Il Comune di Bergamo ha affidato al gruppo temporaneo di professionisti, coordinato e rappresentato dall’arch. L. Paolo Bellocchio e formato dall’arch. Andrea Bellocchio, dall’arch. Alberta Chiari e dall’ing. Antonino Casale, l’incarico della progettazione generale dell’intervento dei lavori relativi alla sistemazione delle aree a verde esterne al Castello di S. Vigilio. L’intervento doveva estendersi sull’intera area di proprietà comunale di circa 10 ettari. I progettisti hanno ritenuto indispensabile che il progetto non dovesse limitarsi, alla semplice sistemazione delle aree a verde ma che lo stesso si collocasse nell’ottica secondo la quale non è possibile pensare che l’architettura fortificata possa essere conservata in una forma di ibernazione, ma debba essere inserita nel concetto di “conservazione integrata”, intendendo con ciò una serie di intenzioni e di procedimenti che non conducono alla sola conservazione della pietra che compongono il bene, ma creino un circuito di godimento del suo patrimonio. E’ stato pertanto predisposta un’attenta rilevazione del perimetro delle mura e di tutte le aree esterne di proprietà comunale. Dopo un’attenta lettura storica e varie ipotesi progettuali si è individuato come criterio fondamentale quello della creazione di una passeggiata architettonica delle mura, come operazione chiave, capace di creare le condizioni per portare effettivamente all’interno del castello i cittadini e consentire così la creazione di un importante polo culturale. Si sono individuati come principi fondamentali i seguenti elementi: - completa visitabilità del Castello e dell’area a parco; - rilettura delle mura nella loro reale dimensione con esportazione di superfetazioni e terrapieni di recente esecuzione; - valorizzazione dell’antico vallo/fossato; - utilizzo di materiali naturali tradizionali.
Soffermandoci sul significato della “passeggiata architettonica” evidenziamo come il progetto sia stato definito nei particolari più minuti, in modo che la veduta del giardino e delle costruzioni in esse site, sia continuamente mutevole per posizione e per angolatura. Ciò in contrapposizione ai giardini contemplativi. Il paesaggio particolarmente piacevole, con ripidi pendii e varietà di piani a livelli differenti, viene correlato da una serie di interventi puntuali (viottoli, scale, passerella, fontane, luoghi di sosta, gazebo) di cui i passanti, nel corso della “passeggiata” possono usufruire, con grande varietà di esperienze architettoniche. La scala di accesso, ripartita in più rampe e pianerottoli si presenta realizzata in selciato di tipo tradizionale con utilizzo di pietra di Valcalepio, mentre gli alzati dei gradini sono realizzati in cordoli di Pietra di Sarnico. Della suddetta scala è prevista sostanzialmente un restauro, con parziali integrazioni del selciato, e sostituzioni localizzate degli alzati in Sarnico. L’area, attualmente adibita a parco pubblico, in posizione più elevata, nella quale trovano sistemazione grandi tigli e ripartita da un percorso pedonale realizzato in selciato di tipo tradizionale, simile a quello della scala, viene sostanzialmente restaurata. Il progetto prevede una sistemazione globale del verde, mediante abbattimento di alberi ubicati in prossimità delle mura (e spingenti gravemente sulle stesse, con evidenti fenomeni di spanciamenti e fessurazioni) oltre ad un leggero ridisegno dei percorsi pedonali.
Tutte le operazioni previste nel progetto hanno lo scopo di ripristinare fondamentalmente il senso di dominanza dell’antica Piazza Superiore, area mortificata dal disordine vegetazionale e dall’abbandono. Più in generale si restituisce al castello il suo “respiro”, agendo con delicatezza sul suo intorno. L’area di accesso al Castello, ubicata ad est del Castello stesso è attualmente adibita a parcheggio con finitura in terra battuta nella parte più esterna, mentre nella parte più interna, a ridosso delle mura del Castello, si presenta con sistemazione a verde realizzato su un terrapieno e delimitata da un muro in pietrame. Della suddetta area il progetto prevede una sostanziale risistemazione, mediante la demolizione del terrapieno e del muro di contenimento dello stesso. In conseguenza della prevista demolizione del terrapieno, le mura vengono riportate alla loro dimensione originaria, con una conseguente loro valorizzazione, anche mediante la formazione di un ampio prato antistante le mura stesse e compreso tra le mura ed il percorso pavimentato. Nella parte nord del Castello è tuttora rintracciabile l’antico fossato che, compreso tra le più alte mura a sud e quelle più basse a nord, corre tra le due torri. Il progetto prevede il restauro completo dell’area, oltre alla pulizia (diserbo) delle mura. Una vasca d’acqua superata da una passerella a struttura metallica e piano di calpestio in legno, longitudinale continua, occupa l’intera superficie.
