© Salvatore Peluso . Pubblicata il 24 Giugno 2008.
Il luogo
© Salvatore Peluso . Pubblicata il 24 Giugno 2008.
Architetture barocche, su un impianto urbano medievale, in un’atmosfera magrebina.
© Salvatore Peluso . Pubblicata il 24 Giugno 2008.
Impianto medievale: nella struttura dei tracciati determinata dalla orografia, nei rapporti tra spazio aperto e costruito, e tra città e paesaggio. Le piazze non sono centri focali, non hanno riferimenti assiali, non appartengono a un sistema policentrico. Non costituiscono uno spazio scenografico. Sono piuttosto dilatazioni dello spazio-percorso, di dimensioni contenute, disposte “a grappolo” sul tracciato portante, lineare.
© Salvatore Peluso . Pubblicata il 24 Giugno 2008.
Il barocco, o gli ordini classici, definiscono i fronti severi, importanti, di una città conventuale. Gli assi prospettici o i traguardi inaspettati, che non possono riguardare l’impianto urbano complessivo, si ritrovano per parti, per frammenti, per singoli edifici. Si ritrovano, anche, nel ruolo monumentale che assumono gli elementi poderosi del paesaggio.
© Salvatore Peluso . Pubblicata il 24 Giugno 2008.
L’atmosfera del sud del Mediterraneo è nel baluginare della luce, o nello svettare delle palme, o nella presenza (intuita) di giardini rigogliosi. E nella permanenza della matrice insediativa islamica nella più minuta maglia urbana.
© Salvatore Peluso . Pubblicata il 24 Giugno 2008.
Le relazioni urbane
© Salvatore Peluso . Pubblicata il 24 Giugno 2008.
Dimensione fisica e valenza urbana possono non coincidere affatto. Possono, a volte, essere antitetiche. E’ il caso degli edifici multipiano degli anni ‘60 che lambiscono l’area di progetto, palesemente fuori scala e tanto ingombranti quanto privi di significato. Non ci si può opporre con la forza: si farebbe il loro gioco, si aggiungerebbe rumore a rumore.
© Salvatore Peluso . Pubblicata il 24 Giugno 2008.
Un edificio, un fronte costruito, un “pieno”, non possono riuscire a stabilire contemporaneamente una corretta relazione diretta sia con il Palazzo San Domenico che con gli edifici multipiano. Non fosse che per una banale questione di rapporti dimensionali, oltre che di linguaggi.
© Salvatore Peluso . Pubblicata il 24 Giugno 2008.
Ne deriva che non può essere ricostruita la continuità del fronte tra l’attuale Municipio e quei volumi incongrui.
© Salvatore Peluso . Pubblicata il 24 Giugno 2008.
Un “vuoto”, dunque, in luogo dell’attuale edificio delle Poste. Uno spazio pubblico che sia in grado di declinare in positivo nuove relazioni urbane pur rifiutando il confronto (che sarebbe perdente) sul piano dimensionale. Uno spazio relativamente “piccolo”, ma esplicito e forte sia per significati che per rapporti urbani e architettonici.
© Salvatore Peluso . Pubblicata il 24 Giugno 2008.
Uno spazio pubblico sul quale si attestino funzioni cospicue, di livello cittadino o anche superiore, che faccia parte di un sistema più articolato di spazi di relazione, che risolva nell’unico modo possibile, ovvero nei termini di soluzione di continuità, l’”impossibile” rapporto tra l’ex complesso domenicano e gli edifici multipiano.
© Salvatore Peluso . Pubblicata il 24 Giugno 2008.
I caratteri del progetto
© Salvatore Peluso . Pubblicata il 24 Giugno 2008.
Il progetto trae la sua forza dal suo appartenere al luogo, condividendone i caratteri.
© Salvatore Peluso . Pubblicata il 24 Giugno 2008.
Interpreta la struttura dei tracciati e degli spazi aperti di impianto medievale, facendo appartenere la nuova piccola piazza al complesso sistema preesistente: questo si articola ulteriormente conservando la sua logica.
© Salvatore Peluso . Pubblicata il 24 Giugno 2008.
Il rigore e la severità dei fronti urbani disegnati dagli ordini classici informano, per costruzione, grana materica e ritmo, gli elementi architettonici che definiscono la nuova piazza. L’importanza che assumono la selezione e il controllo di assi visuali, punti di vista e traguardi è tipicamente barocca.
