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Milano (MI), Italia

Complesso Residenziale Di 16.000 Mq Di Superficie Utile E Relativi Servizi.

Concorso ABITARE MILANO/2.

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vista aerea parziale blocchi residenze

Abitare Milano/2 Via Appennini

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prospettiva parziale blocchi residenziali

R e l a z i o n e.

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prospettiva su blocco servizi

(Il progetto prevede la realizzazione di circa 16.000 mq di superfice residenziale, 2.000 mq di servizi al quartiere e alla città, parcheggi.

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schizzo progetto

Dimensione dell’area: 25.000 mq.)

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Tavola di concorso

Gli argomenti indicatori fondamentali della nostra linea progettuale li abbiamo recepiti all’interno della premessa contenuta nel DPP, tra questi:

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assonometria generale

- “rinnovata qualità dell’abitare”

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pianta

- “ripensamento delle relazioni”

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vista aerea parziale blocchi residenze

- “creare sentimento di appropriazione degli spazi”

- “affezione ai luoghi”

- “sperimentare nuovi approcci”

- “differenti utenze”

- “evitare forme di concentrazione del disagio sociale”

- “compatibilità e sostenibilità ambientali”

- “evitare la proliferazione di edifici uguali gli uni agli altri”

- “ecc…”

La prima urgenza è stata l’integrazione tra la funzione residenziale e il territorio su cui sorge l’area di progetto: prima il quartiere e poi la città. Abbiamo cercato di evitare la creazione di “nuovi corpi estranei” che hanno caratterizzato non poca edilizia residenziale degli ultimi tempi.

La scelta iniziale è stata, per quanto consentito dai parametri del DPP, di tipo fisico.

Riteniamo che l’ altezza degli edifici può incidere sulla sensazione di estraneità al luogo: un edificio di altezza contenuta rende più umana la residenza. I quartieri dormitorio sono caratterizzati, spesso, da edifici alti isolati in un’area, non solo mal organizzata, ma anche  di per se dispersiva perché molto ampia. Le nostre preferenze si sono indirizzate verso una concezione orizzontale del costruire  a scapito della verticalità. Questo implica anche una maggiore densità orizzontale degli edifici che, tuttavia, agevola i nostri fini.

I parametri dettati dal DPP, indirettamente, e le altre esigenze di progetto ci hanno consentito di realizzare stabili di altezza, mediamente, non inferiore ai cinque piani che, per quanto da noi anteposto, risultava ancora eccessiva. Allo scopo è stato creato un altro livello “pubblico” caratterizzato da una sopraelevata fatta di passerelle che consentono ai residenti di sentirsi più vicini (ma non è soltanto una sensazione, la distanza si accorcia effettivamente) al mondo esterno alla residenza. Chi abita al quinto piano, per esempio, dovrà percorrere solo due scale per portarsi all’aperto anziché cinque.

Quindi gli edifici si ritrovano “popolati” da questi nuovi, inattesi, luoghi pubblici che penetrano in più punti, e ai due livelli, le costruzioni: una serie di tagli attraversano gli immobili, creando opportunità d’incontro, di gioco, di socialità. Questo nuovo secondo livello è anche animato, in corrispondenza dell’edificio dedicato ai servizi, da attività che ne incoraggiano e rendono funzionale la frequentazione tale che la percorrenza non sia fine a se stessa.

Abbiamo ritenuto opportuno anche sfumare i confini, le soglie, tra spazio pubblico e privato per cui le residenze, in un certo senso, si fondono col luogo pubblico, gli edifici sono “abitati” da spazi aperti e le stesse “isole” (che emergono di un metro dal livello dei percorsi “forti”), luoghi di natura quasi privata, variamente percorribili: lo spazio privato doveva risultare meno riservato, più aperto alla collettività, alla socialità, pur conservandone l’identità. In sintesi abbiamo ritenuto opportuno sostenere, confortare, assecondare la natura profondamente comunitaria dell’uomo. In “Catechismo della Chiesa Cattolica” (1879) si legge: “La persona umana ha bisogno della vita sociale. Questa non è per l’uomo qualcosa di aggiunto, ma un’esigenza della sua natura. Attraverso il rapporto con gli altri, la reciprocità dei servizi e il dialogo con i fratelli, l’uomo sviluppa le proprie virtualità, e così risponde alla propria vocazione”.

