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La Spezia (SP), Italia

Riqualificazione architettonica e artistica di piazza Giuseppe Verdi a La Spezia (1a fase)

"Impronte"
|dare-architettura|, Rudy Davi, stefano bizzarri, Stefano Babboni

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Vista

La strategia di progetto muove dall’analisi storica delle stratificazioni del tessuto urbano della Spezia, ricercando una chiave reinterpretativa del grande sistema lineare e longitudinale della città, rappresentato dall’asse viario su cui si sviluppa l’area di intervento. Il sistema viario incide infatti sulla fruizione della città creando un parallelismo alla linea di costa difficilmente intersecabile. Lo stato attuale di piazza Verdi tuttavia rappresenta l’ultima fase di un processo di modificazione urbana che vedeva qui costruito il volume ingombrante dell’edificio per le rappresentazioni d’arte del Politeama (di fronte all’attuale edificio delle poste) già nella seconda metà dell’ottocento. Con la sua dislocazione l’edificio creava lo sfondo di un primo asse stradale rettilineo interrompendo la prospettiva a campo lungo successiva alla sua demolizione e che persiste tuttora. Si pone la necessità nel progetto di lavorare sulla memoria in maniera operativa diretta, non attraverso rievocazioni storiche oggettive e sensibili del volume preesistente del teatro, ma grazie alla sensibilizzazione verso il residuo impalpabile dell’anima di quel luogo. Adottiamo una rilettura evocativa del sedime architettonico che lavora sul perimetro delle vecchie fondamenta dell’edificio sotto il livello del suolo. Il livello della piazza viene quindi sprofondato al di sotto della quota carrabile creando una cavea artificiale a cielo aperto, sull’impronta di fondazione del teatro ottocentesco. Uno spazio di relazione pubblica che permetta la differenziazione dei livelli di fruizione della quota pubblica pedonale da quella carrabile, che rimane in superficie decentrandosi dall’asse rettilineo. Lo spazio ribassato pubblico riprende l’idea dell’impronta solcata nel terreno su cui poggiavano le basi del Politeama, e lavora in analogia con altri esempi ben collaudati di piazze pubbliche ribassate sotto il livello del suolo come la piazza “ Sergel’s Torg” di Stoccolma. A questa primo livello di interpretazione del tema di concorso si aggiunge come necessità strategica la ricostruzione della trasversalità rispetto ai grandi assi longitudinali della città, che ricolleghi le pendici dei colli fino alla linea di costa. Strategico diventa quindi il lavoro sullo snodo di piazza Verdi come filtro di distribuzione dell’attraversamento trasversale , tanto a livello puntuale nella piazza quanto a scala urbana nell’intera città. Una prima rampa permette la discesa al livello sottostante della nuova piazza, fino alla risalita dalla parte opposta, evitando l’attraversamento a raso della quota stradale. Il sistema trasversale ricerca la ricucitura su più fronti della Piazza come palcoscenico, spazio ritrovato con un’anima rappresentativa e teatrale. Spazio atipico, ibridato e versatile; paradossalmente in attesa della spontanea rappresentazione della vita quotidiana dei cittadini.

