© Angelo Tomaiuolo . Pubblicata il 16 Settembre 2009.
L’intervento, parallelamente alla sua attitudine morfologica dall’impatto avveniristico, non può non tenere conto delle preesistenze architettoniche dell’area interessata: sia nella prossimità dei due edifici della ferrovia e del futuro centro commerciale già in costruzione, sia, a scala urbana, per le aree attigue rappresentate dalla città vecchia e dal variegato insieme architettonico che nel tempo si è stratificato lungo quella che una volta era la linea ferroviaria. Un’area dunque fortemente eterogenea in cui gli elementi preesistenti rappresentano per il planetario non un motivo di discontinuità, ma piuttosto un momento di interazione col tessuto urbano esistente. Del resto il viale Parco, ex linea ferroviaria, sembra quasi mantenere unite le diverse aree divenendo esso stesso quel trait d’union che collega le suddette zone in uno spazio che attraversa la città sia longitudinalmente che trasversalmente. Si tratta ovviamente di una infrastruttura di notevole interesse urbanistico che, coinvolgendo da nord a sud per ben due chilometri la città di Cosenza, imprime quel senso di linearità che trova nella struttura del Planetario la sua risoluzione ed il suo completamento: un ‘obelisco teconologico’ posto alla fine del viale, e per la circolarità che lo distingue, un elemento di ritorno, perfetto, in cui la linea urbana trova una sicuro polo intorno a cui gravitare. Il planetario quindi si configura come elemento dialettico rispetto al suo contesto e, allo stesso tempo, come evento unificante e di coesione nel tessuto eterogeneo dell’area del Viale Parco, divenendo ‘cerniera’ tra la città nuova e le relative infrastrutture (Municipio, centro commerciale, ecc.), e il vicinissimo centro storico. L’intervento prevede l’inserimento di uno specchio d’acqua che circonda i due edifici dell’ex stazione ferroviaria e il planetario stesso, l’acqua come elemento unificatore e attrattore, neutro e coesivo: il planetario si serve dell’acqua per essere letto dalla città, specchiandosi con essa, e la città a sua volta si serve dell’acqua per accoglierlo e completarsi. E’ in questa chiave di lettura del tessuto urbano che si inserisce tutta la serie dei simboli che la struttura circolare appunto evoca: universo, volta celeste, perfezione, punto di riferimento. Sono questi i messaggi che il Planetario consegna alla città offrendo simbolicamente un invito alla scoperta, alla conoscenza. In effetti, prendendo le mosse dalla struttura del Planetario, è possibile cogliere nella duplice dimensione sferica, esterna ed interna, che le fasce parallele lasciano intravedere ‘misteriosamente’, un voluto richiamo a domandarsi sul mistero delle leggi fisiche che governano l’Universo. In tal senso, il Planetario diventa il punto di incontro dell’uomo con l’Universo, che si rivela alla fine nella sua infinità carico di significati fortemente simbolici. L’intera struttura è stata concepita secondo tali principi che tuttavia non escludono quella elasticità che si conviene ad ambienti con mirate esigenze funzionali, quali appunto sono quelli sottostanti la volta del Planetario. Questi infatti privi di una certa rigidità formale e di interazione con l’ambiente circostante possono trovare invece una collocazione spaziale discrezionale. Di qui la possibilità di rendere tali spazi secondo una distribuzione che segua i criteri di ordine organizzativo propri di un Museo della Scienza: laboratori e aule, biblioteca scientifica, tre sale per le esposizioni, come pure un collegamento sotterraneo con l’edificio attiguo per integrarne servizi di vario genere e di interesse culturale. La struttura è elastica, dinamica e suggestiva, grazie al gioco di luci, che cambiano tonalità secondo una scansione temporale, e della specularità dell’acqua, il cui riflesso ricostruisce l’interezza delle due calotte sferiche sospese l’una nell’altra: il planetario acquista così un fascino misterioso che suscita stupore e meraviglia nel visitatore. Lo stesso elemento dell’acqua, che circonda la struttura, diventa infatti luogo metaforico che media la luce proveniente dall’alto, filtrandola attraverso i cristalli e rendendola in tal modo viva e animata, preparata per illuminare le sale espositive. La compresenza di materiali quali il cemento armato, lasciato a grezzo, il vetro e l’acciaio, fanno del Planetario una struttura composita ed eterogenea, come si rileva nella sovrapposizione dei due gusci, quello interno, materico e pesante nella sua compattezza strutturale, quello esterno leggero e aereo nel suo stato di sospensione. L’impegno strutturale è riconducibile a criteri di assoluta ordinarietà fatta eccezione proprio per il volume sferico, cuore della proposta progettuale. L’involucro esterno, leggero ed aereo trova sostegno sulla cupola interna che costituisce la struttura portante principale pensata come sistema reticolare a maglia larga, cui far corrispondere doppio rivestimento in ragione delle funzioni ed attività segnalate, anticipando idealmente l’involucro esterno che deve essere il più “immateriale” possibile ed affrancato da esigenze che modifichino le trasparenze e l’intenzione estetico-formale. Il Planetario in questa proposizione trova una sua intrinseca ragione sociale per le valenze scientifiche e culturali di cui appunto la struttura si fa carico nel suo complesso. Non solo per essere il punto di riferimento gravitazionale in virtù della posizione in cui verrebbe a trovarsi (e cioè di confluenza tra diverse preesistenze infrastrutturali), ma anche per essere un polo scientifico di notevole interesse, favorito da quella disponibilità spaziale interna che oltre a dialogare con l’esterno, dialoga con l’uomo stesso. In questo senso il Planetario assume una valenza didattica che coinvolge studenti di ogni classe così come intere generazioni che possano essere attratte dallo spirito di curiosità che è alla base di ogni conoscenza. Tale struttura, infatti, per la sua versatilità d’uso, conferita dalla distribuzione degli spazi al suo interno, diventa facilmente gestibile in fase di allestimento e adatto alle molteplici necessità fruitive. Lo spazio architettonico esterno, fortemente caratterizzato dalla presenza dell’acqua, costituisce un luogo di frequentazione, di distensione, quale solitamente siamo abituati ad avere nel caso di spazi attrezzati a verde; ciò è facilitato dallo sviluppo dei percorsi all’interno di questa ‘isola di acqua’ che, rivestiti in pietra locale, integrano facilmente l’intera struttura con il contesto urbano esistente. Per la vasca viene prevista un’altezza di 10 centimetri, consentendo così la carrabilità minima richiesta dai mezzi di soccorso e trasporto. Il Planetario dunque, per la sua forma straordinariamente pura e le sue valenze simbolico-rappresentative, diventi spunto di collegamento tra l’antico e il nuovo, tra una cultura che affonda le sue radici in un passato lontano e l’inizio di una nuova cultura che proietta la città stessa in avanti, verso il futuro e verso l’esterno, cioè verso l’Italia e l’Europa. Una città che parla un linguaggio innovativo, che è fatto di materia evocativa, luce e spazio.
© Angelo Tomaiuolo . Pubblicata il 16 Settembre 2009.
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