Costruito tra il 1900 e il 1901, il palazzo Chapelle è uno degli interventi che concorrono alla costruzione del nuovo volto borghese della città. Che nei primi anni del secolo, appunto, trasferisce progressivamente le sue sedi rappresentative dalla rocca storica, murata, di impianto medievale, verso il porto e il nuovo waterfront.
L’edificio, con l’impianto tipico dell’isolato a blocco, su maglia ortogonale, racchiude un grande cortile interno, e si articola planimetricamente secondo un asse di simmetria rispetto al quale si dispongono le sue due ali, servite ciascuna da una propria scala.
Costruttivamente impeccabile, ogni elemento eseguito a perfetta regola d’arte secondo i dettami della manualistica dell’epoca (dalle murature in pietra e mattoni, ai solai in ferro con voltine in laterizio, alle carpenterie lignee delle coperture), utilizza negli esterni il vocabolario neoclassico, mentre l’apparato decorativo degli spazi interni comuni, e compresi i manufatti in ferro, ghisa e legno utilizzati per parapetti, corrimano, lucernai, etc., sono marcatamente liberty. Una condizione di oggettivo degrado, generata certo dal tempo ma anche dal parziale abbandono e dalla mediocre qualità delle opere di ripristino eseguite nel dopoguerra, dopo i bombardamenti subiti, rende necessari nella seconda metà degli anni ‘80 interventi di varia natura, sia di restauro e ristrutturazione che di aggiornamento tecnologico e adeguamento impiantistico.
Le opere più direttamente finalizzate al recupero filologico fanno necessariamente parte di un programma di lavori più complessivo, che comprende il cambiamento della destinazione d’uso di una parte dell’edificio (da residenziale a direzionale), interventi di razionalizzazione distributiva, il disegno di arredi e allestimenti, nonché la realizzazione dei nuovi impianti e reti tecnologiche, con la climatizzazione, gli ascensori e la nuova cabina di trasformazione dell’energia elettrica.