veduta dall'alto dell'intervento
© Francesco Taormina . Pubblicata il 19 Giugno 2009.
Nella sua relazione storica sull’area di intervento, Liliane Dufour estende la necessità del recupero del water-front del Porto Piccolo al senso della memoria rappresentata dai frammenti dell’architettura militare lungo la costa, oggi commisti all’impianto ortogonale della città al punto da indebolirne l’identità formale del margine acqueo e negarne l’appropriazione urbana. Per affermare l’impossessamento civico e la godibilità dei luoghi sospesi tra città e mare, il progetto ha scelto di ricondurne la morfologia alle origini del mancato rapporto tra edifici e fortificazioni, con la parziale affermazione dell’ultimo loro disegno compiuto, impresso alla fine del ’600 e rintracciato nella sua residuale fisicità: margine da riscoprire non come ricorso alla nostalgia stilistica di irriproducibili trascorsi, ma come vincolo creativo per determinare nuove relazioni tra lo sfondo rimanente delle linee delle fortificazioni e la figura non sempre estetizzante degli interventi novecenteschi. Le linee delle fortificazioni sono state assunte per ricostituire i piazzali a mare antistanti le mura (rivellini) e il loro rapporto inclusivo con lo storico bacino dei Calafatari, e per definire la continuità materiale e visiva dei percorsi pedonali e ciclabili a partire dalla posizione indicativa di un nuovo ponte sulla darsena verso il centro storico di Ortigia, sul preesistente tracciato di connessione tra i forti e in sostituzione dell’attuale, carrabile. La demolizione delle fabbriche che gravano sui piazzali moltiplica le aree di sosta come sistema di spazi in successione: le visuali vi assumono una caratterizzazione simile alla gran parte del lungomare di Ortigia, in una sequenza scandita dalla movimentazione del suolo, tra passeggiata, slarghi, emergenze fortificate e urbane, fino a coinvolgere il giardino monumentale esistente. La loro continuità è favorita dall’ipotesi di razionalizzare il traffico veicolare che oggi preme sull’area per concentrarne il volume nelle due principali direttrici di scorrimento parallelo verso Ortigia: con accorgimenti volti a meglio distribuirne i flussi, è possibile alleggerire la pressione veicolare sul centro storico e affrancare il water-front dagli attraversamenti, determinando una zona a traffico limitato e connessioni ciclabili con la green way realizzata lungo l’ex linea ferroviaria. Il suolo diventa così il vassoio modellato ad accogliere le percorrenze, in cui l’insinuarsi dell’acqua provoca la sospensione di ponti, sottili e sinuosi elementi estranei per tecnologia, volti a qualificare parti distinte dell’intervento: il pontile sul bacino dei Calafatari, sotto le mura spagnole, tra il molo recuperato e l’opposto alaggio, ne converte lo spazio in luogo della memoria del lavoro cantieristico; un altro ponte lancia invece un nuovo molo a nord, in linea con la riva opposta, il cui disegno riordina gli approdi turistici (430 posti per imbarcazioni di 8-10 metri) nel rispetto delle presenze archeologiche subacquee e definisce un secondo bacino per le sedi navali e nautiche.
tavola 1 di concorso
© Francesco Taormina . Pubblicata il 19 Giugno 2009.
veduta di insieme
© Francesco Taormina . Pubblicata il 19 Giugno 2009.
veduta di insieme
© Francesco Taormina . Pubblicata il 19 Giugno 2009.
tavola 2 di concorso
© Francesco Taormina . Pubblicata il 19 Giugno 2009.
bacino dei Calafatari
© Francesco Taormina . Pubblicata il 19 Giugno 2009.
ingresso al nuovo bacino
© Francesco Taormina . Pubblicata il 19 Giugno 2009.
ponti: codici costruttivi
© Francesco Taormina . Pubblicata il 19 Giugno 2009.
la passeggiata
© Francesco Taormina . Pubblicata il 19 Giugno 2009.
la passeggiata
© Francesco Taormina . Pubblicata il 19 Giugno 2009.
tavola 3 di concorso
© Francesco Taormina . Pubblicata il 19 Giugno 2009.
veduta di insieme
© Francesco Taormina . Pubblicata il 19 Giugno 2009.
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