Con queste scelte, assieme a quella di realizzare alloggi di piccole dimensioni, si vogliono anche dotare le residenze, come suggerito dal DPP, di un carattere tale da assecondare una politica che scoraggia le lunghe permanenze a favore di una logica della temporaneità propria dell’affitto.

Altro punto fondamentale è stato quello di creare efficienti collegamenti tra l’area e il territorio circostante evitando, i nuovi edifici, di porsi come barriera tra le aree che circondano il terreno luogo del progetto: i numerosi tagli sugli edifici, ma in particolare il carattere frammentato della costruzione dedicata ai servizi, sottendono anche a questa necessità.

La realizzazione a terra di piccoli e medi blocchi, la frammentarietà, attuata non solo sull’edificio dei servizi, offre la percezione di volumi di taglio piccolo, familiari, a misura d’uomo: per il visitatore il luogo è popolato da edifici di piccola stazza attorniati da spazi d’incontro: un dialogo continuo, durevole, tra pieni e vuoti dove convivono spazi pubblici e privati e le soglie perdono forza per far posto alla continuità spaziale. Sia in verticale che in orizzontale.

L’edificio dei servizi, dalla forma allungata, dà un orientamento forte alla percorrenza, collega le aree a nord e a sud del sito e si rivela, per par conditio, ad entrambe le arterie che lambiscono il lotto; inoltre risulta agevolmente raggiungibile da tutte le zone, divide l’area in tre nuclei residenziali, ordinatamente, distinti.

Per quanto riguarda il rapporto, spesso difficile, che si viene a creare tra il nuovo e l’esistente, abbiamo inserito filtri, perlopiù costituiti da percorsi, slarghi, che mediano tra pubblico e privato: a ciò ha contribuito il proposito dinanzi esposto di ammorbidire i confini tra i luoghi propri della residenza e dei servizi.

In relazione alla determinazione dei servizi, al quartiere e alla città, di cui dotare l’area, la scelta è ricaduta da una parte sulla predilezione di funzioni, attività che tendono a recuperare le caratteristiche del posto dotato di una sua specificità che per più ragioni tende ad essere dimenticata, dall’altra a rinsaldare il legame tra le varie parti in modo da creare una identità unitaria, infine di integrare i deficit soprattutto di promozione della cultura e del tempo libero. Occorre rilevare che la zona è dotata di servizi che se da un lato l’hanno resa importante punto di riferimento per la città (lo stadio, i parchi, il cimitero, i parcheggi di interscambio delle metropolitane, ecc ….) dall’altro ne hanno determinato una fragile coesione interna.

Per far fronte a queste istanze si è pensato di creare degli spazi per ospitare alcune attività già presenti nel quartiere le cui strutture sono insufficienti e di realizzare un luogo della memoria, un giardino, che, a tema, oltre ad offrire una oasi di verde di circa tremila metri quadri, recupera e custodisce la storia del posto ma, stabilendo una continuità con il passato, determina una maggiore identità.

Si è passato poi alla creazione di luoghi specifici che incoraggiano l’aggregazione, lo stare insieme (spazi per le feste, per il tempo libero, per il teatro), che promuovono la cultura e la ricreazione di cui il quartiere si trova sprovvisto. L’installazione di piccoli esercizi commerciali ed artigianali, bar, ristoranti contribuiscono alla vitalità del posto.

Questi spazi ospiteranno anche un nido inter-condominiale (un unico nido per tutti i condomini servirà anche ad accrescere le occasioni di incontro tra abitanti di condomini diversi), un locale per la manutenzione, spazi per il dopo scuola.

L’accentramento di varie funzioni in un solo edificio nasce dalla volontà di creare un luogo che rappresenti una presenza forte nel quartiere, capace di caratterizzarlo, ma che abbia i requisiti per attrarre utenze differenti, la maggior varietà possibile, che animano il posto nelle varie ore della giornata e nei diversi periodi dell’anno. La creazione, per esempio, di un polo scolastico all’interno dell’edificio, che abbiamo evitato, avrebbe istituito la frequenza solo per particolari spazi di tempo e specifici utenti.

Un altro punto su cui si è insistito durante la progettazione è la diversità. In generale, ci riguarda come individui, come cultura, come possibilità economica: non esiste comunità possibile senza l’obiettivo della integrazione delle diversità e rimanda, ovviamente, al concetto di convivenza, di tolleranza.

