Interview
stARTT, studio di architettura e trasformazioni territoriali, nasce nel febbraio del 2008 da un’idea di Simone Capra (Roma 1978) e Claudio Castaldo (Latina 1978), con lo scopo di ideare e gestire, in ogni sua fase, i processi di trasformazione che interessano l’architettura e lo spazio per le attività umane, a partire da competenze specifiche sviluppate in sede o in rete con altre strutture a diverse esperienze disciplinari. Dal 2011 Francesco Colangeli (Roma 1982) si unisce al progetto.
stARTT si concentra sulle trasformazioni dell’ambiente antropizzato alle varie scale di intervento ed ai diversi gradi di complessità: paesaggio, territorio, città, progetto urbano, opere pubbliche, architetture private sono il campo di attività, ogni volta solcato ed attraversato con gli strumenti tecnici dell’attività professionale e della ricerca teorica metadisciplinare.
- When did you realize you wanted to become an architect?
- A questa rispondiamo singolarmente:
Simone Capra: da piccolo
Claudio Castaldo: 09/009/2007
Francesco Colangeli: ancora ci sto ragionando
- Who was your "maestro"?
- domanda difficile, si impara da molti, poi il sistema di comunicazione e veicolazione dei lavori e delle esperienze è talmente veloce che si viene in contatto con tante persone; è cambiato il modo di trasmissione del sapere, per cui è sempre più difficile incontrare rapporti continuativi tipo alunno-maestro.
- As you design, what is the first thing you do?
- pulire il tavolo delle riunioni-disegno
- With which architect of the past would you chat?
- Dipende dall’occasione... In questo momento stiamo affrontando un progetto sul tema del rivestimento e non sarebbe male fare le due chiacchiere con Gottfried Semper
- Beatles or Rolling Stones?
- Un dubbio di un’altra generazione.
- Mac or PC?
- sono due grandi holding che condizionano la trasmissione dei linguaggi creando uno standard valido globalmente e una propria appetibilità a partire da posizioni di oligopolio. Questi standard informano le reti di lavoro, così la scelta, a meno di una grande conoscenza informatica, diviene quasi obbligata, dipendentemente dal mondo lavorativo in cui sei inserito. In questo ragionamento confidiamo nella capacità rinnovatrice dei cervelli, che è in grado di costruire e inventare sempre nuovi linguaggi dentro e oltre lo standard.
- Le Corbusier or Mies?
- Corbu e Mies.
- Mouse or pencil?
- entrambi; però spendiamo due parole. Crediamo che sia una polemica che misura, almeno nel nostro mestiere, l’arretratezza del nostro paese dove un’ampia generazione fa fatica ad abbandonare le posizioni di comando ed ha una bassissima alfabetizzazione informatica.
Mouse e matita sono strumenti e non feticci, poi ne esistono molti altri.
- Firmitas, Utilitas, Venustas. Do they still make sense today?
- domanda difficilissima, sarebbe giusto affrontare questo tema in ambito disciplinare, però i tempi e le condizioni ci obbligano a riprendere l’argomento come esercizio di cittadinanza e di democrazia. In ordine, alle tre categorie vitruviane possiamo associare tre immagini, i capannoni emiliani, la Tav e le palazzine residenziali modello Caltagirone.
Crediamo che gli architetti debbano impegnarsi nel tentare di rinnovare la gestione catastrofica della costruzione del territorio degli ultimi lustri.
- Is there architecture without architects?
- Molta
- The house you would like to live in?
- ...
- What you most despise in contemporary architecture?
- la mancanza di coraggio: gli architetti in generale sono persone colte, hanno gli strumenti per comprendere molte dinamiche sottointese nella gestione del territorio e sono consapevoli dei blocchi e dei limiti che sono imposti alla disciplina e al riconoscimento di legittimità alla figura dell’architetto; pensiamo per esempio al sistema dei requisiti nei concorsi e al tema del riconoscimento economico del lavoro. Nonostante ci rendiamo conto dell’impoverimento della nostra figura professionale, continuiamo ad accettare condizioni mortificanti per paura di perdere contatti e rimanere fuori dai circuiti.
Saremmo contenti se come generazione riuscissimo a superare questa logica, smettere di avere paura e ricostruire la legittimità della nostra professione; forse in questo momento in cui molti vincoli di lavoro vengono meno a causa della crisi, può essere una buona occasione...
- Can architects be dangerous?
- Abbiamo molti esempi, un titolo non fa un architetto, però senza generalizzare, ora sarebbe come sparare sulla croce rossa.