© Beppe Giardino . Pubblicata il 06 Novembre 2009.
Per quale motivo un edificio industriale costruito nel 1936 ha un’attitudine tanto forte a diventare un “contenitore” per l’arte contemporanea? Indubbiamente perché nell’immaginario di Mario Merz, che ha scelto questo luogo per collocare la sue opere, soggiornavano sensazioni e previsioni che contemplavano una sorta di complicità tra forma e spazio dell’edificio e la forma delle sue opere nello spazio. Il progetto di ristrutturazione ha perseguito, su espressa indicazione di Mario Merz, la ricerca dell’originaria semplicità dell’impianto e ne ha riproposto una lettura facilmente riscontrabile, ma anche evocativa, della sua funzione passata. L’edificio, situato in Borgo San Paolo, quartiere interessato agli interventi di riqualificazione urbanistica e culturale di Torino degli ultimi anni, era la centrale termica delle frontestanti Officine Lancia, a cui era collegato da numerosi condotti e tubazioni sotterranee. L’operazione di eliminazione di queste connessioni, quasi una recisione del cordone ombelicale che legava la centrale termica alle officine, è stato il momento di genesi che ha sancito la funzione autonoma dell’edificio. Lo sforzo dei progettisti è stato quello di rendere più “puri” gli spazi interni ed i volumi in genere, spogliandoli di tutte quelle superfetazioni non naturali che nel tempo e per esigenze congiunturali si erano affastellate in maniera disordinata a ridosso alle forme originali. L’edificio ha una superficie complessiva di 3.200 mq dei quali 1.400 destinati ad area espositiva, articolati su tre livelli e comprendenti un’area esterna, e i restanti adibiti a servizi (biblioteca, centro studi, bookshop e caffetteria). Il piano interrato conserva la presenza di alcuni locali tecnici in uso alla centrale termica. Lo spazio, realizzato ex novo con accesso diretto dalla scala posta nel salone al piano terra e anch’esso destinato all’esposizione delle opere, oltre ad una sua autonoma suggestione, offre lo scorcio visivo della vasca esterna degli ex serbatoi, posta alla stessa quota. La vasca, anch’essa utilizzata a fini espositivi, è il luogo che più di ogni altro riporta alla memoria la passata funzione dell’edificio. Il salone al piano terra, alto 10 metri e con una larghezza media di oltre 15, è illuminato dalla luce proveniente dalle ampie vetrate poste sul lato prospiciente la piazza, anch’esse rigorosamente conservate. Il primo piano è in parte utilizzato a fini espositivi ed in parte ospita i locali adibiti a biblioteca e centro studi. La sobrietà ricercata e la cura con la quale sono state individuate e valorizzate le forme originarie dell’edificio, non hanno impedito l’utilizzo di tecnologie di avanguardia per quanto concerne gli impianti termofluidici, elettrici e speciali, alcuni dei quali sono stati posati “in vista” a sottolineare il carattere dell’intervento. Le colorazioni esterne e le decorazioni sono state ripensate escludendo le esistenti tinte ocra e grigio intenso, frutto di interventi sovrapposti e successivi all’impianto, e sintonizzate ai toni naturali degli elementi lapidei costituenti la zoccolatura e alle cornici esterne dei serramenti.
© Beppe Giardino . Pubblicata il 06 Novembre 2009.
Supervisione: Beatrice Merz
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Impianti elettrici: Ing. Gianfranco Garrone
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Impianti termofluidici: Ing. Massimo Cherubini
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Strutture: Ing. Luciano Goffi
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Coordinatore della sicurezza: Ing. Stefano Ferretti
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Coordinamento amministrativo: Stefania Stacchini
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Imprese costruttrici: ATI Consorzio Virgilio – BIT C.T.C. TAICO di Silvio Curti
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