Tavola 01
© Paolo Cogotti . Pubblicata il 21 Giugno 2009.
L’incipit progettuale L’intervento progettuale ha come elemento fondante la dualità esistente tra la comunità di Dueville e l’insediamento manifatturiero della Lanerossi. Ed è su questo concetto di dualità che si sviluppa e prende forma il progetto. Sia per l’aspetto urbanistico, che per quello sociale, la fabbrica si è collocata in maniera forte e decisa nell’assetto territoriale della città, pur rimanendo “chiusa” nel suo perimetro. Partendo da questo concetto si è individuato nel tessuto urbano dei precisi riferimenti: il Duomo come edificio simbolico della struttura urbana di Dueville e la fabbrica che rappresenta l’insediamento manifatturiero. Sull’orientamento di queste due architetture si sono tracciate due “griglie”, costruite dimensionalmente sul passo delle pilastri interni della fabbrica i quali hanno determinato una maglia di 30 X 30 metri suddivisa in sottomoduli, che sono divenute la matrice progettuale. Su queste due griglie, sovrapposte e ruotate tra loro, si sono organizzati tutti gli spazi pieni e vuoti dell’area di intervento, nonché gli allineamenti principali di progetto, prendendo come punto focale la ciminiera della fabbrica, unico elemento verticale dell’area. La Fabbrica Il recupero del corpo principale della fabbrica della Ex Lanerossi, si è basato, da un lato sul recupero della percezione di immenso contenitore, mediante l’eliminazione di tutte le partizioni murarie interne, e dall’altro “aprendo” tale contenitore verso la città, per una sua completa fruizione da parte della città. Per rafforzare il concetto di contenitore, internamente alla fabbrica si sono collocate le funzioni e le attività pubbliche inserendole in “scatole” autonome, orientate e posizionate sulla scansione delle due griglie. All’interno della fabbrica viene riproposta una dualità. Lungo l’asse passante per la ciminiera, la fabbrica viene tagliata da una galleria di vetro che collega il viale della stazione con la piazza di progetto attorno alle quale ruotano gli spazi aperti di progetto. Questa galleria ha la funzione di “liberare” lo spazio della fabbrica verso l’esterno e viceversa catturare l’esterno. La galleria diviene nuovo percorso urbano di collegamento, lungo il quale si attestano le funzioni pubbliche principali: - la parte della fabbrica verso la ferrovia è occupata, partendo dall’ingresso posto sul viale della stazione, dall’Auditorium, della Scuola Primaria, da quella dell’Infanzia e dagli ambulatori della ASL. Lungo il lato che costeggia la ferrovia, si sono eliminati gli shed, mantenendo la struttura portante dei pilastri in ghisa e delle travi, operazione progettuale che ha permesso di ricavare in questo spazio stretto e lungo, le pertinenze all’aperto delle scuole su cui si affacciano le aule. - l’altra parte della fabbrica ospita il Front Office nel manufatto originario disposto lungo il viale della stazione, ed all’interno i volumi ai quali è data la funzione di accogliere le attività commerciali, gli uffici e i servizi. La galleria termina verso nord in prossimità della ciminiera, dove la fabbrica si apre verso la piazza, la quale si estende fin dentro la fabbrica stessa, rompendo definitivamente i confini tra “dentro e fuori”. Il corpo della fabbrica a due piani che corre lungo via Don Fracasso, ospita al piano terra spazi per le attività commerciali, gli uffici e i servizi e vi si trovano gli accessi laterali alla fabbrica. Al piano primo, sfruttando l’illuminazione naturale offerta dalla lunga finestra a nastro che corre per tutto il manufatto, trova posto la Biblioteca Comunale. Anche in questo caso, per non inficiare la qualità dello spazio del progetto originario, si sono inseriti dei volumi che contengono le funzioni ed i servizi necessari al funzionamento della struttura della biblioteca, scandendo gli spazi di aggregazione, di consultazione, fino ad arrivare alla sala di lettura che si affaccia dominando con la vista il parco Baden Powell e la nuova piazza. Per gli edifici esistenti della fabbrica, si intende recuperare tutti gli elementi di decorazione, i paramenti murari in mattoni delle lesene e degli archi. Internamente si intende recuperare i pilastri in ghisa nelle loro colorazioni originali con il conseguente consolidamento delle strutture portanti. Gli shed e gli infissi dovranno subire sostanziali opere di adeguamento e di isolamento termo–acustico. Inoltre si prevede la possibilità di attrezzare le coperture in laterizio degli shed (esposte verso sud) di pannelli fotovoltaici al fine di soddisfare in parte o totalmente il fabbisogno energetico delle attività pubbliche collocate nella fabbrica. I volumi inseriti all’interno della fabbrica, proprio per sottolineare il concetto di “contenuto nel contenitore”, sono trattati superficialmente in modo differenziato