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Siena. Località Scacciapensieri (SI), Italia

Nuovo istituto agrario in località 'Scacciapensieri'. Siena

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Marco Arrigoni, Adolfo Natalini - Natalini Architetti, Fabrizio Franco Vittorio Arrigoni, Damiano Dinelli, Luca Roti, Marinella Spagnoli, Massimo Bottega

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Fotoinserimento

Principi insediativi

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modello di studio

La matrice insediativa dell’edificio deriva dai caratteri profondi del luogo: orientamento, morfologia del suolo e disposizione delle fabbriche esistenti hanno consolidato le linee principali di giacitura dei nuovi manufatti, secondo le specifiche vocazioni funzionali richieste dal programma. I diversi volumi che compongono il plesso scolastico sono paralleli tra loro e con l’andamento del declivio nella parte mediana del lotto, definendo in tal modo un andamento a catasta dell’insieme capace di contenere l’altezza dei singoli corpi anche sul fronte rivolto in direzione della città di Siena. Riguardo alle condizioni al contorno si propone l’arretramento del filo dell’edificato rispetto al confine tracciato da via Scacciapensieri; questo scarto – assieme al contenuto sviluppo verticale – apre lo sguardo in direzione della valle sino allo sfondamento della stessa cortina in fronte ai cancelli di Villa la Selva: uno svuotamento che definisce con forza e precisione la soglia di ingresso alla scuola conservando, al contempo, un’opportuna continuità percettiva e di transito con l’impianto antico. L’impronta arretrata delle fabbriche risolve con una geometria razionale l’accidentato andamento che la strada traccia in questo punto del suo tragitto ed assicura una migliore visibilità dei tratti di attraversamento. L’ampio prato – in guisa di un proseguimento dei campi a nord – allontana ed offre riserbo al nuovo complesso in analogia all’insediarsi storico della residenza extraurbana.

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modello di studio

Caratteri distributivi

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il portico di ingresso

L’architettura di progetto organizza le attività collettive e gli spazi comuni in aree prossime a via Scacciapensieri; tale opzione consente di prefigurare, come suggerito dal bando, un utilizzo autonomo dell’aula magna con i relativi servizi – accettazione, ristoro, toilettes –, della palestra – disposta all’estremo bordo occidentale del lotto – e del locale per l’esposizione e la vendita dei prodotti – che prosegue in una loggia panoramica propria. L’ estesa terrazza prospiciente la valle ospiterà le manifestazioni e gli eventi intrecciati con la vita pubblica dell’Istituto. Le aule ed i laboratori – distribuiti su tre livelli – occupano un sito maggiormente appartato. L’ingresso alla scuola sarà a quota 334.50 m. (quota mediana rispetto alla sella che via Scacciapensieri descrive ai due estremi est-ovest del comparto). Raggiunto l’atrio due ampi tagli nelle murature inquadrano, rispettivamente, il chiostro della biblioteca – disposto alla quota di 330.66 m. – ed il paesaggio: le due vedute sono il calco dei due assi normali che strutturano il complesso. Una parete coperta di Ficus pumila accompagna la linea stesa della scala principale, divenendo lo sfondo del lungo banco dei custodi. La costante e continua successione delle stanze, servite a pettine da corridoi compresi in un vano a doppio volume, modella una chiara quanto razionale distribuzione delle molte occupazioni e medesime condizioni di irraggiamento solare per tutti gli spazi della didattica. È dalla gerarchia degli interni, dunque, che discende la facciata principale rivolta verso il meridione: una linea ininterrotta ritmata e scavata dalle ombre di logge che ne proteggono l’esposizione e che favoriscono una modalità d’impiego delle stesse aule non comune nelle tipologie scolastiche. Sette laboratori didattici – anch’essi rivolti per tramite di ampie finestrature a sud – risultano serviti da una strada interna: la sezione mistilinea ed i rivestimenti lignei, gli affacci sul cortile e la cospicua altezza da cui scende zenitalmentela la luce solare nel vano, sono gli strumenti adottati per distinguere questa ala dell’insieme. Le due serre – con gli spogliatoi ed i magazzini di pertinenza – e gli ambienti dedicati alla lavorazione del vino chiudono la successione delle architetture alla quota di m. 322,98 in diretta connessione con i vicini terreni agricoli. I distacchi e gli scostamenti reciproci delle masse costruite determinano l’alternarsi di cortili e di giardini in affinità alla tradizionale sintassi dei complessi conventuali, archetipo esplicito dell’intero complesso. L’allestimento di questi vuoti – univocamente definiti per dimensione, materiali e presenze vegetali impiegate – stabilisce uno stretto rapporto, alle diverse scale, con gli interni che li avvolgono; la varietà di tali legami – non solo scopici – è uno dei temi che scolpiscono la fisionomia delle spazialità di progetto. Riconosceremo dunque: il cortile di ingresso quale proseguimento della terrazza di accesso affacciata verso i profili della chiesa e del convento dell’Osservanza; il giardino murato di oriente, celato fondale alla sala riunioni; la corte d’acqua della biblioteca e degli uffici di presidenza ed amministrativi; la chiostra allungata che separa la stecche delle serre dai laboratori; il giardino pensile in fronte alle aule del piano intermedio.

