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Teheran, Iran

Designing in Teheran

Concorso internazionale di architettura

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Schizzo di progetto

“Sous les pavés de Paris, la plage», sotto le strade di Parigi ci potrebbe essere la spiaggia: ovvero sotto le costrizioni borghesi del quotidiano si nasconde un’altra vita”.

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Evoluzioni plastiche

La sensazione, osservando Teheran, è che se ne nasconda più d’una.

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Tavola di concorso

Sotto l’antico altipiano s’estende l’immagine di una metropoli che si versa sul territorio: un’intricata eterogeneità urbana, stratificata, fluida, e forse per questo difficilmente definibile. Qui, di fronte a questo melting pot estetico, quanto essenziale, inizia la sfida dell’architettura: come negli slogan del maggio ’68 – che invitavano a creare delle “situazioni”, che rendessero l’esistente appassionante – viene da chiedersi in che modo vedere, riconoscere e plasmare, senza dover concretare rigidamente, dei luoghi, delle organizzazioni spaziali, delle forme d’essere, delle prassi culturali. L’obiettivo diventa quindi: aggiungere il nodo, l’articolazione, la trama, che stimoli il dialogo continuo tra le disomogeneità pre-esistenti; lo studio di un elemento che catalizzi le differenze senza confonderle, che induca una contaminazione senza omologazione. L’atteggiamento, l’acquisizione « d’una visione complessa della realtà che sostituisca la progettazione di azioni di trasformazione » , […] che alla definizione oggettuale tradizionale sovrapponga e/o sostituisca una visione processuale […] dell’insieme. (I. Abalos, Atlas del pintoresco) L’idea, in una città dalla storia millenaria, velocemente sviluppatasi a partire dagli anni ’50, e proprio nel maggio ’68 – segno della mutata posizione assunta all’interno del mondo occidentale – ospite della Conferenza internazionale sui diritti dell’uomo, rispondere alla primaria esigenza di dialogo di due mondi, solo apparentemente, distanti, quello mediorientale – che in questo caso rappresentava il contesto fisico, il terreno, e quello occidentale, che in questo caso rappresentava il pre-testo, il seme. Nell’analisi preliminare, si sono quindi sovrapposti, innanzitutto, lo studio dell’inserimento fisico del progetto architettonico nel tessuto urbano e lo studio delle strategie commerciali Benetton. Il risultato, determinato allo stesso tempo dall’attenzione alle prassi e attività d’utilizzo dello spazio pubblico culturalmente diffuse, così come da quelle dettate da logiche di mercato, ha portato ad una sensibile attenzione posta alle soluzioni possibili ipotizzate per la quota 0.00. Territorio sperimentale di nuove forme d’incontro culturale, soluzione d’organizzazioni spaziali, occasione di ricerche tecnologiche, il progetto s’è confrontato anche, inevitabilmente, con le contingenti questioni ambientali, ipotizzando – a fini di comfort termico e climatico, una doppia pelle dell’edificio: una pelle interna in legno a maglia stretta con delle piccole fessure, ed una esterna in pietra massiccia (accumulatore di calore) a tessitura realizzata in tegole, mattoni e pezzi di cemento riciclati. Gli edifici sono inoltre dotati dei più avanzati impianti tecnici e tecnologici. L’intero consumo annuale di energia elettrica del complesso è azzerato dall’installazione di un impianto solare fotovoltaico di potenza nominale pari a 60 kWp, per la produzione di 120 MWh/anno e la mancata emissione di 67 tonnellate di CO2 per anno. Il comfort ambientale è garantito dall’installazione di un sistema di riscaldamento e raffrescamento a pavimento e soffitto radianti, funzionanti con acqua a bassa temperatura e gestiti da centraline programmate in base alle esigenze dei singoli ambienti, nonché dall’installazione di un sistema solare di produzione dell’acqua calda sanitaria . Il sistema di illuminazione a led è controllato mediante sensori di irraggiamento al fine di ridurre drasticamente i costi e favorire il risparmio energetico. Infine la scelta formale. Costruzione di nuovi universi possibili, tanto più in un caso territoriale, come quello iraniano, in cui un realtà culturale locale, si confronta decisamente con una immanenza sovralocale forte, l’architettura scelta struttura il lotto attraverso armonie geometriche, basate su una sincronizzazione di forme e ritmi dimensionali in grado di generare varietà volumetriche e una molteplicità di visuali, scegliendo di fatto una via linguistica se non neutra, astratta, e si fonde, ancora una volta, con un opposto concettuale: la volontà d’esprimere significati simbolici. Il disegno residenziale, che, da un lato, rappresenta l’insieme di schegge di materia che, attraverso un processo parassitario si legano ai corpi, divenendo delle molecole e la crepa presente alla quota zero, dall’altro, che simboleggia i terreni aridi classici della struttura urbana delle città medio-orienatli, ne sono esempi.

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Tavola di concorso

Tra ideale e reale, l’architettura. Il tentativo di entrare a far parte di un processo di trasformazione. Chtcheglov had written “Architecture is the simplest means of articulating time and space, of modulating reality, of engendering dreams” .

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Prospetto_large

Prospetto principale

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Tavola di concorso

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Sviluppo in sezione

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Esternodietro_large

Vista esterna

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Ambiente interno, uffici

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Planivolumetria

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Residenze sul tetto

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Spazio pubblico, intersezione volumetrica

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Shop al piano terra

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Schizzo di progetto

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Europaconcorsi cura il servizio di informazione sui bandi di progettazione e la realizzazione del servizio albo-on-line delle seguenti associazioni professionali:

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