni probabilità risalente al secolo XIV, l’interessante costruzione è caratterizzata da un arco-volta a sesto acuto e da lacerti di una trabeazione decorata da piccoli archi a tutto sesto in basso rilievo. A causa dei fenomeni di dissesto e corrosione dovuti alle intemperie, al ciclo gelo-disgelo ma soprattutto al costante dilavamento delle acque meteoriche, entrambi i manufatti risultavano in condizioni particolarmente critiche di stabilità e coesione degli elementi costitutivi. La maggior parte dei gradini della scalinata, posati a secco sul sottostante strato di terra vegetale e argilla, risultavano dissestati, fuori livello e spesso instabili, costituendo un rischio per la circolazione pedonale; la superstite pavimentazione in ciottoli originariamente realizzata in corrispondenza dei raccordi fra le rampe appariva ovunque ondulata e parzialmente annegata nello strato vegetale. Tutti gli elementi lapidei erano infine infestati da muffe, muschi e licheni. Le cortine murarie e la volta dell’edicola si presentavano gravemente decoese; la malta in calce che legava gli elementi lapidei, laddove ancora esistente appariva completamente priva di qualità meccaniche; gli interstizi fra pietra e pietra venivano perciò costantemente aggrediti dal dilavamento delle acque meteoriche, dal gelo e dalla vegetazione infestante, mettendo in serio pericolo la stabilità della struttura. Gli interventi di restauro dell’edicola sono stati volti soprattutto recuperare una resistenza sostanzialmente uniforme e una continuità nella rigidezza complessiva degli elementi murari; la scelta della tecnica di consolidamento ha avuto come obbiettivo principale la salvaguardia non solo della materia ma anche del comportamento statico originario, privilegiando l’approccio meno invasivo e maggiormente compatibili con i criteri della conservazione (cfr. Linee guida per la valutazione e riduzione del rischio sismico del Patrimonio Culturale, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Direzione Generale per i Bei Architettonici e Paesaggistici, Roma 2006). Si è previsto perciò il consolidamento delle cortine murarie mediante iniezioni di apposita malta colloidale, eseguite per gravità e con mezzi a bassa pressione; al fine di evitare incompatibilità con i materiali originari della muratura, ed in particolare l’affiorare di sali solubili, la malta utilizzata era composta unicamente da calce, silici reattive e calce idraulica naturale, con una resistenza meccanica e modulo elasticofinali compatibili con le murature storiche. Le fasi d’intervento previste sono state le seguenti: puntellatura della volta e del soffitto dell’edicola; rimozione delle infestazioni vegetali; pulizia dei paramenti murari mediante spazzolatura e getti d’aria compressa; esecuzione dei fori con sonda a rotazione secondo il reticolo progettuale; pulizia dei fori con getti di aria compressa; applicazione e sigillatura degli ugelli di iiezione; realizzazione di un intonaco “di sacrificio” in malta di calce naturale; lavaggio con acqua fino a saturazione dei fori di iniezione; iniezioni per gravità e con mezzi a bassa pressione, procedendo dal basso verso l’alto; rabbocco dei fori ove necessario e successiva sigillatura degli stessi; rimozione degli ugelli ad indurimento avvenuto; demolizione dell’intonaco “di sacrificio”, pulizia delle superfici e stilatura dei giunti con malta di calce naturale. Il consolidamento della volta, previa centinatura e puntellamento della stessa, è stato realizzato dall’alto con le medesime modalità, previo l’alleggerimento del riempimento soprastante, sostituito con materiale lavico granulare. Per il restauro della scalinata in pietra sono stati realizzati gliinterventi sottoelencati: - Rimozione di tutti gli elementi lapidei previa accurata mappatura e numerazione; - Rimozione e recupero dell’acciottolato esistente; - Demolizione degli incongruenti rappezzi e canalette in calcestruzzo; - Realizzazione di rete di raccolta e convogliamento acque meteoriche con canalette in pietra e ciottoli; - Realizzazione di fondazione armata e dei piani di posa in calcestruzzo Rck 250 per la ricostituzione della scalinata “com’era e dov’era”; - Riposizionamento degli elementi lapidei preventivamente sottoposti a disinfestazione e pulitura;
© Christiano Sacha Fornaciari . Published on May 29, 2012.
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