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Scandicci (FI), Italia

il fiore di cristallo

Il teatro metafisico di Lorenzo Papi

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lo schizzo di Lorenzo Papi

Nel corso dell’anno 2000 l’Amministrazione del Comune di Scandicci, in conformità alle nuove politiche culturali espresse nei programmi dell’Unione Europea, affida ad un gruppo di professionisti e ricercatori il compito di redigere uno studio preliminare per la verifica di fattibilità di un parco d’arte contemporanea all’interno del “Parco di Poggio Valicaia”. L’area individuata si trova a pochi chilometri da Scandicci, nel sistema collinare che cinge a sud il comprensorio fiorentino, dividendolo dalla Val di Pesa. Il parco è costituito da fitti boschi alternati ad aree destinate ad uso agricolo con la presenza di un piccolo laghetto. L’obiettivo, che nelle sue linee ricorda la proposta di Tschumi per il Parco della Villette a Parigi, è la creazione di “un luogo in cui ogni intervento artistico è per sua natura interattivo e oggetto d’uso”, dove le architetture e le sculture, dialogando e confrontandosi con il paesaggio, sono funzionali alle attività ricreative previste nel parco. Tra i nuovi interventi, oltre al riassetto ambientale con la valorizzazione del lago artificiale, al parcheggio sotterraneo e ai nuovi servizi, si prevede la creazione di un anfiteatro per spettacoli ed eventi teatrali.

