QUARTIERE Il ripensamento della Fiera come ‘Quartiere’ definisce in maniera assoluta la Fiera come una questione urbana. Il quartiere è l’elemento diagnostico che consente di generare una Fiera distintiva ed compresa nel mercato globale ma, allo stesso tempo, in relazione con la città in cui è inserita. La ristrutturazione spaziale si deve accompagnare ad un’evoluzione a livello programmatico e a livello istituzionale. La definizione di un nuovo ‘diagramma’ per il quartiere fieristico si basa su due sfide principali: la sfida al recinto e la sfida alla configurazione programmatica. Il diagramma, definito formalmente tramite gli elementi della disciplina, definisce gerarchie e relazioni, organizza; è in grado di tenere insieme i tre livelli di progetto (spazio, programma, istituzione) e le diverse scale spaziali (città, edificio, quartiere, isolato, singolo edificio); è connaturato nel luogo registrando l’organizzazione formale e le forze esistenti ma predispone una struttura capace di accogliere evoluzioni future sia all’interno della fiera che nel suo intorno (possibilità di urbanizzare l’area sul lungomare, possibilità di densificare il corridoio e gli isolati).
© Ing. Arch. Francesco Zuddas . Pubblicata il 14 Luglio 2009.
Il presente concorso di idee avrebbe potuto richiedere la ‘Riqualificazione del comparto fieristico di Cagliari’. La scelta è invece ricaduta sull’utilizzo di un termine di maggiore complessità e ambizione. Il ripensamento della Fiera come ‘Quartiere’ presuppone innanzitutto una riflessione su cosa effettivamente significhi tale termine. Inoltre, tale scelta definisce in maniera assoluta la Fiera come una questione urbana.
riPROGRAMMAre USO: definizione Il termine uso proviene dal linguaggio della pianificazione, dalle classi di uso delle zone urbane (residenza, servizi, produzione,svago). il termine implica esplicitamente una posizione passiva: gli usi sono rigide categorie super-imposte la cui performance non riflette minimamente la dinamicità della vita urbana. inoltre e’ una categoria statica, in quanto non e’ capace di registrare le profonde modificazioni, complicazioni ed evoluzioni di certe categorie di uso nel tempo. FUNZIONE: definizione E’ un termine organizzativo, riferito a classificazioni ‘operazionali’. Una Fiera è un uso definito ormai da molteplici funzioni. Non si può più definire la Fiera con la solo funzione espositiva. La sua struttura dell’’uso fiera’ comprende infatti molteplici funzioni: esporre, formare e informare, marketing (promozione e commercializzazione), produrre impresa, promuovere la socializzazione, amministrare. Smembrare l’uso in funzioni consente, a livello del processo progettuale, di capire nuove possibili sinergie tra le funzioni dell’uso fiera e le funzioni degli usi circostanti (sport, residenza, uso ricreativo), in una logica di intensificazione. I processi di intensificazione non si basano semplicemente sulla densificazione, ma anche sulla differenziazione delle entità coinvolte. La diversificazione garantisce la vitalità di un’area in momenti diversi della giornata nonché la contemporanea presenza di attività differenti la cui interazione e scambio può produrre eventi interessanti. Tutto ciò si amplifica nell’Uso Fiera in cui entrano in risonanza tempi differenti: il quotidiano della città e il temporaneo degli eventi.
© Ing. Arch. Francesco Zuddas . Pubblicata il 14 Luglio 2009.
Se si accetta la acquisita definizione di città come di un’entità costituita per parti, un pensiero multi-scalare è richiesto. Il singolo quartiere ha la capacità da un lato di confrontarsi con le altre parti costituenti la città tramite elementi che ne garantiscano la coerenza relazionale (di continuità o discontinuità). Rientrano tra questi, ad esempio, i corridoi urbani. D’altro canto un quartiere, pur conservando una propria coerenza con l’intorno, è diverso dalle altre parti e deve trovare elementi caratterizzanti che lo distinguano dal resto.
STUDI DI MASSA L’esercizio proposto negli studi di massa, mantenendo invariata la volumetria esistente, permette di sperimentare differenti organizzazioni spaziali, ciascuna delle quali è in grado di suggerire delle diverse qualità nello sfruttamento del medesimo spazio (il lotto della Fiera). Gli studi di massa sono degli schemi elementari, ovvero basati su un unico concetto: masse condensate, sul confine, lungo un’asse lineare, lungo percorsi laterali, per griglie urbane. Ciascuno di essi suggerisce diverse tipologie di quartiere ciascuna con le proprie qualità (pregi e difetti) nel suggerire possibilità di espansione/densificazione e nell’organizzare le relazioni tra la massa e gli spazi aperti, tra la massa e il confine del lotto, e all’interno della massa stessa. La proposta di massa finale, come previsto, contempla una sovrapposizione di alcuni di tali concetti sperimentati negli studi di massa elementari. Principale tra questi è quello del quartiere per isolati (numerati da 1 a 10) e della disposizione lineare. Tuttavia si possono ritrovare alcuni degli altri concetti all’interno di alcuni isolati.
