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Ischia (NA), Italia

Riconfigurazione spaziale della cattedrale del castello Aragonese di Ischia

Fabrizio Foti, Bruno Messina

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Suggestioni di un sopralluogo

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tavola 2

Ischia e il Castello Aragonese: il mondo e il suo satellite. Due isole, unite da un sottile istmo, che sembrano riprodursi a scale diverse. I due mondi appaiono come costruiti sulla necessità di un reciproco sguardo. Il paesaggio è artefice di questa relazione. Colori, forme, materie si fondono, nel castello, in un organico, indissolubile micro-cosmo. Incastonato nel suo basamento roccioso, il maniero si erge dal mare come a formare un enorme molare.

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schizzo 1

La tessera mancante del mosaico

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schizzo 2

Osservando da Ischia lo stratificato complesso naturale e artificiale del castello si percepisce con chiarezza la presenza che assume il rudere della Cattedrale dell’Assunta, per dimensione e per posizione. Dai nostri primi sguardi emerge una riflessione sul carattere stereometrico che rende evidente il contrappunto tra costruzione della cittadella fortificata e morfologia del sito. In questo scenario, in cui si distinguono l’articolazione di volumi giustapposti, interconnessi, scavati, perforati del castello e le ispide pareti rocciose dell’isola, le rovine della cattedrale appaiono come il “non finito” di un eroico gruppo scultoreo. Il suo piedistallo naturale è un’isola dell’isola.

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schizzo 3

La prima suggestione, successivamente confermata nel progetto, riconosce quale tema primario la continuità morfologica tra il complesso esistente e l’intervento sul rudere. Dai primi schizzi sino alla più definita proposta progettuale, questo tema è stato perseguito attraverso la ricerca di una configurazione solida e nitida. L’idea di continuità del carattere volumetrico si è radicata nella condivisa scelta di evitare rischiosi e retorici mimetismi. L’obiettivo primario del progetto è, quindi, l’inserimento di una tessera mancante nel “mosaico” complessivo del sistema unico del Castello Aragonese e dell’isola di Ischia.

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schizzo 4

Il principio costruttivo

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schizzo 5

La proposta progettuale si fonda sull’idea di una struttura autonoma che ricopra e avvolga le rovine dell’antica cattedrale, preservandole. Esternamente il sistema di protezione restituisce all’insieme, attraverso la sua secca articolazione volumetrica, un evidente carattere stereometrico. Internamente, invece, essa ristabilisce, ri-organizza e ri-proporziona la sequenza degli spazi della navata centrale, delle navate laterali e del transetto, attraverso un chiaro sistema tettonico. L’esigenza di reversibilità dell’intervento è garantita dal principio costruttivo alla base del nostro progetto: un sistema rigido intelaiato e montato a secco, costituito di travi di legno lamellare, di sezioni variabili, e puntualmente incernierate al suolo. Tale struttura si compone secondo differenti e ordinati sistemi: - un telaio principale che delimita il perimetro dell’originaria navata centrale, con un’altezza complessiva compresa tra l’imposta degli archi delle navate laterali e il colmo dell’arco trionfale della cattedrale; - un diaframma ad esso corrispondente, costituito da una densa trama di lamelle di legno, con funzione di filtro della luce che entra dalle aperture laterali; - una sequenza di cavalletti binati (posti ai lati di ogni pilastro) che sostengono il telaio principale e scandiscono il ritmo delle campate delle navate laterali; - una copertura costituita di travi in legno lamellare, impostata sull’orditura principale, con orditura secondaria ortogonale di travi binate su cui si ancora una fitta trama di listelli di legno; - una struttura incernierata al sistema di copertura, cui corrisponde l’episodio eccezionale di un lucernaio cilindrico sospeso all’interno del grande foro della volta crollata nel transetto; - un involucro esterno in pannelli di multistrato marino di Okume.

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schizzo 6

Come una copertura archeologica, la struttura intelaiata riconfigura un’organizzazione di relazioni e di spazi compiuti, restituendo una condizione di interno a ciò che attualmente è esterno. Questo sistema consente di ripristinare il collegamento diretto tra la chiesa e la cripta gentilizia, attraverso la scala esistente, ristabilendo così una diretta relazione e una continuità di fruizione tra i due livelli.

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fotomontaggio

La macchina di luce

La luce agisce come materia fondamentale del progetto.

All’interno, la luce si diffonde nella navata centrale dalle aperture poste sopra le navate laterali. Questa luce è filtrata e riflessa grazie al ritmo serrato del tessuto dei listelli di legno. Attraverso questo sistema, la luce appare in certi momenti del giorno vibrante, tra dense penombre e intensi raggi luminosi, in altri momenti si manifesta come un bagliore tenue e diffuso. Sul fondale principale dell’originario spazio liturgico è stato immaginato un dispositivo di captazione zenitale della luce, un episodio eccezionale, per forma, dimensione e significato: un lucernaio cilindrico sospeso nel grande foro del transetto. In controcampo, nel doppio taglio di luce verticale del grande portellone a bilico nell’endonartece, si manifesta il contrasto tra penombra interna e forte bagliore esterno. La luce accecante, che penetra nell’aula della cattedrale attraverso questa grande apertura, precede la graduale riappropriazione della realtà esterna, introiettando il paesaggio maestoso del monte Epomeo.

All’esterno, il portale del nuovo volume, con i suoi profondi sguinci, produce un forte effetto plastico percettibile anche alla scala del paesaggio.

All’interno la luce dà forma al vuoto attraverso dense penombre, all’esterno ristabilisce, attraverso un procedimento di astrazione, l’intellegibile stereometria del volume della chiesa. L’involucro in pannelli di multistrato marino di Okume ossidandosi restituisce, attraverso un sottile slittamento di senso e materia, la percezione della sostanza tufacea del maniero.

La luce mette in evidenza, così, l’essenza della continuità tra il nuovo e l’antico, tra natura e artificio, tra architettura e paesaggio.

Leco

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