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Bonate Sopra (BG), Italia

Nuovo Polo Scolastico

Daniele Ravagni, Francesca Benvenuti, Michele Cannoni

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Evoluzione

BREVE DESCRIZIONE DELL’INTERVENTO

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L’impressione che si ha arrivando a Bonate Sopra è di essere in un luogo “potenzialmente” immerso nella campagna ma dove il “verde” sia esploso, polverizzato, reso “impraticabile” dalla frammentazione dell’edificato e dalla contiguità-continuità con gli altri centri abitati.

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Da qui la suggestione di costruire intorno all’unica traccia rimasta, il filare di alberi da frutto “tutori vivi” dello scampolo di vigna, vero e proprio reperto archeologico di un’ agricoltura che non esiste più, il complesso scolastico come “continuum” con la terra ed il verde.

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Qui lo sguardo del visitatore che “percorre” la nuova architettura-parco si alza per vedere oltre.

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I segni della memoria agricola che l’urbanizzazione non ha cancellato ci offrono l’opportunità di scrivere una nuova frase di pianificazione e progettazione in un testo antico, quando il rapporto tra l’uomo e l’ambiente era meno conflittuale e più intimo.

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Una frase indubbiamente di complessa scrittura, fatta di parole attuali ed antiche (cristallo e mattoni, collettori solari e terra, tecnologia e luce naturale), capace di restituire ai luoghi la memoria, consentendo alle vestigia del paesaggio agricolo di penetrare nella vita urbana ed agli abitanti di acquisire la consapevolezza di un futuro lieve.

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La forma architettonica si è nutrita di percezioni culturali e sensibili:

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• il verde intenso dei filari alberati che spartiscono i confini campestri o l’asta fluviale, la geometria dei campi e le direttrici delle piantagioni o seminagioni, l’argilla chiara della terra finemente rivoltata;

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• il suono dei campanili contermini portato dal vento dei monti, il volteggiare degli stormi di uccelli che descrivono geometrie frattali, la trama delle vie urbane secondarie, il legame visuale con le montagne;

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• materiali che si susseguono in ordine casuale tra finiture grossolane e raffinate: mattoni, intonaci con pigmenti colorati, pietre.

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Planimetricamente la scuola si presenta composta da tre fasce parallele distanziate collegate dal residuale volume dei percorsi. All’apparente rigidità dei blocchi aule fa da contrappunto la geometria irregolare del volume connettivo ritagliato su leggeri disassamenti, rotazioni e sottrazioni (i patio) dei volumi che ospitano gli spazi per attività collettiva (mensa, auditorium), per l’educazione fisica (palestra) e per attività complementari. La disposizione dei blocchi aule è perimetrale per meglio sfruttare il rapporto diretto con l’esterno ad uso di didattica all’aperto e per ragioni di sicurezza in caso di emergenza (incendio o calamità naturali). I blocchi aule racchiudono i volumi destinati a funzione speciale collettiva ricreando uno schema urbanistico tipico dei centri storici. L’organizzazione spaziale interna si articola con percorsi che attraversando i blocchi aule creano un tracciato in continuo mutamento di rapporto visivo tra interno ed esterno, pieno e vuoto, di apertura e chiusura sugli spazi, annullando l’effetto “corridoio” monotono e triste, tipico di certe strutture collettive.

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All’ingresso della scuola gli alunni sono accolti in un ampio spazio, luminoso e aperto sui giardini interni (patio), in ciascuno dei quali è ospitata una diversa scultura (opera d’arte).

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La volumetria tiene conto delle costruzioni circostanti e si sviluppa su un solo piano.

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Tuttavia lo sky-line, il profilo del nuovo edificio crea un nuovo “orizzonte”, quinta scenica se visto da Est o da Ovest, mentre è più permeabile e aperto con scorci visuali e cannocchiali ottici verso le colline se visto da Sud o verso il centro abitato se visto da Nord.

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