© Ing. Arch. Francesco Zuddas . Pubblicata il 14 Luglio 2009.
Tra le parti – o quartieri – esiste una gerarchia e una differenziazione, che ha ripercussioni a livello spaziale. Con ciò ci si riferisce al fatto che una città è da sempre costituita da parti pubblicamente accessibili e parti più impermeabili e di maggiore privacy. Ammettiamo pertanto la necessità di aree recintate e di accesso totalmente controllato. Tuttavia, l’area della Fiera di Cagliari siamo certi non ricada tra di esse. Questo per due motivi fondamentali.
superfici e volumi di SCAMBIO Considerare la Fiera come un luogo di scambio nell’attuale economia basata sulla conoscenza e l’innovazione significa comprendere come tale economia si giova di una continuità di ‘scambi’ e sinergie tra parti e raggiunge un effetto creativo ciclico e prolifico nel momento in cui tutti gli strati della società vengono raggiunti. La Fiera diventa allora l’istituzione progettata affinché tali scambi abbiano luogo. Un’infrastruttura di base costruita col fine di intensificare sinergie e incontri tra le parti sociali ed economiche, ma non esclusivamente di natura commerciale. Un organismo istituzionale e spaziale in grado di generare network complessi e progettabili all’interno di una più vasta capacità di promuovere eventi urbani imprevedibili. L’architettura può contribuire a rendere la Fiera parte integrante degli ‘eventi cittadini’ attraverso la definizione di molteplici ‘superfici di scambio’ con la città, in termini di continuità spaziale, permeabilità dei bordi, rapporti visivi tra le attività interne e la vita urbana circostante, e di segnalazione pubblicitaria degli eventi fieristici.
© Ing. Arch. Francesco Zuddas . Pubblicata il 14 Luglio 2009.
Il primo è relativo all’evolversi dell’istituzione fieristica parallelamente all’evolversi dell’economia e dei processi urbani e regionali. Se si considera la fiera come un luogo di scambio nell’attuale economia basata sulla conoscenza e l’innovazione; se si accettano le teorie economiche-sociali per cui tale economia si giova di una continuità di ‘scambi’ e sinergie tra parti e raggiunge un effetto creativo ciclico e prolifico nel momento in cui tutti gli strati della società vengono raggiunti; allora la Fiera diventa l’istituzione progettata affinché tali scambi abbiano luogo. La Fiera è un’infrastruttura di base costruita col fine di intensificare sinergie e incontri tra le parti sociali ed economiche, ma non esclusivamente di natura commerciale. Ciò indica la propria capacità di generare sistemi di network complessi e progettabili all’interno di una più vasta capacità di promuovere eventi urbani imprevedibili.
PIANO TERRA La costituzione di griglia e corridoio centrale all’interno và a costituire dieci isolati, ciascuno definito da una propria caratterizzazione formale e/o da una funzione prevalente. Ogni isolato regola i propri bordi in base alla sue relazioni con il corridoio centrale e gli isolati adiacenti. Il corridoio rappresenta l’elemento di spina dorsale che tiene insieme tutti gli isolati alla scala del quartiere e ne estende l’influenza oltre i propri confini. Una rete di percorsi secondari di attraversamento trasversale rispetto alla maglia principale cuce insieme gli isolati, il cui rapporto a livello locale è gestito dalle caratteristiche di permeabilità e porosità dei bordi lungo la maglia principale. Gli isolati realizzano spazi di dimensione, proporzione e configurazioni formali differenti. La scelta di un tipo di flessibilità basata sulla differenziazione degli spazi costruiti si è preferita alla ripetizione di grandi capannoni - modulabili e suddividibili al proprio interno - come è invece è proposto in tanti altri esempi di Fiera.
© Ing. Arch. Francesco Zuddas . Pubblicata il 14 Luglio 2009.