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L’interpretazione degli schizzi di Lorenzo Papi, e la volontà di fare di questo segno un’opera viva, sia nell’ambito della funzione che essa è chiamata a svolgere che nel rispetto del carattere cinetico del tema del girasole che ne ispirò la poetica, hanno da subito indirizzato l’analisi sul tipo di movimento da assegnare all’intero complesso strutturale. L’esigenza iniziale era quella di ottenere una rotazione intorno al fusto e la sua relativa elevazione, entrambi di natura ancora imprecisata. L’idea di unificare i due movimenti in unico moto roto-traslatorio a vite ci ha condotto allo studio di una particolare camera di fondazione contenente i meccanismi necessari al sollevamento verticale, per il quale si stabilisce un’escursione di due metri, e alla relativa rotazione attorno all’asse del fusto, per cui si fissa un valore di 81°. La soluzione di progetto muove dall’idea di immergere l’intero manufatto nell’acqua del lago che, se da un lato dissimula l’ingombrante volume della camera di fondazione, conservando quel dialogo tra natura ed opera umana che ci preme non intaccare, dall’altro risolve il problema della forza motrice necessaria all’elevazione, sfruttando il principio di Archimede secondo cui un corpo immerso in un fluido riceve una spinta verso l’alto pari al peso del volume del fluido spostato. La proposta prevede pertanto l’utilizzo di una fondazione di tipo pneumatico, costituita da una serie di camere d’aria “a ciambella” sovrapposte l’una sull’altra e che, gonfiate ad una pressione di circa 3atm, possono agevolmente sollevare l’intero carico strutturale e i carichi accidentali di esercizio, grazie alla spinta idrostatica agente secondo il verso del vettore di sollevamento. Esternamente, in coincidenza con l’emersione della piastra basamentale del fiore dalla superficie del lago, si crea l’immediato effetto di tracimazione dell’acqua che, scivolando sulla piastra d’ancoraggio, produce un effetto “cascata” di notevole suggestione. Con questo stratagemma cinematico si garantiscono al teatro infinite possibilità configurative nello spazio come infinite possono essere le suggestioni dello spettatore, che si trova a veder mutato più volte il suo punto di vista nei confronti dell’intero scenario del contesto circostante. Il posizionamento baricentrico del teatro all’interno del lago ha poi richiesto la creazione di un collegamento tra questo e la terra ferma che fosse praticabile in ogni configurazione assunta dalla costruzione nel suo moto traslatorio-rotazionale: è una passerella con struttura in acciaio sagomata “a culla”, tamponata con pannelli di vetro autoportante nel piano di calpestio, e la cui forma, che rimanda all’immagine di una farfalla posatasi sull’acqua, si inserisce armonicamente ai piedi dell’oggetto progettuale. La scala elicoidale, definita dallo svolgimento di una struttura metallica portante a sezione scatolare che si sviluppa dalla piastra d’ancoraggio del fusto alla scena posta in quota, è costituita da una serie di gradini aggettanti in vetro temperato, di larghezza complessiva pari a due moduli (120 cm). La rotazione del fiore e il suo innalzamento relativo ha ispirato, in un secondo tempo, l’inserimento di un ascensore-montacarichi che va ad incontrare il bilanciere del teatro nel suo punto di massima escursione, garantendo un collegamento meccanizzato utile in fase di allestimento delle scenografie teatrali e pensato anche come ingresso-uscita ad effetto dei protagonisti dello spettacolo di turno. Dall’altra parte del lago abbiamo invece previsto una particolare struttura basculante che serve da accesso secondario alla scena dal piano di campagna, formata da una piattaforma sopraelevata intermedia a cui si agganciano due elementi verticali, resi dinamici a mezzo di un cinematismo idraulico: tali elementi portano l’uno una scala di collegamento tra la terra ferma e la piattaforma in quota e l’altro una rampa di accesso dalla piattaforma alla scena del teatro, e garantiscono, per ogni configurazione assunta dal teatro, una sicura via di fuga di larghezza pari a tre moduli (180 cm); in posizione di riposo essi sono disposti verticalmente rispetto al piano del lago, quando entrano in uso vanno invece ad incontrare le rispettive parti di competenza. L’esigenza di assicurare i servizi indispensabili allo svolgimento degli spettacoli e le funzioni minime del teatro, e stata tradotta nella giustapposizione di due blocchi funzionali ipogei: il primo contiene tre camerini ed un camerone per gli artisti, la cabina regia, il locale caldaie, il locale quadri elettrici e un ampio magazzino per i materiali si scena e gli strumenti in genere, il secondo ospita una collezione dedicata all’opera dell’architetto Lorenzo Papi, rassicurante “presenza” all’interno del nostro intervento. La gestione della sicurezza, per quel che riguarda il confinamento dei piani sopraelevati dell’intera struttura emergente, viene risolta mediante l’impiego di pannelli in vetro sagomati e, in alcune zone, curvati, fungenti da parapetto di sicurezza lungo tutto lo sviluppo del teatro (gli stessi pannelli portano, dove necessario, la struttura del corrimano): la scelta materica è stata indotta sia dalla premessa di contenere il più possibile l’intrusione degli elementi aggiuntivi, sia dalla necessità di espandere al massimo la visibilità sulla scena e sul contesto paesaggistico per le file dei posti più esterni; per quanto concerne, invece, le vie di fuga, che la normativa impone nel nostro caso in numero non inferiore a tre, la sicurezza è garantita dalla presenza della scala tortile, della struttura basculante e dall’utilizzo di appositi scivoli di emergenza pneumatici (del tutto simili a quelli in uso sugli aeroplani) che collegano il bilanciere-petalo con la terra ferma. Un mirato intervento di sistemazione dei percorsi attorno al perimetro del lago ed un oculato inserimento di sedute naturali poste in punti strategici all’interno del boschetto ad esso limitrofo, sul lato meridionale, permette al fruitore di godere dello spettacolo senza necessariamente dover salire sulla struttura-fiore, oltre a donare un senso di ordine compositivo all’insieme; questo espediente ci permette di sommare alle quasi trecento persone che trovano posto sulle gradinate del teatro altre sei-settecento presenze all’interno della cavea naturale e quindi di fare dell’intero teatro una “scena”: la scena nella scena.

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Il problema riguardante la stabilità statica delle travi d’appoggio che formano la struttura portante del fiore è stato risolto mediante una presollecitazione a trazione dell’intero pacchetto strutturale, attraverso una vera e propria “cerchiatura ” formata di puntoni e tiranti che presiedono al compito di solidarizzare e ripartire le tensioni all’intero numero delle travi, impedendo movimenti differenziati che possano turbare lo stato configurativo della struttura. Similarmente abbiamo proposto, come metodo di intervento per la riduzione della lunghezza libera di inflessione dei piani d’appoggio vetrosi formanti le gradinate, un sistema composto da un elemento triangolare compresso e due cavi metallici, ovviamente tesi, la qual soluzione permette il posizionamento del “distanziatore”, pensato in vetro in quanto sollecitato da sole forze compressive, proprio nel punto in cui il grafico di momento denuncia l’abbassamento massimo nel modello statico eqivalente (trave doppiamente appoggiata).

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