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Camerano (AN), Italia

Nuova struttura ospedaliera nell'area a sud di Ancona

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La qualità della proposta progettuale qui presentata è fondata su alcuni specifici criteri. Anzitutto l’attenzione al contesto fisico-ambientale ed alla realtà territoriale nella quale il bando prevede l’inserimento del nuovo nosocomio. Un’attenzione che il progetto ha cercato di estendere alla dimensione immateriale, ma non meno reale, del contesto sociale con il quale una struttura di servizio alla persona è necessariamente chiamata a confrontarsi. Va poi citato il criterio della attenta rispondenza funzionale dell’articolazione spaziale e distributiva del nosocomio. La macchina ospedaliera è stata al centro delle attenzioni progettuali nell’obiettivo di offrire un’architettura rispondente alle esigenze specifiche della funzione ospedaliera e delle sue proprie specialità: una rigorosa rispondenza tra programma sanitario e progetto distributivo caratterizza in ogni scelta progettuale adottata, attraverso scelte tecnico-costruttive in grado di assicurare allo stesso tempo elevata flessibilità per rispondere in maniera efficace al continuo evolvere della tecnologia ospedaliera, dei suoi protocolli, delle sue sempre mutevoli esigenze spaziali.

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Un altro fondante criterio progettuale che ha guidato la progettazione è stato quello di proporre un’architettura amica dell’ambiente in ogni suo aspetto, caratterizzata da un elevato standard di confort per chi ci lavora e che incorraggi la gente alla sua utilizzazione. Sono stati altresì adottati tutti i criteri utili ad assicurare la sistematica riduzione della dipendenza dall’ illuminazione artificiale ed a garantire bassi costi di costruzione e gestione. Il contenimento della spesa energetica è il criterio che ha informato concretamente ogni scelta morfologica ed impiantistica. Dovunque è stato possibile il progetto ha adottato tutti i sistemi conosciuti, sperimentati ed efficaci nel risparmio di energia, secondo le più recenti tendenze di provvedere l’edificio di una sua certificazione energetica.

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Infine la qualità ambientale complessiva alla quale il progetto riserva un’attenzione speciale sia sul piano paesistico, sia alla scala dell’architettura e degli apparati bioclimatici. Sin dall’impostazione dell’impianto generale, si è infatti perseguito l’obiettivo di assicurare un complessivo trattamento vegetazionale delle superfici di copertura, che nel caso della piastra servizi realizza un giardino riservato ai degenti ed al personale, cioè alla popolazione residente nella città ospedaliera, al di sopra del quale emergono le volumetrie delle degenze e del centro ricerca.

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A fronte di questa oggettiva complessità sul piano del territorio, delle funzioni, delle tecnologie, della funzionalità di settore, il progetto rifugge sistematicamente dalla tentazione di rispondere con una arbitraria complessità figurativa alla complessità strutturale del sistema, nella certezza che la risposta ad un problema complesso non è l’esibizione della complessità ma la sua soluzione. Per questo motivo l’orizzonte figurativo messo in campo dal progetto fa riferimento a quello minimale e solare dell’architettura e del paesaggio collinare marchigiano, nell’obiettivo di assicurare una complessiva chiarezza alle scelte spaziali, ai percorsi interni, alla percezione soggettiva.

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Un ambizioso e complesso obiettivo che il progetto qui presentato persegue mettendo in campo, oltre ad una puntigliosa e avanzatissima rispondenza sul piano specialistico della macchina ospedaliera, una mixitè funzionale articolata, un’attenta ricerca della qualità dello spazio pubblico, una qualità ambientale estesa a tutte le scale della progettazione, una qualità delle soluzioni architettoniche di dettaglio e dei materiali utilizzati. Una tendenza sempre più evidente nello scenario nazionale ed internazionale, che sempre più frequentemente mette in evidenza l’attesa collettiva per un’architettura in grado di coniugare nel progetto ospedaliero l’eccellenza sia sul piano funzionale, sia sul piano tecnologico, sia su quello ambientale e spaziale.

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Ne discende, se così si può dire, un aumento del livello della complessità del progetto che deve rispondere ad un numero sempre più elevato di variabili. Anzitutto l’ottimizzazione dell’efficienza sul piano della funzionalità ospedaliera, che come è noto rappresenta di per se uno dei temi tecnico-progettuali di maggiore complessità funzionale, distributiva ed impiantistica, e che è ormai chiamata ad un continuo confronto con il mercato degli apparati tecnologici in giornaliera evoluzione. Un obiettivo che passa per una indispensabile integrazione tra architettura ed engineering, ed impone al progetto un complesso ragionamento sul rapporto tra telai fissi e parti mobili, allo scopo di assicurare concretamente( cioè a costi ed a cantierizzazione sostenibili) la flessibilità e la trasformabilità della struttura ospedaliera nel tempo.

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Poi l’ingresso nella scena spaziale dell’ospedale di quei servizi aggiuntivi in grado di assicurare a tutti coloro che attraversano anche per poche ore lo spazio del nuovo nosocomio, la percezione di uno spazio pubblico ben attrezzato e fortemente identitario, in grado cioè di cancellare quella sensazione di spaesamento e di non-luogo che insorge sistematicamente nella fruizione delle pur moderne strutture ospedaliere. Una complessità funzionale ed una qualità architettonica che risulta d’altronde sempre più necessaria in quei casi nei quali una quota delle risorse finanziarie necessarie alla realizzazione della macchina sanitaria, è reperita attraverso la presenza di questi servizi aggiuntivi, il cui apprezzamento da parte del mercato immobiliare risulta decisivo ai fini dell’ottimizzazione delle risorse disponibili.

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