Gli spettacoli serali del festival internazionale Time in Jazz, sotto la direzione artistica di Paolo Fresu, si svolgono tradizionalmente nella piazza di Berchidda. L’allestimento vuole stabilire una chiara leggibilità per lo spazio destinato ai concerti, e affronta inoltre il tema della qualità degli spazi urbani che vengono investiti da un evento così rilevante.
Dal punto di vista funzionale il problema è rendere compatibile un elevato numero di posti a sedere con la necessità di garantire le esigenze minime di transito veicolare, che può essere interrotto soltanto per periodi di tempo molto limitati, non oltre le poche ore della sera corrispondenti allo svolgimento dei concerti.
La centralità dell’ambito nel quale avviene l’allestimento, centralità che è una preziosa peculiarità del festival, richiede particolari attenzioni. Sia per le esigenze proprie dello spazio dello spettacolo; e sia per il rapporto diretto con un centro storico nel quale ambiente urbano e paesaggio entrano in mutua relazione. Il complesso spazio della piazza è anche luogo di arrivo al paese: sul lato sud si apre sulla valle coltivata, mentre sui fronti costruiti, tra est, nord e ovest, si attesta il nucleo storico con i più importanti edifici pubblici.
Perché il lato posteriore delle tribune non sia percepito come un retro, ma costituisca viceversa il fronte temporaneo di una piccola piazza (quello spazio più prossimo agli edifici del centro storico che viene lasciato libero dall’allestimento ed è particolarmente vissuto come spazio di relazione), si realizza un volume ulteriore che, intersecando quello della tribuna medesima, possa contenere gli spazi della biglietteria e dei servizi. Il fronte di questo pseudo-edificio segna così anche l’accesso allo spazio dello spettacolo, lasciando durante tutto il giorno la permeabilità sull’affaccio panoramico verso sud.
Sul lato opposto, per via delle differenze di quota delle sistemazioni a terra, il volume delle attrezzature sceniche può essere messo in relazione con una parte più alta della piazza, che si offre come una sorta di bastione. Tra questo e il palco si snoda una struttura reticolare che, segnando con un portale l’ingresso all’area dei concerti per chi arriva al paese, determina anche, a terra, la zona del backstage e l’accesso per artisti e tecnici.