© Salvatore Peluso . Pubblicata il 23 Giugno 2008.
Dal progetto alla norma. Iniziare con una ricerca morfologica ha un significato preciso perché deriva dall’aspirazione di mettere alla base del Piano il programma di conciliazione per la città. Conciliazione con l’ambiente, conciliazione con la storia, ma anche conciliazione degli interessi che devono trovare il più possibile delle convergenze.
© Salvatore Peluso . Pubblicata il 23 Giugno 2008.
Le conseguenze di questo principio incidono sulle procedure tecniche e amministrative più opportune per la redazione del Piano e sulla tipologia di elaborati che ne costituiscono la veste tecnica; non si tratta infatti di valutare genericamente le potenzialità edificatorie delle aree attribuendo classificazioni urbanistiche e indici di utilizzo sulla base delle loro caratteristiche intrinseche; ma bensì di derivare la suscettività alla trasformazione dalle analisi ambientali e le opportunità edificatorie dal progetto urbanistico che interpreta e trascrive il programma di trasformazione in un sistema di progetti che costituiscono la strategia del Piano.
© Salvatore Peluso . Pubblicata il 23 Giugno 2008.
Il primo passo muove dal riconoscimento dei luoghi della modificazione; il secondo seleziona criteri e orientamenti di progetto; il terzo è legato alla ricerca di regole per l’articolazione spaziale della città, dando dunque nomi e forme e regole compositive per il progetto urbanistico prima di racchiuderlo nell’abito – sempre più stretto – della norma tecnica, dei numeri e dei parametri urbanistici.
© Salvatore Peluso . Pubblicata il 23 Giugno 2008.
Il “Piano per Progetti” non è dunque un documento di facile lettura: le proposte in esso contenute e illustrate nelle schede dei progetti, hanno una duplice valenza: considerate nel loro insieme, esprimono sinteticamente la potenzialità del progetto urbano e la perseguibilità degli obiettivi programmati; considerate nella dimensione locale vanno intese come espressione di regole della strutturazione dello spazio urbano.
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