Europaconcorsi

Teheran, Iran - Concorso - Marzo 2009
carlo dotti
Designing in Teheran
un edificio per il commercio in medio oriente
Progetto partecipante del concorso: Designing in Teheran (project B)
27
Pubblicato il 04 Agosto 2009

Nel confuso contesto metropolitano della capitale iraniana, il progetto di questo edificio vuole cingere un ambiente interno, che si propone di coinvolgere fruitori e passanti in giochi di luci diretta e filtrata. Si accede al volume attraversando un piccolo volto che si apre sulla grande piazza interno al livello strada (della strada principale che non mi ricordo come si chiama), questa articolazione spaziale allude al patio orientale e propone elementi sia verdi che pavimentati; tema che viene riproposto poi anche ad alcuni dei livelli superiori. Questo atteggiamento di progetto si propone di offrire alla città, otre al uno spazio strettamente commerciale, un nuovo spazio pubblico. Il progetto si configura come un elemento architettonico quasi monolitico, ma forse anche attraverso anche una visione radicale della sua forma che unisce senza soluzione di continuità le zone di vendita, gli spazi espositivi e le aree pubbliche, si rende esplicita l’aspirazione di mostrarne anche la naturale vocazione simbolica di elemento che desidera essere usato per essere conosciuto, che si propone come elemento evocativo del consumo senza però alludervi troppo esplicitamente il che rischierebbe di fa pensare a un atteggiamento di ripiego, che lo allontanerebbe dal proprio ontologico significato di architettura per la città. Questo vale anche ai livelli di uffici ed abitazioni, dove l’involucro esterno viene maggiormente aperto per captare la luce, mediata dove ritenuto necessario da una schermatura di brie-soleil che, realizzati tramite la semplice torsione del materiale di cui è costituito il resto della facciata, insistono nella persecuzione dell’obiettivo di sottolineare la purezza monolitica del volume esterno rispetto al quale si configurano come dei semplici elementi scavati, come come se l’edificio da sempre fosse stato lì e col passare del tempo si fosse riadattato alle esigenze di una nuova destinazione d’uso. La seconda pelle diventa anche come una sorta di velo che protegge dal rumore del traffico e dallo smog conseguenti allo sviluppo disordinato della città. L’idea progettuale principale è stata la contrapposizione tra esterno ed interno, silenzio e caos, monoliticità e fluidità, protezione e accoglienza. Quest’idea è nata e si è sviluppata durante la visita in Iran, sia tramite la conoscenza dell’antica architettura islamico-persiana, dall’estrema monoliticità e austerità prospettica, sia con lo studio dell’indole e dei costumi degli abitanti del luogo. Un architettura dalla faccia protettiva, dalla massa imponente, solo parzialmente forata con numerosi disegni di aperture, che proteggesse dal sole e costruisse la giusta intimità. Questa idea progettuale è stata rafforzata dalla necessità di costruire una barriera al rumore contro il traffico infernale di Vali Asr e di Gandhi Street, ma anche una barriera anti smog, Teheran è infatti una delle città più inquinate del mondo, oltre che ovviamente una protezione solare. Ecco allora la scelta dei prospetti chiusi, caratterizzati da forte massività, con volontà monolitica, dove la massa viene forata da piccole fessure, di 33 forme diverse che riprendono le forme di bucature fotografate durante il viaggio e la visita alle numerose architetture del luogo, e successivamente squadrate tramite pixellaggio. La monoliticità che si osserva arrivando dalla strada verso l’edificio, si spacca solo nel prospetto principale, quello che affaccia su Vali Asr, per indicare l’entrata principale, con un taglio che divide in due l’intero prospetto, e si spacca poi ancora ulteriormente ai livelli superiori per l’intromissione del dinamismo interno verso l’esterno. Gli altri prospetti non presentano importanti bucature, ma pareti completamente piene, microforate dalle 33 forme diverse di aperture, il prospetto presenta così una diversa chiave di lettura a seconda se lo si guardi da lontano, dove le bucature sono impercettibili e la superficie si presenta completamente chiusa, piuttosto che da vicino dove la volumetria pura si apre dando l’idea della permeabilità della seconda pelle, che da corpo massivo diventa un velo che protegge l’edificio. Questa silenziosità prospettica durante il giorno, ove la luce definisce perfettamente la geometria pura e materica dell’ edificio, facendolo diventare un vero e proprio monolite all’interno della città, si trasforma in immaterialità durante la notte dove si illuminano solo le micro forature del prospetto da cui ne esce fuori tramite una studiate disposizione delle diverse forme la scritta “UNITED COLORS OF BENETTON” diventando autentica illuminazione della città e simbolo notturno del marchio italiano. La volontà è quindi quella di avere un edificio che cambi faccia continuamente sia a seconda da dove lo si guardi: lontano, vicino, dentro, sopra, con passaggi da forma geometrica pura e definita a spazio fluido e dinamico, che a seconda del momento della giornata, tanto massivo di giorno quanto immateriale la notte, in una sorta di fotosintesi clorofilliana dove di giorno l’edificio si nutre di luce, che serve a illuminare gli ambienti e a definire le sue geometrie, mentre di notte dona luce alla città trasformandosi in un enorme faro nella via principale del commercio di Teheran. Per aumentare ancora di più questo cambiamento di faccia si è adoperato come materiale per la seconda pelle delle lastre di acciaio corten di grandezza 6m per 2m e di spessore 2 cm, bucate con i pixel delle antiche aperture persiane, come già spiegato in precedenza. Si è scelto l’acciaio corten ,per i suoi colori molto simili a quelli caldi della natura e degli ambienti iraniani oltre che a quelli degli edifici in terra cruda, e che quindi richiama un tipo di architettura molto radicato nella storia e nella cultura del paese che forse è stato un po’ frettolosamente dimenticato nelle costruzione moderne di Teheran che appaiono decontestualizzate. Inoltre l’acciaio corten è un materiale che a seconda della luce, delle condizioni climatiche cambia colore e aspetto, ed ogni lastra a seconda della propria esposizione e delle precipitazioni a cui è stata sottoposta si presenterà diversa dalle altre, andando a creare, anche per le bucature diverse in ognuna di esse, un unicum che va a formare un volume in costante mutamento.

Capogruppo
carlo dotti
Immagini (10)
27_normal
28_normal
30_normal
15_normal
31_normal
Definitivo_interno_normal
Interno_dir_normal
Concept_normal
Levels_normal
Plant_views_normal