Nuovi scenari si definiscono per la città di Cagliari che, dopo secoli di diffidente chiusura verso il mare, riconquista i luoghi e gli usi di una città naturalmente marinara.
Dopo lo smuramento ottocentesco del Porto e la realizzazione della palazzata di Via Roma si sono susseguiti degli interventi episodici che non sono riusciti, però, a costituire un sistema di relazioni organiche con il mare, ma semplici punti di utilizzazione estranei a una progettualità connessa e complessiva.
Anche opere di grande impegno come il collegamento con la spiaggia del Poetto, la realizzazione del lungomare di Su Siccu, il porto turistico di Marina Piccola, il borgo, vecchio e nuovo, di Sant’Elia e il Porto Canale, non sono riuscite a invertire una consuetudine che vede i cittadini cagliaritani sostanzialmente estranei ad un rapporto con il loro mare che non sia la balnearità durante la stagione estiva. E’ singolare e sintomatica la scarsa frequentazione da parte della popolazione del lungomare cittadino, peraltro frammentario e povero di servizi e di elementi di richiamo, privo di una riconoscibilità generale di ‘luogo’.
In tempi recenti una nuova attenzione sembra rivolgersi ad una definizione generale del fronte a mare cagliaritano. Il Piano Regolatore Portuale in fase di approvazione cera di mettere a sistema le grandi potenzialità di un’area che si estende dal Porto Canale fino al canale di San Bartolomeo, aprendo nuovi orizzonti per usi sociali, culturali ed economici. Se si aggiungono a questo le iniziative e i progetti della Regione Sarda, della Provincia e del Comune di Cagliari, del Consorzio di Sviluppo per l’area industriale e del Parco Naturale Saline-Molentargius, ben si comprende come sul fronte a mare cagliaritano si giochi una partita di portata strategica per la città e per la sua area vasta.
Immediatamente contiguo a uno dei tratti più pregiati del lungomare cagliaritano, si estende verso la città e si affaccia sui due assi fondamentali del sistema di connessione Est-Ovest della città.
Dopo aver svolto un importante ruolo di informazione e di contatto tra operatori economici e pubblico, sia con manifestazioni generaliste che con manifestazioni di settore, e aver supplito, senza una specifica strategia progettuale alla carenza cittadina di spazi per i grandi spettacoli e per la congressualità, la Fiera Internazionale della Sardegna ha visto declinare il suo ruolo principale nell’epoca della capillare e rapidissima diffusione telematica.
Alla luce delle nuove possibilità offerte all’informazione e al contatto tra gli operatori dalle grandi rete telematiche e televisive, si impone una ridefinizione del ruolo del compendio della Fiera Internazionale della Sardegna, che si offre come un potenziale attrattore fondamentale sulla scena del waterfront cagliaritano, dell’intera città e della sua area vasta.
Le ipotesi progettuali proposte mirano infatti a restituire un ruolo urbano al compendio della Fiera. Questo proposito viene attuato attraverso una serie di strategie che da un lato si riferiscono alle specifiche richieste del bando, dall’altro a partire dalle stesse richieste, cercano di ampliarle e integrarle in una progettazione che vede il compendio della Fiera come una parte fondamentale per il futuro sviluppo urbano della città di Cagliari.