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Monreale (PA), Italia

Parco della Cultura a Monreale (1a fase)

Francesco Taormina, Alessandro Ciaccio, Giuseppe Barbera, Maria Ala, Donato Salvatore La Mela Veca, Pietro Todaro, Vittorio Nicolosi, Luigi Palizzolo, Ivan Torretta, Giuseppe Butera

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Quale risposta di metodo alle richieste progettuali di concorso, la proposta fonda essenzialmente i propri obiettivi di qualità: - sulla esigenza di affrontare i problemi di accessibilità al sistema del Duomo entro un disegno della mobilità urbana che renda possibile la pedonalizzazione viaria almeno di tale sistema; - sulla necessità di stabilire nella forma del nuovo edificato l’ossatura percepibile della composizione generale, tale da stabilire relazioni chiare tra centro monumentale e periferia, e ordinarne la trama dei percorsi e delle visuali; - sulla opportunità che il recupero delle aree a giardino esistenti e le nuove funzioni da attribuire a esse, si faccia strumento di coinvolgimento della struttura abitativa del centro storico.

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Accessibilità, fruibilità, valorizzazione del centro storico Per quanto riguarda il primo punto, gli interventi infrastrutturali previsti sono concentrati nella “sub-area A” quale porta di accesso alla città, per evidenziare il ruolo del Parco della Cultura secondo quanto stabilito nelle Linee di indirizzo circa il miglioramento della mobilità interna e esterna al centrourbano e le modalità, contemplate a breve e medio termine, di trasporto su gomma. L’assetto proposto assegna perciò alla S.S. 186 la funzione primaria di collegamento con l’esterno, e alle vie Ignazio Florio e Santa Liberata quella di penetrazione verso la città e il Duomo; il sistema è completato dal differente ruolo di sosta del parcheggio multipiano già previsto per sole autovetture, rispetto a una nuova e complementare area a parcheggio da predisporre tra via Santa Liberata e la Strada Ferrata, quale terminale-stazione dei bus turistici e sosta interrata per le autovetture dei soli addetti al Parco della Cultura (a integrazione del vicino parcheggio per le attrezzature da realizzarsi sulla Strada Ferrata). L’entrata al parcheggio multipiano dalla S.S. 186, per via Ignazio Florio, permette così di fare assumere a questa, dal parcheggio verso la città storica, una funzione pedonale e di solo accesso per residenti (ZTL). L’ingresso al parcheggio della Strada Ferrata, serve a sua volta anche taluni servizi del nuovo edificio e il complesso scolastico, che diventa accessibile veicolarmene dal basso; via Santa Liberata assume perciò anch’essa una funzione pedonale e di solo accesso per residenti. In tale quadro, all’interno di una configurazione generale attenta alle esigenze della componente pedonale, sia in termini di mobilità che di sicurezza e protezione delle utenze deboli, la riqualificazione della Strada Ferrata prevede anche la realizzazione di una pista di running da innestare, tramite via Santa Liberata, nelle aree a giardino verso via Tre Canali. In ogni caso, tutti gli interventi devono essere interpretati come elementi di un quadro più esteso per il ridisegno della mobilità che comprenda almeno: - la riqualificazione funzionale della intersezione tra via Ignazio Florio e la S.S. 186; - la riqualificazione della intersezione tra la S.S. 186 e via Santa Liberata; - la riorganizzazione della sosta in piazza Vincenzo Florio. I primi due hanno lo scopo di rendere fluida la circolazione e la funzione di moderazione del traffico, indicando le porte di entrata al tratto urbano della S.S. 186.

