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Cavallino Treporti (VE), Italia

faro valle dolce

progetto di ripristino ambientale per un parco residenziale

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fotosimulazione dell'area parco in prossimità dell'ingresso principale

Strategia della collocazione Il progetto parte da considerazioni sul sito, sulla sua collocazione e sulla sua specificità-qualità ambientale. Le scelte progettuali si sono sin da subito indirizzate verso una integrazione progettuale tra gli spazi “pieni” e gli spazi “vuoti”, cercando di integrare lo spazio aperto con i volumi di progetto. Inoltre, la delicatezza ambientale dell’area oggetto dell’intervento impone un approccio di massimo rispetto principalmente dell’ambito Sud che presenta aspetti ambientali di pregio in quanto a ridosso dell’arenile. La collocazione degli edifici riprende gli inviluppi di massimo ingombro individuati dal SUA. Il principio insediativo si concentra comunque sullo scardinare la logica di corti e stecche. Inoltre si è reputato di concentrare la maggior parte della volumetria verso Nord ( a ridosso di via Tamigi) per poter alleggerire al massimo il carico urbanistico man mano che ci si avvicina all’arenile. La soluzione insediativa risultante, denominata “tappeto”, si caratterizza da una serie di blocchi edilizi che permettono la massima permeabilità sia in direzione Nord-sud che Est-Ovest, al fine di garantire la formazione di percorsi e di ampi varchi verso il mare. Gli edifici nel loro complesso coprono una superficie di 6.136,83 mq pari al 14.4% dell’intera area di progetto.

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fotosimulzione notturna

Il progetto del verde si basa invece su interventi di ripristino ambientale al fine di ricostruire la sequenza della vegetazione retrodunale. Obiettivo del progetto del verde, infatti, è quello di rendere questo nuovo complesso residenziale il più naturale possibile, pur considerando i nuovi usi e le nuove attività che si andranno a creare in seguito all’intervento. Tutte le scelte sul tipo di vegetazione da inserire, sia in ambito privato che in ambito pubblico, è stata effettuata sulla base della relazione naturalistica, che, come viene ben specificato nella stessa, partono dallo studio di un “modello normale”, ovvero un elenco di essenze arboree, arbustive e erbacee di come sarebbe il luogo se fosse in una situazione priva dell’intervento dell’uomo, per arrivare alla definizione di un effettivo “modello colturale”, ovvero in quella selezione di essenze che, pur tenendo conto dell’evoluzione in natura del paesaggio, sono necessariamente state modificate al fine di garantire una corretta relazione tra uomo, ambiente e abitazioni. La scelta delle essenze rispetto al modello colturale proposto all’interno della relazione naturalistica è diventata la costruzione, attraverso strategie ben esplicite (definire dei colori specifici per caratterizzare ogni “isola”), di un progetto di spazi aperti, che a partire dal valore che assume la vegetazione, si pone l’obiettivo di creare confort abitativo e ricreativo.

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fotosimulaizone del parco in prossimità delle zone umide