La leggerezza di una copertura dalle trasparenze umbratili, l’interferenza con effetti di luce a volte imprevedibili, o anche un leggero straniamento spazio-temporale, sono evidente metafora e memoria della sponda sud del Mediterraneo.
Il progetto e le sue parti
1 – Parterre e fronte della piazza “lavorano” insieme, sono il diedro di pietra che dà consistenza materica. Con asciutto ordine geometrico, per un verso, e uno slittamento semantico, per un altro: poiché i due piani, quello orizzontale del parterre e quello verticale del fronte, sono “incernierati” attraverso la lunga asola vetrata che dà luce alla parte ipogeica dello spazio interno. La quale asola vetrata costituisce, dunque, un paradossale basamento immateriale della facciata in pietra.
Ma il vetro traspare e riflette come l’acqua del Mothucanus, e il parterre lastricato con il calcare di Noto potrebbe avere memoria degli antichi bastioni sugli argini…
Sul fronte il ruolo del coronamento è assolto dalla leggera struttura metallica che sostiene la copertura.
2 – Il lato sud è definito da una sorta di gelosia urbana, un diaframma percettivo, un filtro che possa schermare, orientando e controllando la permeabilità visiva, la presenza imbarazzante di quel volume fuori luogo che sta immediatamente a ridosso.
Il principio è quello delle lame di una persiana, anche se in verticale. Una sequenza di cinque alte lame in acciaio cor-ten. Opache, e dalla tonalità densa e profonda della patina di ossido autoprotettiva che forma questo materiale.
Un segnale urbano, anche. Che suggerisce una linea di “cambiamento di stato”, di demarcazione. Un segnale urbano che sarà tanto più efficace quando sulla prima lama si susseguiranno nel tempo i grandi banner con i titoli delle mostre o iniziative culturali che si svolgeranno in quegli spazi.
Il disegno del basamento integra, con un sistema ad apertura automatica in caso di emergenza, l’uscita di sicurezza della sala ipogeica.
3 – Il nuovo spazio urbano definisce il suo attacco con il cielo attraverso una membrana semitrasparente, leggera e sospesa su una trama di cavi tesi.
Il riferimento esplicito è ai sistemi di ombreggiamento che caratterizzano gli spazi pubblici delle città del Nord Africa o andaluse, nelle quali tende mobili vengono tese tra le facciate delle strade. Con effetti sorprendenti nelle suggestioni e interferenze tra luce e spazio, oltre che sul controllo bioclimatico. Nel progetto la trama dei cavi tesi sostiene un mosaico di pannelli di vetro. Si alternano colori, trasparenze e trattamenti superficiali, con diversi gradi di schermatura della luce.
Anche alla copertura è affidato un compito di regolazione dei rapporti percettivi, privilegiando alcune direzioni dello sguardo o filtrandone delle altre. Definisce così una sorta di coronamento del nuovo fronte, permettendo (attraverso lo “stacco”) un inquadramento privilegiato verso il colle a est, Gigante.
4 – Lo spazio interno è prevalentemente ipogeico, con circa 400 dei complessivi 520 mq collocati in interrato. In questo modo si ottiene la dimensione necessaria per la nuova piazza e, contemporaneamente, si garantisce a questa il vitale rapporto diretto con funzioni urbane rilevanti, integrando la già significativa presenza del Municipio.
Gli usi previsti, anche in considerazione della collocazione urbana, sono legati al turismo e alla cultura. La parte ipogeica, fortemente segnata dalla presenza della lunga asola vetrata superiore, è destinata ad una sala per mostre temporanee e/o convegni e conferenze, con una partizione longitudinale scorrevole, di pannelli di vetro colorato, per una maggiore flessibilità d’uso. Naturalmente la luce naturale indiretta che piove dall’alto accresce la vocazione di questo spazio per usi espositivi.
C’è un rapporto di forte continuità (o fluidità) con lo spazio al livello superiore, che ha accesso diretto dalla piazza. La percezione, per via della leggera scala longitudinale che cammina parallelamente all’asola vetrata, è quasi quella di una fascia a doppia altezza, che funge, con graduazioni che possono essere diversamente calibrate, da foyer della sala ipogeica.
Gli spazi al livello piazza, proprio in virtù del loro immediato rapporto con l’esterno, sono immaginati come info-point turistico, bookshop e caffetteria. L’ipotesi dunque è di una integrazione gestionale e d’uso delle diverse parti, tale da consentire la maggiore economicità e reale continuità di funzionamento.
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