L’edificio-sistema La posizione dell’edificio dei servizi è conseguente alla dislocazione degli ingressi di via Ignazio Florio e di via Santa Liberata, sviluppandosi con andamento lineare tra i due: posto al di sotto del parcheggio esistente, cui è direttamente collegato con risalite meccanizzate, l’edificio si innesta, all’opposto, nello snodo dei collegamenti verticali tra via Santa Liberata e via Arcivescovado. Questi collegamenti ne distribuiscono i quattro livelli con percorsi pedonali pubblici rivolti verso l’ex seminario, sul fronte opposto a quello stradale, in forte pendenza. Lo sviluppo lineare lungo la strada, dispone l’edificio come soglia del centro storico e favorisce, dalla Strada Ferrata, l’esclusione dalle visuali verso il complesso del Duomo del parcheggio di via Florio e degli edifici che gli sono a ridosso; inserisce, inoltre, il preponderante volume dell’ex seminario in un contesto che ne stempera la invasività percettiva, grazie anche alla riconfigurazione del suo basamento in unità con quello che ospita il parcheggio degli addetti al Parco della Cultura a alla disposizione di frondose alberature. La separazione tra strada e edificio permette inoltre di organizzarne con libertà gli aspetti funzionali non meglio precisati nelle quantità e nelle relazioni: nel tronco prossimo a via Santa Liberata, la distribuzione è resa possibile entro un passo costante di circa 7 metri, con ingressi disposti sui percorsi pubblici e autonomamente correnti tra fornici-frangisole, data l’esposizione a sud e la necessità di allocare gli ambienti di servizio sul fronte verso strada, parzialmente interrato; i fronti del tronco verso il parcheggio di via Florio sono invece rovesciati, è più aperto quello su strada e chiuso quello a sud. Questo, perché l’edificio vi ospita usi ineludibilmente specializzati (l’ingresso all’auditorium per poco oltre 500 posti) ma anche per aprire verso la città soluzioni di passaggio che, per compensazione dei dislivelli, permettono di oltrepassare l’edificio verso spazi ulteriormente articolati e disponibili per manifestazioni all’aperto. Si tratta di spazi direttamente connessi all’edilizia esistente dei condomini e al parcheggio, attraversabili i primi con un conseguente incentivo al loro recupero (uniformità di intonaci e di coperture è richiesto per norma), direttamente raggiungibile il secondo con rampe di scale mobili prolungate fino alla superiore bretella di ingresso al centro storico. Questione non secondaria, è stata quella di considerare l’aspetto morfologico dell’edificio anche come elemento determinante la sistemazione idrogeologica dell’area: con lo scavo di sbancamento, risulta infatti interessata la falda idrica di dispersione carsica. La disposizione di un sistema drenante a tergo del muro di contenimento dello scavo avrebbe il duplice risultato di bonificare il terreno e di consentire, dopo un percorso in trincea, la raccolta delle acque in una apposita vasca, dislocata presso lo snodo dei collegamenti di via Santa Liberata. La raccolta e il riutilizzo delle acque, oltre che a fini irrigui, permettono l’applicazione di pavimenti radianti per il riscaldamento e il raffrescamento naturale degli ambienti, che potrà avvenire tramite camini disposti in relazione ai percorsi. Per quanto riguarda ancora le soluzioni di risparmio energetico, pur nella configurazione schematica del complesso, si è previsto che una parte del tetto dell’edificio sia seghettato lungo l’orditura strutturale est-ovest per permettere l’installazione verso sud di pannelli solari e/o fotovoltaici, e fare spiovere la luce fredda da nord, utile a illuminare eventualmente sale espositive e laboratori (come in un edificio industriale).