rispetto alle superfici interne alla fabbrica pensato come un ambiente neutro completamente bianco. Le “scatole” sono rivestiste in pannelli di acciaio Corten, con ampie aperture vetrate verso le aree verdi per le scuole, e verso gli spazi connettivi per le attività commerciali. L’Auditorium, per l’altezza contenuta della struttura di copertura della fabbrica, ha la sala che scende di quota rispetto al piano di calpestio della fabbrica. La stessa operazione di abbassamento del piano di calpestio è stata effettuata per la palestra della scuola primaria, posizionata in pianta in modo tale sia facilmente raggiungibile, attraverso un corridoio vetrato, anche dalla scuola per l’infanzia. Edifici di nuova edificazione I Servizi Ritorna il concetto della dualità. Se all’interno della fabbrica l’asse portante è determinato dalla galleria di attraversamento, nell’area esterna è costituito dal recupero del tracciato di via Don Fracasso. Questa strada, mediana all’area di intervento, collega lo spazio antistante la chiesa e la stazione, con la parte più a nord di Dueville su via Ortigara. Alle due testate del percorso si sono posizionati due manufatti edilizi che ospitano ai piani terra attività commerciali e di servizio, ed ai piani superiori attività terziarie (uffici amministrativi, studi professionali, ecc…). Nelle dimensioni i due edifici riprendono la forma del corpo della fabbrica a due piani. A sud il nuovo edificio delimita la strada, dandole una connotazione di vera e propria strada, alla quale si accede attraverso un’ideale porta urbana tra i due edifici. In quello esistente si trova l’ingresso alla biblioteca comunale ed in quello di progetto, un porticato su cui si affacciano i locali commerciali. A nord l’edificio, allineato con il corpo edilizio della fabbrica, segna l’accesso dell’area d’intervento lungo via Ortigara. Presenta da un lato un passaggio coperto da un portico che collega direttamente via Ortigara alla piazza e quindi alla fabbrica costeggiando la corte residenziale, mentre dall’altro lato si attestano le attività commerciali lungo via Don Fracasso affacciate verso il parco. I materiali pensati per questi edifici differiscono da quelli delle residenze, proprio per denunciarne le differenti funzioni. L’unico elemento che lega tutti gli edifici di progetto è lo zoccolo di attacco a terra in lastre in ardesia delle Dolomiti. Le superfici murarie sono rivestite ad intonaco contenente ossidi di metallo al fine di conferire una colorazione simile al ferro arrugginito. Le aperture sono schermate da brise-soleil in metallo Corten traforate. Le Residenze Il tema della residenza è stato affrontato cercando di mediare una tipologia edilizia che non determinasse un’ulteriore frammentazione del tessuto urbano, così come si presenta quello di Dueville, ed al tempo stesso non proponesse il “condomino” di periferia. Il progetto prevede l’aggregazione della tipologia a schiera che dal terra-tetto, può articolarsi in appartamenti che si possono sviluppare su due o tre piani, con doppi volumi e differenti metrature. Le residenze sono dislocate in due punti precisi dell’area: - uno lungo via Don Fracasso, leggermente arretrato rispetto all’edificio di testa dei servizi, a formare una zona di rispetto e di sosta lungo il fronte, con un disposizione planimetrica ad L che si pone in diretto rapporto dialogando con le vecchie case degli operai della fabbrica, quasi a formare una grande corte dei cortili pertinenziali degli appartamenti. Questo spazio è attraversato da un percorso di penetrazione all’area che mette in collegamento via G. Rossi con via Don Fracasso. L’edificio, da via Don Fracasso, rigira sul limite dell’area del parco e si pone con esso in diretto rapporto. Al piano terra, lungo via Don Fracasso vi sono locali commerciali, mentre sul retro, verso i cortili sono posizionate le residenze che si sviluppano ai piani superiori. Il piano delle residenze sul retro è rialzato, questo è stato reso necessario per permettere l’inserimento di un piano seminterrato per i parcheggi a servizio delle residenze ai quali si accede mediante una rampa posta sul lato interno del edificio di testata. - l’altro blocco, si inserisce tra la fabbrica e via Ortigara, delimitando con i suoi fronti la piazza verso la fabbrica, il parcheggio pubblico verso la ferrovia ed una piccola piazzetta lungo strada, sotto la quale è inserito un parcheggio pubblico. L’edificio, unitamente a quello dei servizi, forma una corte leggermente rialzata, protetta ed aperta verso l’esterno tramite passaggi nell’edificato. Anche in questo caso al piano terra gli affacci verso le aree pubbliche sono occupate dei locali commerciali, mentre le residenze sono collocate verso la corte verde e si estendono ai piani superiori. Sotto la corte ed alle residenze, vi è un piano seminterrato che ospita