La diversità avremmo voluto realizzarla a partire dalla costruzione di alloggi differenti per ogni famiglia, poi questo proposito l’abbiamo ridimensionato per ovvie ragioni ma l’idea l’abbiamo curata sotto molti aspetti perché un fermo obiettivo è stato anche quello di far convivere le diversità, ovviamente nell’unità, e complessità, del progetto.

La città mediterranea, a cui abbiamo in qualche modo guardato, è composta da entità senz’altro differenti a vari livelli, da tortuosità, da frammentarietà e ci sembra prediliga la socialità, l’umano; sull’altro fronte troviamo la città nord-europea che fa l’occhiolino alla specializzazione delle aree, allo sfruttamento intensivo delle risorse, all’economia: i quartieri dormitorio sembra siano figli di questa visione.

La diversità nel nostro progetto si legge nella varietà di funzioni che proponiamo nei servizi, nella forma e nei colori degli edifici, nel taglio delle “isole”, nella varietà degli spazi pubblici, nella varietà di soluzioni possibili nell’aggregazione dei vani (questo lo vedremo meglio in seguito) che compongono gli appartamenti, nelle finiture, nella dimensione degli alloggi a prescindere dal numero di vani di cui è composto: si potranno per esempio avere bilocali (o trilocali), di differente, rilevante superficie e alloggi che si articolano in orizzontale oppure in verticale; la scelta di dedicare la massima superficie possibile ai servizi deriva dal proposito di inglobare un maggiore numero di funzioni e aumentare la diversità delle frequenze.

FLESSIBILITA’ ALLOGGI

Rendere gli alloggi adatti ad utenze che subiscono trasformazioni nel tempo è stato un’altro dei temi su cui abbiamo insistito notevolmente. Le soluzioni possibili consentono modifiche capaci di accompagnare l’evolversi dei nuclei familiari dal single alla famiglia numerosa e viceversa.

Le trasformazioni degli appartamenti sono fondamentalmente di due tipi: trasformazioni attuabili all’interno degli alloggi e trasformazioni eseguibili con l’esterno dell’alloggio. Nel primo caso la superficie complessiva dell’appartamento rimane invariata perché cambiano le funzioni dei locali, nel secondo si aggiungono, si sottraggono vani e si accorpano più abitazioni per cui varia la superficie complessiva.

La flessibilità interna è stata resa possibile nell’ 85% dei casi: la camera adiacente ad un locale soggiorno, grazie ad un divisorio scorrevole, può assurgere alla funzione di vano letto o contribuire ad ampliare notevolmente la zona giorno a secondo delle preferenze e delle ore diurne o notturne).

Altra flessibilità interna, che proponiamo come optional (nei disegni prospettici non è rappresentata) perché soggetta ad una più approfondita verifica di fattibilità, è possibile grazie ad una parete divisoria prefabbricata mobile che consente di portare la capacità ricettiva da uno a due letti, o viceversa, prelevando l’area da una apposita loggia di servizio. Questi cambiamenti sono previsti per essere effettuati quando, per esempio, si aggiunge (o viene meno) un componente al nucleo familiare.

La flessibilità con l’esterno consente di aggregare, grazie alla particolare posizione dei vani, gli ambienti in modo molto libero, a questo ha contribuito notevolmente la creazione di un vano jolly che, grazie alla sua posizione, può far parte indifferentemente di uno degli appartamenti a cui è affiancato. In generale i vani sono sistemati in modo che possono essere accorpati con estrema libertà gli uni agli altri. Semplicemente creando ed eliminando una porta da una parete o immettendo una scala prefabbricata è possibile:

- aggiungere o togliere uno o più vani

- accorpare o dividere gli alloggi sia in verticale che in orizzontale

- decidere se un vano (vano jolly) debba far parte o meno di un particolare alloggio.

Questo comporta la possibilità di sistemare gli individui in alloggi composti da un qualsivoglia numero di locali. Se, per esempio, i nostri alloggi hanno la capacità ricettiva di complessive 600 persone, queste possono far parte di un numero qualsiasi di nuclei familiari, se fra qualche decennio una oculata, (o a secondo dei punti di vista, errata) politica produrrà molte famiglie numerose, gli alloggi progettati potranno essere utilizzati efficacemente a tale scopo.

La maggior parte degli alloggi contenuti nel progetto sono bilocali e trilocali ma possono con facilità diventare, a piacere, alloggi per famiglie numerose.