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Pontelatone (CE), Italia

Fattoria Alois (Pontelatone – Caserta)

Edifici per la produzione e la degustazione del vino

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Il luogo è la bassa valle del fiume Volturno – a nord di Caserta – in una vasta area destinata alla agricoltura, punteggiata da piccoli borghi e recinta da una verde catena collinare. L’intervento ha riguardato la sistemazione dei vigneti (su una superficie di circa 8 ettari) e la realizzazione di un nuovo opificio per la lavorazione delle uve, oltre il recupero di una casa rurale da destinare agli ospiti della fattoria, alla bottaia, ed al centro di degustazione dei vini della famiglia Alois, nota in tutto il mondo soprattutto per la sua fabbrica tessile di San Leucio (la città dell’utopia illuminista borbonica destinata dalla famiglia reale a luogo esclusivo di produzione serica).

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E’ evidente il diverso approccio progettuale tra i due edifici, desunto ed accentuato sia dalla scelta iniziale di negare il ricorso ad un unico corpo di fabbrica – compattante tutte le funzioni della azienda – che dalla volontà di conservare una traccia mnemonica della architettura del luogo. L’opificio si trova in una zona resa depressa rispetto alla quota al contorno. Si sviluppa soprattutto nel senso longitudinale (accentuato dalla profonda scanalatura sulle pareti) e la sua altezza massima coincide con il filo dei vigneti. L’intonaco della parte basamentale è del colore bruno della terra circostante mentre quello del corpo sommitale, che ospita uffici e laboratori illuminati da finestre a nastro e piccole bucature quadrate, è giallo chiaro. Solo sul lato nord è evidente il forte aggetto della copertura del corpo più basso, che protegge dalle intemperie i punti di carico e scarico merci dell’opificio. L’area di sedime dell’edificio, del portico di testata e quella esterna di lavorazione, è pavimentata in pietra vesuviana antracite. Il secondo edificio è ottenuto dal recupero di una originaria casa rurale della quale restano una tranche del portico, due barbacani posteriori in pietra di tufo e due ambienti terranei, voltati a vela. Le parti conservate sono state oggetto di risanamento statico e di trattamento delle superfici lapidee originarie. Il nuovo corpo che avvolge le preesistenze ha una copertura in legno lamellare con pareti rivestite in conci squadrati di tufo grigio. I due ambienti terranei originari, con volte in intonaco cocciopesto e pavimentazione in cotto naturale, sono destinati alla degustazione ed alla esposizione dei vini. Al primo piano, al quale si accede attraverso una scala aperta in pietra di Trani, si trovano le camere per gli ospiti, distribuite lungo un loggiato protetto dallo sbalzo delle travi in legno lamellare del tetto. I punti di contatto tra copertura e muri perimetrali sono in vetro trasparente, esaltando la sospensione tra le due parti. Il portico esistente continua nel passaggio coperto che segna l’andamento longitudinale dell’ edifico e fronteggia l’aia rivestita in lastre di pietra calcarea bianca. Dalla parte opposta il terreno, lasciato alla sua naturalità, segue il terrazzamento del lungo muro in tufo che protegge la strada sterrata di collegamento tra l’opificio e la bottaia interrata. L’impianto complessivo è rigidamente legato ai filari del vigneto ed alla giacitura della originaria casa rurale, ad eccezione del nuovo opificio la cui posizione sul terreno ruota per permettere un sicuro distacco dalle alte pareti di tufo naturale che contengono il salto di quota operato nella fase di sistemazione delle aree esterne del fondo.

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