Il secondo motivo è legato alla particolare posizione del sito all’interno della più vasta condizione urbana della città, con particolare riferimento alla relazione con il lungomare. Nella configurazione attuale, la Fiera non può che costituire un ‘retro’ di un possibile progetto per il lungomare. Quest’ultimo deve essere pensato in maniera multi scalare: come un elemento essenzialmente lineare che si snoda in continuità per una vasta porzione cittadina – progetto a larga scala – ma che proprio per questa sua caratterista è di volta in volta caratterizzato (e caratterizzante) dalle diverse porzioni di città che incontra nel suo svolgersi. E’ utopico pensare che un lungomare si auto-attivi semplicemente rendendolo percorribile. In altre parole la passeggiata sul lungomare, per quanto curata esteticamente, non funziona se non sostenuta da una ricca diversità del suo retro. Diversità che, in parte, esiste già nella struttura preesistente e, in parte, va’ creata. Il quartiere fieristico ha la potenzialità di caratterizzare il tratto di lungomare ad esso adiacente. Tuttavia ciò implica un processo dilazionato nel tempo. Attualmente il rapporto tra la Fiera e il mare è nullo sia in termini di continuità fisica che visiva-percettiva. Oltretutto, la Fiera, racchiusa all’interno del proprio muro, ingrandisce la separazione tra il waterfront e i quartieri residenziali incrementando l’ostacolo generato dall’infrastruttura viaria esistente (viale Colombo – Asse mediano di scorrimento).
CORRIDOIO E’un elemento primario nella gerarchia organizzativa della proposta, unendo diverse scale. Si struttura nella sua interezza attraverso una serie di ancore catalizzatrici, interne od esterne al lotto della fiera, proposte (la piazza dei Centomila,la torre-piazza e l’edificio polifunzionale a doppio loop di livelli) o già esistenti (il Palazzo dei congressi,lo stadio e le attrezzature sportive). All’interno del lotto della Fiera rimane un percorso pubblicamente accessibile ma percepibile come esclusivo del sistema Fiera. E’ pensato quindi come una ‘promenade’ pedonale, in una successione spaziale di superfici verticali perpendicolari o parallele al percorso, più o meno permeabili e porose; di volumi chiusi da aggirare; di piani orizzontali a quote diverse (pensiline, piani in salita e discesa, tetti e terrazze); di slarghi in lieve pendenza o in piano. Tale successione spaziale è quindi generata dall’ articolazione complessa della membrana perimetrale del corridoio, secondo principi di porosità, permeabilità e trasparenza spaziale. Ciò ci porta ad immaginare una serie interessante di contemporanee attività che si consumano all’interno del corridoio o negli spazi che lo intersecano, all’interno degli edifici adiacenti o all’aperto.
© Ing. Arch. Francesco Zuddas . Pubblicata il 14 Luglio 2009.
Fine di un concorso di idee è la prefigurazione di uno o più scenari possibili proiettati in un futuro più o meno lontano, in condizioni economiche non totalmente prevedibili e in relazione a politiche urbane in continua evoluzione. La configurazione spaziale e formale da noi proposta per il Quartiere Fieristico mira innanzitutto ad una riconnessione con la città, gettando le basi per una futura possibile urbanizzazione del waterfront e lasciando spazio per successive modificazioni.
© Ing. Arch. Francesco Zuddas . Pubblicata il 14 Luglio 2009.
Ciò che si propone è essenzialmente un nuovo diagramma per la Fiera attraverso il ripensamento di due sue componenti: il recinto e il programma. Una ristrutturazione spaziale, dunque, che si deve accompagnare ad un’evoluzione a livello programmatico e a livello istituzionale. Nella competizione globale, il sistema fiera cagliaritano si può distinguere se esiste un’innovazione che attraversi questi tre livelli di progetto. Così, per esempio, la suggerita sinergia tra l’uso fiera e l’uso sport potrebbe contribuire alla specializzazione del quartiere fieristico di Cagliari, e quindi ad una sua differenziazione tale da consentirgli di inserirsi con un proprio ruolo e profilo nel network fieristico nazionale.
Un progetto per la Fiera può mirare a migliorarne le prestazioni tecnologiche o renderne più seducente l’immagine. Un concorso di idee fornisce tuttavia l’occasione di aprire una serie di questioni di più ampio respiro e riflettere seriamente sul ruolo urbano della Fiera indicando le linee guida per una sua ristrutturazione essenziale (il diagramma della Fiera). Ciò richiede di spendere la maggior parte delle energie mentali su un ripensamento a larga scala dell’area/istituzione, lasciando come progetto di dettaglio la definizione delle caratteristiche estetiche/materiche dei singoli elementi. Una volta che tale ristrutturazione essenziale sarà avviata, il rinnovo e la sovrapposizione di ‘significati’ avverrà di conseguenza.
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