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La corte interna

Aree verdi

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L'atrio d'ingresso

Si prevede il riordino degli spazi aperti contigui alle architetture. La condizione del terreno fa sì che le stesse superfici di copertura siano facilmente assimilabili a giardini pensili (agibili quelli sopra i laboratori didattici, non agibili i restanti). Oltre che garantire elevati standards tecnici i manti vegetali rinsaldano il vincolo tra le nuove forme artificiali e l’assetto naturale proprio del comparto oggetto di studio. La cura nel disegno dei giardini non è elemento accessorio o vagamente ornamentale, ma mezzo efficace nel fissare l’atmosfera dei siti coinvolti. I criteri che hanno guidato le scelte operate sono stati: il desiderio di redigere un catalogo delle specie vegetali sobrio e rigoroso, in conformità al magistero della migliore tradizione del paesaggismo italiano del novecento e consono all’ambiente produttivo-rurale nel quale il design prende corpo; il ricorso a specie il cui aspetto mutevole potesse segnare il transito delle stagioni in contrasto con la fissità minerale del fenomeno architettonico (un confronto predisposto sia nei pergolati che schermano i principali camminamenti esterni, sia nel velario sulla facciata meridionale, sia nella ciclicità delle fioriture dei Sedum messi a dimora sulle coperture piane); la ricchezza dei motivi da intendersi come preferenza accordata alla varietà all’interno della medesima specie, strategia per una concinnitas generale delle molte sistemazioni; un elenco che predilige piante rustiche la cui richiesta di risorse idriche è contenuta e la cui manutenzione risulta agevole e non onerosa. L’ampia area nella zona bassa della conca rimane a disposizione per l’allestimento di eventuali campi a tema (giardini tematici, orti didattici, frutteti, etc.).

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I corridoi

Materiali e tecniche costruttive

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Vista d'insieme

L’edificio è realizzato con tecniche e materie derivate dalla tradizione costruttiva, poiché l’architettura è pratica che consente lente e sottili trasformazioni. Questo approccio, oltre a tessere una trama appropriata con il patrimonio edilizio esistente e con il più ampio contesto culturale del luogo, garantisce costi contenuti ed una sperimentata durata ed affidabilità. Il laterizio sarà la materia più diffusa con inserti in cemento armato facciavista, in travertino, in terra cruda. Gli infissi saranno realizzati in legno e metallo patinato. Le pavimentazioni esterne: pietra arenaria macigno, travertino, calcestruzzo artistico; pavimentazioni interne: legno di rovere, pietra di Carniglia, resina-cemento gettato. Le superfici di copertura, quando non con manti vegetali, saranno protette da lastre in lega di zinco titanio; una larga porzione del tetto della palestra ospiterà pannelli solari fotovoltaici.

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l'aula

(Estratto dalla relazione di progetto/luglio 2009)

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Ere

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