i parcheggi residenziali. Il di_segno architettonico delle residenze è mutuato dalle tipologie edilizie delle manifatture ottocentesce. Sia in pianta che in prospetto le facciate presentano una geometria che rimanda alle coperture delle fabbriche, sottilmente scandite dalle ombre che gli aggetti dei tetti generano in facciata. I materiali pensati per la loro realizzazione, sono semplici e in un certo senso volutamente dimessi, come forma di rispetto verso il volume della fabbrica. Lo zoccolo di attacco a terra è rivestito in lastre in ardesia delle Dolomiti, le superfici murarie in intonaco bianco e le cornici delle aperture ai piani superiori in pietra bianca d’Istria. Gli scuri delle finestre con apertura a libro, dedotti dalla tradizione delle cascine venete, sono in metallo Corten traforato. Verso gli spazi a verde interni, gli edifici residenziali presentano terrazze protette con brise-soleil a scorrimento in legno. Organizzazione degli spazi aperti Gli spazi aperti di progetto si possono sintetizzati negli spazi pubblici di percorrenza e sosta, le aree verdi attrezzate e negli spazi di sosta veicolare. Sull’asse di percorrenza principale dell’area di via Don Fracasso, si attestano gli spazi di sosta pedonale, i luoghi di incontro ed il parco. Appena percorsa la via, dall’ingresso prospiciente la chiesa, un piccolo slargo definisce un luogo di sosta attrezzato con sedute in pietra dove possono estendersi all’aperto le attività commerciali e di ristoro. Superato il blocco delle residenze a destra si apre la visuale sul parco, mentre a sinistra si attesta la piazza, proseguendo si costeggia l’edificio dei servizi fino ad arrivare su via Ortigara dove il percorso si conclude con la piazzetta che filtra l’attività delle residenze con il traffico veicolare. La piazza, su cui vigila la ciminiera, è la cerniera compositiva degli spazi aperti. Essa è delimitata dal fronte della fabbrica in questo punto reso diafano dai serramenti in acciaio Corten traforato, dal fronte delle edificio residenziale. Dalla piazza il parco Baden Powell si percepisce solamente dalle aperture al piano terra del blocco dei servizi, ma lo si scopre nella sua totalità appena superata la ciminiera. Sul lato verso la ferrovia, la piazza, è accessibile dal parcheggio a servizio delle funzioni pubbliche. L’intervento sul parco Baden Powell, è stato leggero e rispettoso dello stato dei luoghi. L’immagine che attualmente da di se, ha richiamato alla mente i poderi della campagna vicentina. Da qui la decisione di non modificarne le quote del piano di campagna e di intervenire solo sull’organizzazione planimetrica dei percorsi e dei luoghi di sosta, delle aree a prato e delle alberature. Per quanto riguarda i percorsi nel parco, una serie di viali nel verde dipartono da via Don Fracasso fino ad arrivare ad un zona centrale al parco, attrezzata per poter svolgere manifestazioni all’aperto (festival, concerti, sagre, ecc…). Tra questi percorsi trasversali, il principale mette in relazione via G. Rossi con via Don Fracasso, ed attraverso un’apertura nel blocco dei servizi, con la corte residenziale. Il percorso, costeggiato il villino Maccà, si apre in corrispondenza della parte centrale del parco in un’area attrezzata per ospitare l’Arena del cinema per proiezioni all’aperto e manifestazioni che necessitano di un palco. Si è pensata ad una struttura leggera in acciaio e legno, che eventualmente può presentare coperture leggere per la protezione dagli agenti atmosferici. Il villino Maccà ospiterà le funzioni a servizio della struttura all’aperto (deposito per le sedute, servizi igienici, ristoro, salette polifunzionali, ecc…). Nel progetto paesaggistico del parco si è teso a recuperate le alberature presenti, con l’integrazione di nuove, con l’intento di creare nuovi assi visivi ed allineamenti con il nuovo edificato. Il percorso principale e l’area del cinema all’aperto sono pavimentati con tavolato ligneo, al fine di garantirne una fruizione continua, mentre lo spazio per le manifestazione ed i restanti percorsi, attrezzati con sedute in pietra, sono in ghiaia.
Tavola 02
© Paolo Cogotti . Pubblicata il 21 Giugno 2009.
Tavole 03 e 04
© Paolo Cogotti . Pubblicata il 21 Giugno 2009.
Pertinenze esterne delle scuole
© Paolo Cogotti . Pubblicata il 21 Giugno 2009.
Pertinenze esterne delle scuole
© Paolo Cogotti . Pubblicata il 21 Giugno 2009.
Interno della ex fabbrica
© Paolo Cogotti . Pubblicata il 21 Giugno 2009.
Interno della ex fabbrica
© Paolo Cogotti . Pubblicata il 21 Giugno 2009.
la piazza
© Paolo Cogotti . Pubblicata il 21 Giugno 2009.
la piazza
© Paolo Cogotti . Pubblicata il 21 Giugno 2009.
© Paolo Cogotti . Pubblicata il 21 Giugno 2009.
© Paolo Cogotti . Pubblicata il 21 Giugno 2009.
© Paolo Cogotti . Pubblicata il 21 Giugno 2009.
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