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Milano (MI), Italia

housing sociale.ilborgosostenibile

concorso internazionale di architettura. figino.milano.09
matteo zanibelli, Carlotta Filippini

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Nel progettare l’inserimento di una parte consistente nel tessuto urbano di Figino per l’abitare sociale, occorre ragionare sul concetto di relazioni, di borgo, sul suo sviluppo e sulla sua stratificazione storica, oltre che alle funzioni che esso dovrà contenere, alle necessità delle preesistenze. L’’idea di riproposizione di insediamento storico, marcando nel nuovo tessuto urbano la traccia di una viabilità principale, dedicata alle persone si intreccia a quella di ricreare corti interne che possano offrire agli utenti spazi dove incontrarsi e incrociarsi. Spazi che diventano pubblici nelle piazze, attraversate e percorse, spazi che diventano verde e orti. Lungo questa traccia pedonale, troviamo i principali elementi di collegamento sia con la scala sovralocale come la realtà dei parchi agricoli di Milano e dell’ hinterland, sia quella di quartiere, intrecciando i percorsi pedonali secondari di collegamento con la piazza della chiesa ed il centro di Figino, e intersecando i fontanili lungo i quali sono pensati gli orti urbani. Il fontanile Maiera in specifico si frappone insieme al sistema degli orti, come filtro fra lo spazio prevalentemente semipubblico e quello definitivamente pubblico. L’Asse che diventa generatore delle forme architettoniche, si insediano le funzioni ed i servizi locali richiesti dal bando integrandosi con le residenze, aprendosi e chiudendosi piazze, aprendosi sulle corti interne delle residenze. Il “Borgo assistito” in particolare diventa nuovo baricentro dell’intervento, coprotagonista insieme all’Asse, alle corti interne ed alle persone, della piazza principale del progetto in posizione dialettica con il collegamento al centro di Figino. L’Asse diventa opportunità di relazioni che possono moltiplicarsi percorrendo a piedi lo spazio urbano…

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E’ sempre lungo l’Asse che le forme delle corti e delle cascine storiche della lombardia e del suo territorio agricolo ritrovano collocazione. In queste corti aperte, che si tagliano per permettere allo spazio pubblico di penetrare ed entrare in contatto e relazione con lo spazio semipubblico destinato agli utenti si affacciano le residenza. L’intersezione con i collegamenti verticali trasla lo spazio di incontro lungo le piazze sospese destinate ai residenti, luoghi dove potersi incontrare e fermare al ritorno dal lavoro alla sera. Le piazze sospese diventano centri da cui i ballatoi conducono alle residenze come vere e proprie strade riproponendo le schema di dilatazione degli ambienti utilizzata per lo spazio pubblico pedonale. Gli edifici si sollevano di quattro piani fuori terra per porsi come limite intagliato, membrana permeabile, verso il fontanile Materno e la scuola retrostante. In quest’area del progetto il carattere più urbano e pubblico è segnato dalla concentrazione delle tipologie destinate ad accogliere la maggior parte degli alloggi studio e alloggi lavoro e dei servizi del co-lavoro mettendosi in relazioni con l’accesso diretto del quartiere dal lato nord verso il centro di Figino. Il resto delle corti si sviluppa su tre piani cercando di mantenersi a scala d’uomo, aprendosi verso gli spazi interni e offrendo scorci verso il resto del tessuto urbano circostante. I blocchi che si frappongono tra la strada carrabile che attraversa l’area di progetto si pongono invece come filtro verso il “traffico” e verso “l’esterno”, differenziandosi per materiale e forma dal contesto. Questi blocchi si differenziano anche per l’altezza, elevandosi su quattro piani posti al di sopra di un basamento nel quale vengono destinate buona parte delle funzioni pubbliche che richiedono un accesso carrabile o comunque diretto con la viabilità primaria.Il primo blocco verso ovest accoglie nel basamento a piano terra circa la metà della slp commerciale, il ristorante, lo sportello posta/bancomat, ponendosi in relazione con gli spazi del co-lavoro verso ovest, gli altri servizi e la piazza principale a nord. Gli altri blocchi ospitano a piano terra le funzioni destinate al Borgo Assistito. Il blocco direttamente in relazione con la piazza ed il co-lavoro contiene i primi ambulatori, la reception, la sala attesa più i relativi servizi necessari alle funzioni, ed è l’unico a svilupparsi su due piano, ospitando al piano superiore i locali protetti per ricoveri brevi. I rimanenti blocchi contengono invece altri ambulatori, e palestre per la riabilitazione. Al piano superiore le residenze si differenziano per una minore volumetria, e la presenza anche qui di ballatoi che servono i differenti piani.

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L’Asse centrale che attraversa l’intero progetto è il primo elemento generatore dello spazio pubblico. Con il suo tracciato definisce il rapporto che si vuole intendere con il quartiere. Il passaggio è permesso solo a pedoni e cicli, lasciando al carico scarico per i residenti una fascia oraria protetta, mentre per il parcheggio è prevista un’ampia zona interrata sotto la parte centrale del progetto relegando così le vetture lungo il confine dell’area interessata dall’intervento. La viabilità carrabile così attraversa l’area solo marginalmente e la attraversa solo per ricollegarsi alla rete esistente, su di un tracciato poco lineare per evitare grossi flussi di autovetture. Lungo l’Asse centrale, si snodano come già sopra citato, le piazze che si ricollegano agli spazi architettonici pubblici, ed agli spazi semipubblici dilatandosi e restringendosi tra di essi, frutto di prospettive e intersecazioni di forme. I percorsi misti pedonali e ciclabili secondari poi si snodano attraverso l’area penetrando nelle corti stesse, definendo il rapporto tra gli spazi aperti e disegnando il paesaggio con i loro tracciati. Altro elemento che plasma lo spazio aperto e lo distingue nel suo rapporto pubblico-semipubblico, è il disegno architettonico delle corti frammentate. E’ così che “all’interno” di quest’ultime si viene a collocare lo spazio semipubblico, attore dell’abitare sociale, in diretta relazione con le residenze, distinguendosi al suo interno tra spazio gioco, spazio del verde curato, spazio comunitario organizzato e spazio a verde. Vengono anche individuate alcune aree più private, se pur non recitante, direttamente a contatto con alcuni alloggi, permettendo così la definizione di un filtro tra interno ed esterno del complesso e che garantiscono la superficie filtrante privata richiesta dal regolamento edilizio del comune di Milano. Lo spazio semipubblico viene così definito dall’architettura stessa, in stretta relazione con essa attraverso la rete dei percorsi a terra e quelli verticali delle piazze sospese e dei ballatoi che si affacciano su di esso moltiplicando la superficie utile. Nei blocchi delle corti, sono previsti ulteriori tagli e slittamenti lungo i setti, con il disegno di terrazze usufruibili dagli utenti. All’esterno delle corti e lungo i tagli che attraversano il complesso, si relaziona invece lo spazio pubblico a verde, penetrando lungo i percorsi e giungendo fino alle piazze interne, per poi espandersi verso il fontanile Maiera con gli orti ed al di là di esso, distinguendosi nella sua estensione in verde libero a prato, verde alberato, verde organizzato e orti urbani.

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