Il contesto urbano in cui si inserisce l’intervento è il corso principale del centro storico di Monte S. Angelo, una splendida cittadina del Gargano dal passato glorioso, ambita e dominata in antichità da normanni, svevi e aragonesi e votata sin dai primi insediamenti medioevali al culto dell’Arcangelo Michele, da cui la città prende il nome. Il taglio planimetrico dello spazio ante operam, un vano su piano strada di circa 3×13,5m precedentemente destinato ad attività commerciale, presentava in origine caratteristiche volumetriche inappropriate al nuovo programma funzionale di studio medico, peraltro aggravate da una scarsa illuminazione naturale, concentrata prevalentemente sul fronte strada e con una piccola apertura sul fronte opposto esposto a nord. Il programma definito ai primi dello scorso maggio richiedeva un’ampia sala d’attesa per i numerosi pazienti, i servizi igienici di pertinenza, e la sala dell’ambulatorio. L’obiettivo duplice di soddisfare il benessere visivo attraverso la distribuzione della luce naturale nei due vani principali, conservando la dovuta riservatezza ottico-acustica, ha imposto la scelta di una partizione di tipo traslucido come elemento di separazione. Nella sua definizione materica il vetromattone, satinato nella fascia inferiore, si rivela la soluzione ottimale sia sul profilo strutturale che su quello termo-acustico, diventando al contempo diffusore di luce, tessitura ornamentale, attraverso l’uso creativo del colore, e sfondo scenico-narrativo unitario, ottenuto con l’espediente di periferizzare sul lato meno visibile il passaggio tra i due ambienti. Il piano del colore nel suo complesso punta a massimizzare il riverbero della luce naturale, mediante l’uso dei colori chiari per il pavimento in gres porcellanato e le pareti bianche, come pure le scultoree sedute in abs ideate da Verner Panton nel ‘60, di color ghiaccio con qualche contrappunto rosso, richiamo ai colori vividi della vetrata, il cui disegno rappresenta l’ingrandimento in formato pixel di una cellula umana vista al microscopio elettronico. L’uso della luce artificiale a basso consumo, calda e indiretta, installata nelle gole del controsoffitto, fornisce un illuminamento otticamente non invasivo nelle ore pomeridiane e contribuisce alla definizione di uno spazio architettonico accogliente, motivo di distensione per i pazienti in attesa. I lavori iniziati nella seconda metà di maggio, hanno richiesto un mese per il loro completamento. La filosofia che guida il progetto è che la connotazione qualitativa degli spazi interni possa rivestire un ruolo co-terapeutico importante (si pensi alla cromoterapia) nei confronti del malato, un’idea già presente negli anni ‘30 nel nord Europa: l’uso attento del colore, l’illuminazione controllata degli spazi di attesa e di socializzazione, l’ergonomia delle sedute e il risultante comfort ambientale, sono tutte strategie di intervento che si pongono come obiettivo il benessere del malato in sinergia ed a supporto delle cure offerte dalla medicina.