Sul lato nord del fossato si eleva una collinetta che si affaccia in bella posizione sulle colline della ”Maresana” e della Valle Brembana. Il progetto prevede una sistemazione della suddetta area, con riduzione della quota del terreno a livello della testa delle mura nord del fossato. L’area è raggiungibile dal torrione est a mezzo di scala in pietrame e ad ovest da rampe di scale e pianerottoli che si sviluppano paralleli alle mura a modo di antichi percorsi di ronda.
Una delle richieste dell’Amministrazione Comunale era quella di prevedere un luogo appartato e tranquillo per la sosta dei visitatori ma anche per eventuali colazioni al sacco di scolaresche. Tale luogo è stato individuato nell’area a nord sopra indicata, sia perché sufficientemente appartato sia anche perché presentava una adeguata superficie ad andamento quasi pianeggiante e ben soleggiato. Tale luogo, non visibile né dal castello, né dalla strada sottostante si inserisce tuttavia nel percorso di visita che il progetto ha individuato nella parte nord sottostante le mura. La scelta formale, non casuale, è stata dettata da una serie di geometrie che il luogo ha determinato, dopo una serie di attenti studi. Tali rapporti rendono inconsciamente leggibile la natura del luogo, il suo spazio unitario ed anche la sua omogeneità. Questi rapporti sono regolati da precisi regole e tracciati che non rendono casuale i rapporti tra gli elementi decorativi e lo spazio ed il paesaggio. La metodologia individuata, dopo numerosi sopralluoghi e studi progettuali è stata quella di individuare la posizione da dove il visitatore ha la più completa visione dello spazio; la logica di ciò si fonda sull’ipotesi che la percezione ampia di una entità spaziale è fondamentale per la sua intelligibilità: un visitatore scopre visivamente le diverse articolazioni di uno spazio muovendosi al suo interno. La pluralità dei punti di vista successivi rivela alla fine la logica che articola l’insieme e ne rende comprensibile la caratteristiche. Inoltre le caratteristiche geometriche della maglia progettuale fanno riferimento a punti ben precisi del castello che si posiziona alle spalle del luogo. Così come avviene in una sistemazione “tradizionale e classica”, di costruzioni nello spazio, anche nel parco, sia gli elementi di arredo che il paesaggio naturale vengono percepiti da punti strategici. Gli assi visivi che partono da questi punti connettono le singole costruzioni, lasciando dei vuoti, vuoti che legano l’intero paesaggio e l’intera composizione. La scelta dei materiali di costruzione dei vari manufatti, così come le loro forme particolari, li rende protagonisti singolari ma anche soggetti costitutivi dell’intero percorso di lettura dell’ambiente circostante il castello. Il visitatore è così involontariamente aiutato nella comprensione dell’ambiente in cui si pone ma anche aiutato e guidato in un ambiente sconosciuto. Il gioco d’acqua che, richiamandosi anche alla vasca del fossato compreso nell’antico vallo soprastante, scorre nelle fontane, in modo longitudinale, a caduta naturale ed a cascata, con il suo piacevole rumore porterà gioia ed allegria al visitatore. In un’epoca quasi priva di significati e di valori, questa attenta lavorazione della pietra e questa dedicazione all’acqua, elemento primordiale, vogliono porsi come un chiaro simbolo di purezza. Dalle due forme, una in positivo ed una in negativo fuoriescono e si inseriscono delicati fruscii d’acqua che percorrono tutta la vasca degradante e si collegano visivamente alla vasca superiore. Il gazebo metallico si pone non come elemento di disturbo nel paesaggio, ma di piacevole visione, di luogo di sosta, per la sua estrema leggerezza. Realizzato con semplici tubolari metallici portanti, per sostegno di rampicanti, si pone come luogo di sosta ombreggiato, di meditazione e di contemplazione sia verso le vasche soprastanti sia verso il paesaggio circostante. I lavori sono stati eseguiti in due lotti successivi; il primo lotto iniziato nell’ottobre 2000 è stato collaudato nel gennaio 2001, mentre il secondo lotto iniziato nel maggio 2004 è stato collaudato nel dicembre 2004.