Il presente concorso di idee avrebbe potuto richiedere la ‘Riqualificazione del comparto fieristico di Cagliari’. La scelta è invece ricaduta sull’utilizzo di un termine di maggiore complessità e ambizione. Il ripensamento della Fiera come ‘Quartiere’ presuppone innanzitutto una riflessione su cosa effettivamente significhi tale termine. Inoltre, tale scelta definisce in maniera assoluta la Fiera come una questione urbana.
Se si accetta la acquisita definizione di città come di un’entità costituita per parti, un pensiero multi-scalare è richiesto. Il singolo quartiere ha la capacità da un lato di confrontarsi con le altre parti costituenti la città tramite elementi che ne garantiscano la coerenza relazionale (di continuità o discontinuità). Rientrano tra questi, ad esempio, i corridoi urbani. D’altro canto un quartiere, pur conservando una propria coerenza con l’intorno, è diverso dalle altre parti e deve trovare elementi caratterizzanti che lo distinguano dal resto.
Tra le parti – o quartieri – esiste una gerarchia e una differenziazione, che ha ripercussioni a livello spaziale. Con ciò ci si riferisce al fatto che una città è da sempre costituita da parti pubblicamente accessibili e parti più impermeabili e di maggiore privacy. Ammettiamo pertanto la necessità di aree recintate e di accesso totalmente controllato. Tuttavia, l’area della Fiera di Cagliari siamo certi non ricada tra di esse. Questo per due motivi fondamentali.
Il primo è relativo all’evolversi dell’istituzione fieristica parallelamente all’evolversi dell’economia e dei processi urbani e regionali. Se si considera la fiera come un luogo di scambio nell’attuale economia basata sulla conoscenza e l’innovazione; se si accettano le teorie economiche-sociali per cui tale economia si giova di una continuità di ‘scambi’ e sinergie tra parti e raggiunge un effetto creativo ciclico e prolifico nel momento in cui tutti gli strati della società vengono raggiunti; allora la Fiera diventa l’istituzione progettata affinché tali scambi abbiano luogo. La Fiera è un’infrastruttura di base costruita col fine di intensificare sinergie e incontri tra le parti sociali ed economiche, ma non esclusivamente di natura commerciale. Ciò indica la propria capacità di generare sistemi di network complessi e progettabili all’interno di una più vasta capacità di promuovere eventi urbani imprevedibili.
Il secondo motivo è legato alla particolare posizione del sito all’interno della più vasta condizione urbana della città, con particolare riferimento alla relazione con il lungomare. Nella configurazione attuale, la Fiera non può che costituire un ‘retro’ di un possibile progetto per il lungomare. Quest’ultimo deve essere pensato in maniera multi scalare: come un elemento essenzialmente lineare che si snoda in continuità per una vasta porzione cittadina – progetto a larga scala – ma che proprio per questa sua caratterista è di volta in volta caratterizzato (e caratterizzante) dalle diverse porzioni di città che incontra nel suo svolgersi. E’ utopico pensare che un lungomare si auto-attivi semplicemente rendendolo percorribile. In altre parole la passeggiata sul lungomare, per quanto curata esteticamente, non funziona se non sostenuta da una ricca diversità del suo retro. Diversità che, in parte, esiste già nella struttura preesistente e, in parte, va’ creata. Il quartiere fieristico ha la potenzialità di caratterizzare il tratto di lungomare ad esso adiacente. Tuttavia ciò implica un processo dilazionato nel tempo. Attualmente il rapporto tra la Fiera e il mare è nullo sia in termini di continuità fisica che visiva-percettiva. Oltretutto, la Fiera, racchiusa all’interno del proprio muro, ingrandisce la separazione tra il waterfront e i quartieri residenziali incrementando l’ostacolo generato dall’infrastruttura viaria esistente (viale Colombo – Asse mediano di scorrimento).
Fine di un concorso di idee è la prefigurazione di uno o più scenari possibili proiettati in un futuro più o meno lontano, in condizioni economiche non totalmente prevedibili e in relazione a politiche urbane in continua evoluzione. La configurazione spaziale e formale da noi proposta per il Quartiere Fieristico mira innanzitutto ad una riconnessione con la città, gettando le basi per una futura possibile urbanizzazione del waterfront e lasciando spazio per successive modificazioni.
Ciò che si propone è essenzialmente un nuovo diagramma per la Fiera attraverso il ripensamento di due sue componenti: il recinto e il programma. Una ristrutturazione spaziale, dunque, che si deve accompagnare ad un’evoluzione a livello programmatico e a livello istituzionale. Nella competizione globale, il sistema fiera cagliaritano si può distinguere se esiste un’innovazione che attraversi questi tre livelli di progetto. Così, per esempio, la suggerita sinergia tra l’uso fiera e l’uso sport potrebbe contribuire alla specializzazione del quartiere fieristico di Cagliari, e quindi ad una sua differenziazione tale da consentirgli di inserirsi con un proprio ruolo e profilo nel network fieristico nazionale.
Un progetto per la Fiera può mirare a migliorarne le prestazioni tecnologiche o renderne più seducente l’immagine. Un concorso di idee fornisce tuttavia l’occasione di aprire una serie di questioni di più ampio respiro e riflettere seriamente sul ruolo urbano della Fiera indicando le linee guida per una sua ristrutturazione essenziale (il diagramma della Fiera). Ciò richiede di spendere la maggior parte delle energie mentali su un ripensamento a larga scala dell’area/istituzione, lasciando come progetto di dettaglio la definizione delle caratteristiche estetiche/materiche dei singoli elementi. Una volta che tale ristrutturazione essenziale sarà avviata, il rinnovo e la sovrapposizione di ‘significati’ avverrà di conseguenza.