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Settimo San Pietro (CA), Italia

Centro di supporto alla famiglia

Struttura integrata per attività formative, ricreative e socio-assistenziali

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La localizzazione della nuova struttura in un isolato del centro storico impone, come è evidente, una attenzione del tutto speciale ai rapporti con il contesto urbano. E se è vero sempre, per ogni progetto, che le ragioni del luogo e quelle dell’edificio devono intersecarsi, in questo caso la questione è cogente. Tanto più se si mette in conto il fatto che l’area sulla quale si interviene è attualmente in condizioni di forte degrado, sventrata, occupata da ruderi e macerie. E dunque, alla scala urbana, la ricostruzione di quell’isolato è sia condizione che occasione per un recupero e una riqualificazione del centro storico che siano strutturali.

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I caratteri dello spazio urbano dei centri del Campidano di Cagliari derivano, come è noto, da un principio insediativo basato sull’idea di recinto, con quel tipo edilizio che Le Lannou definisce “la casa a cortile chiuso del Sud”. Sono, soprattutto, caratteri di introversione. Severe, asciutte cortine murarie, in gran parte cieche, ritagliano e determinano l’apparato viario, aprendosi (fisicamente e simbolicamente) soltanto con i portali che mettono in comunicazione lo spazio pubblico con la corte, ambito semi-pubblico intorno al quale si organizzano usi e spazi privati, sia abitativi che strumentali e produttivi. Un principio insediativo così forte, nella sua essenzialità, da rappresentare fisicamente l’identità stessa delle comunità.

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È su questa stessa regola fondativa, lavorando su quegli stessi caratteri tipo-morfologici (non linguistici, ovviamente, pena una nostalgica parodia vernacolare), che si articola il progetto dell’edificio destinato ad ospitare il Centro di supporto alla famiglia.

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Un corpo di fabbrica semplice, su due livelli, destinato agli usi residenziali, sanitari e amministrativi, recinge lo spazio lungo la via Roma, definendo al contempo un largo varco di invito che si apre sulla corte “semi-pubblica”, spazio di relazione sul quale si affacciano e dal quale si accede ai differenti servizi offerti dal centro.

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Sul corpo di fabbrica perimetrale, all’interno della corte, si innesta una sorta di padiglione, spazio dalle caratteristiche peculiari in quanto punto di accoglienza (...di “approdo”), di distribuzione, di incontro, di attività ricreative, con la necessità dunque di essere anche “segnale”.

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Un secondo corpo di fabbrica ad un solo livello fuori terra (in corrispondenza del quale si trova l’autorimessa interrata), che occupa la parte più profonda del lotto e ne assorbe le irregolarità del confine, contribuisce poi con il suo portico vetrato a definire la geometria della corte principale. Ospita le aule per i diversi laboratori e attività speciali, nonché una piccola palestra. Sono spazi con illuminazione naturale zenitale e distribuiti dal porticato, che ne regola le permeabilità con la corte.

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Come sempre avviene nei casi in cui il tipo edilizio “introverso” si articola con maggiore complessità, altri spazi aperti, dal carattere più “privato”, vengono individuati nel progetto oltre alla corte principale. Sono un piccolo giardino interno, alla estremità Nord del lotto, in rapporto diretto con lo spazio polifunzionale, e l’orto, alla estremità opposta, al quale si accede dal portico che distribuisce i laboratori.

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Dal punto di vista degli usi cui il Centro sarà destinato, della loro molteplicità, variabilità e interrelazione, l’organizzazione dell’edificio basata sull’idea del sistema complesso a corte offre naturalmente elevate flessibilità e possibilità, proprio in quanto caratteristiche intrinseche (connaturate…) del tipo, sulle quali è in questa sede superfluo dilungarsi.

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Così come sono storicamente connaturate la semplicità delle tecniche costruttive da impiegarsi e la relativa facilità con la quale, soprattutto attraverso il controllo dei fattori legati all’esposizione e all’uso dei materiali, si può ottenere un elevato livello di benessere termoigrometrico e acustico.

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L’introduzione di materiali e componenti tecnologicamente evoluti, unitamente alla attenzione per gli aspetti bioclimatici dell’architettura, non possono dunque che rafforzare questi caratteri. In particolare, e tralasciando quanto attiene alle più generali norme del buon costruire, si segnala:

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  • la funzione termoregolatrice del porticato vetrato esposto a sud-est che, grazie al sistema di protezione esterno, può essere schermato nella stagione estiva e catturare calore in quella invernale;
  • l’illuminazione naturale diffusa proveniente allo spazio polifunzionale da grandi aperture esposte a nord, con l’utilizzo di vetrature isolanti a bassa emissività, per garantire un bilancio energetico positivo;
  • l’illuminazione naturale diffusa fornita alle aule per laboratorio da lucernai esposti a nord-ovest per evitare l’effetto serra, e apribili elettricamente;
  • l’impiego per la climatizzazione di un impianto con pannelli radianti costituiti da serpentine in polietilene reticolato correnti sotto il pavimento, che consente il riscaldamento degli ambienti senza far ricorso ad apparecchiature ingombranti (che comportano anche rischi di manomissione da parte degli utenti) e che, utilizzando acqua a bassa temperatura, garantisce un ottimo livello di benessere e notevoli risparmi energetici.

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Sezione longitudinale

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Sezione longitudinale

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Sezione trasversale

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Prospetto

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Pianta del piano terra

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Pianta del primo piano

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