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Tavola 1

Politeama 1880 Politeama 1933 Sedime Politeama 2009

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Tavola 2

In questo modo si va a risvegliare quella parte del vecchio teatro in cui testimonianze di fondazioni potrebbero essere del tutto credibili. Questo sprofondamento della piazza in corrispondenza del vecchio sedime del teatro allude decisamente alla sua impronta. Un’impronta che rappresenta quindi la sua passata esistenza, mentre il perimetro viene evidenziato da un potente fascio luminoso lanciato al cielo che va a rappresentare la sua memoria e la sua nuova presenza in chiave moderna. La sua lettura avviene in modo immediato sia che il fruitore sia in automobile sia che il fruitore sia un pedone. Quest’ultimo a mezzo di due rampe (la prima nell’attuale via Massimo d’Azeglio e la seconda nell’attuale via dei Colli) può scendere nella piazza situata a -4,5 mt rispetto al piano degli edifici circostanti. In questo modo il pedone può raggiungere la piazza, viverla, attraversarla e risalirne sul suo lato opposto. Il nuovo progetto va quindi a creare una nuova trasversalità di passaggio tra il mare ed il colle e viceversa in maniera diretta che precedentemente era violato dall’impedimento carraio. L’accesso alla piazza interrata è permesso anche da un accesso diretto dal fronte dell’edificio delle poste a mezzo di una grande scalinata-platea. L’intenzione è stata quella di creare un nuovo teatro all’aperto in cui i fruitori della piazza siano gli spettatori i quali possono accomodarsi sulla nuova platea formata da gradinate nelle quali sono localizzate impronte di sedute di corpi umani che rievocano la presenza dei passati spettatori a teatro. Il palco è invece rappresentato dalla parte di piazza interrata parzialmente scoperta e coperta in cui potranno svolgersi performance di vario genere e svolgersi anche mostre e ogni cosa a carattere culturale. Grazie ad una chiusura a sistema retrattile la zona di piazza coperta potrà poi successivamente essere chiusa durante le ore notturne o quando se ne ritenga la necessità. In questo spazio nel momento in cui non vi saranno manifestazioni, diverse attività commerciali alimenteranno e manterranno vivo questo luogo evocativo, rappresentato anche nella pavimentazione da calchi di uomini che vanno a impersonificare la presenza dei vecchi attori sul vecchio palco del Politeama. Il “nuovo Teatro” è abbracciato oltre che dagli edifici neoclassici che vi stanno attorno anche da quattro distinte aree verdi che vanno a ricreare quella delicata atmosfera di luogo di sosta, socializzazione e riflessione limitrofa ad una piazza-teatro in cui alberature permettono la sosta in zone d’ombra. Si ottiene quindi una passeggiata in quota su ambi i lati della piazza a diretto contatto con il verde. La circolazione automobilistica risulta a questo punto essere totalmente secondaria nell’intervento dal punto di vista di impatto urbano. Appare come un elemento che entra nel progetto con relativa forza. Allo stesso modo del progetto attuale attraversa la nuova piazza in modo trasversale con una riduzione di corsie a quattro mantenendo le condizioni di traffico odierne ma riducendo gli innesti perpendicolari alle sole due vie principali ovvero via Nicolò Tommaseo e via 20 Settembre.

Per tutto l’intero attraversamento della piazza, la strada viene mantenuta nascosta da una serie di dune artificiali modellate sull’orografia del terreno, le quali vanno anche a creare nuovi spazi di parcheggio e allo stesso tempo a nascondere le potenziali auto parcheggiate dalla vista del pedone.

Note sull’opera artistica integrata

“C’è una cosa che proprio non posso dimenticare….

tutto quello che facciamo nel bene o nel male, rimane, impalpabile come la scia di un profumo, come un’idea o un ricordo, e netto, come un solco, un’impronta “indelebile” del nostro passaggio…..

Musil diceva : ” Ciò che è grande nell’uomo è che egli è un ponte, non una meta….....”

Con la memoria di questo pensiero, abbiamo creato un ” ponte temporale ” come legame tra ciò che è stato, e ciò che può divenire… La memoria del teatro Politeama, e il suo abbattimento….. il recupero di un luogo in cui l’arte creava l’incontro tra le persone e fungeva da ” collante sociale ”.... Gli artisti con le loro espressioni, il loro parlare, cantare, urlare, piangere, gioire e danzare, sudare sbattersi, rotolare e sussultare, rincorrersi, amare o nascondere, fingere e credere, trascinare nel loro mondo un’intera tribù di spettatori pronti a viaggiare con loro e a loro abbandonarsi….. fiducia, stupore, rancore e tutte le infinite emozioni che muovono gli uomini…..hanno lasciato il loro passaggio, il loro essere stati lì…. quel passaggio a cui noi, insieme abbiamo deciso di dare importanza; Da un lato l’ impronta architettonica, quella del Politeama, e dall’altro l’impronta delle persone che lo hanno vissuto…. di questo mi sono occupato come artista, delle persone, e di come hanno vissuto il luogo. Ho immaginato tutti quegli spettatori seduti, ed ho pensato di crearne la memoria attraverso il calco corporeo, della seduta di alcuni di loro sulla nuova platea…. e la possibilità di essere protagonisti per questa volta dipingendo il calco con pittura fluorescente visibile di notte. Ho inoltre rivisto le azioni degli artisti e la loro a volte effimera esistenza…. ed ho pensato a qualcosa di più misterioso e impermanente, come un’ impronta lasciata sopra un’ ombra….. il corpo che tocca il palcoscenico nero e lo contamina; in questo caso l’ intervento a cui ho pensato è quello di una serie di impronte corporee su fusaggine che verranno fissate sul nuovo palco, quasi fossero fotografie rimaste nella memoria del tappeto di scena. Tuttavia c’è una cosa che invece non possiamo recuperare del tutto, e sono le persone e gli artisti che hanno realmente vissuto il Politeama….Ecco perchè ho pensato di realizzare la mia opera con un’ azione performativa che coinvolgesse almeno 50 abitanti della Spezia, per ricreare quell’idea sociale di unione artistica.”