Restauro ambientale degli elementi naturali antropizzati A partire dalla vasca di raccolta delle acque, a conclusione del nuovo edificio, e alla stessa quota del canale di adduzione in trincea, una tradizionale saja corre oltre le scale in fondo a via Santa Liberata, scostandone le rampe dalla parete frontale di contenimento e, soprattutto, affiancando la passeggiata che, in piano, si inoltra nel giardino di agrumi sotto la Ciambra, separando costone e agrumeto; oltre che a servire per l’irrigazione a pettine, trasversalmente al pendio, l’acqua si tradurrà in un caratterizzante segnale, con intervalli e giochi interpretativi dell’architettura mediterranea. Il giardino è reso accessibile da via Benedetto D’Acquisto, al limite opposto della Ciambra, attraverso un pontile in leggera struttura metallica e lignea, fornito di impianto di discesa meccanizzato (ascensori) e aperto dall’alto sulla vista dell’intero agrumeto; lungo la parete di contenimento di via D’Acquisto, rampe gradinate in cemento e acciaio condurranno in un breve terrazzo sopra un muro esistente (firriato) per raggiungere la quota del percorso all’altezza dell’ingresso da via Tre Canali, reinserita nel circuito della più generale fruizione dei luoghi anche con il recupero pedonale del collegamento con via Santa Liberata. Su via Tre Canali, si prevede il ripristino dell’ingresso a fianco della chiesa e di uno intermedio nel muro di recinzione (memoria di preesistenti percorrenze), da utilizzare come attraversamento longitudinale del giardino per consentirne la coltivazione (trasporti meccanizzati o altro); per i tre canali della chiesa, pulizia e manutenzione del loro condotto storico sono necessarie per migliorarne la portata e come presupposto per il loro reinserimento contestuale. Per quanto riguarda, in particolare, il recupero dell’antico giardino, vanno ripristinate le colture agrarie tradizionali con la ricostruzione dell’originario sesto d’impianto, relativa messa a dimora di portinnesti e innesto con antiche varietà della tradizione agrumicola della Conca d’oro, con interventi di potatura per il recupero della funzionalità produttiva e paesaggistica delle piante esistenti. Il recupero considera, oltre la cura degli spazi naturali, il ripristino dei manufatti di particolare pregio (muretti a secco, firriati), del sistema irriguo tradizionale (gebbie, saje, cunnutti) e della rete di tracciati originari (viottoli, trazzere), la definizione di sentieri e di soste nei percorsi di visita, dove discreti supporti didattici illustreranno le tappe e gli elementi più significativi della storia colturale rappresentativa della Conca d’Oro. L’integrità del giardino sarà mantenuta non solo nel rispetto della generale funzione produttiva originaria, ma anche per il suo perdurante valore paesaggistico-ambientale e come vivente testimonianza della storia della Conca d’oro; per tale ragione, sulla base di esperienze pregresse, si auspica che una forma di gestione possa essere messa in atto con una cooperativa di agricoltori che goda del sostegno pubblico e delle necessarie integrazioni, con l’obiettivo di predisporre un punto vendita all’interno del Parco della Cultura, in relazione alla presenza del centro di informazioni turistiche. Connessioni più mediate, rispetto a quanto predisposto per l’agrumeto, riguardano l’Orto Mangano: il richiesto collegamento meccanizzato con il sottostante parcheggio, è stato risolto con un percorso sottotraccia e risalita in corrispondenza di una vecchia costruzione tra le vie Civiletti e Carmine, all’interno dell’omonimo quartiere. La posizione dell’edificio, a un piano e in avanzato stato di degrado, permette di coinvolgere il contesto abitativo e di accedere all’Orto attraverso le unità edilizie già utilizzate come ristorante, delle quali occorre recuperare i resti della vecchia conceria; gli altri ingressi riattivano il passaggio sotto l’arco di via Civiletti e ripristinano il viottolo che muove dalla rampa di salita dal parcheggio verso piazza Guglielmo II, da ricollegare a tutte le discese dal Carmine per rinsaldare il quartiere all’area a verde. Da questi passaggi, e dalla possibilità di definire un percorso di collegamento con il Belvedere tra le due torri (aprendo varchi esistenti), deriva la sistemazione dell’Orto, con sentieri che ne congiungono le parti pubbliche e/o private (nella proposta si sono sempre fatte salve le proprietà private), disponendo a scopo didattico la presenza di numerose varietà ortive tradizionali della Conca d’Oro al di sotto delle chiome degli alberi esistenti, da coltivare anche secondo tradizione e affiancati da un percorso d’acqua per l’irrigazione (saja).

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