© PUZZLE DESIGN FACTORY . Pubblicata il 13 Gennaio 2010.
TRA TERRA E MARE
© PUZZLE DESIGN FACTORY . Pubblicata il 13 Gennaio 2010.
Genesi del Progetto
© PUZZLE DESIGN FACTORY . Pubblicata il 13 Gennaio 2010.
La città della Spezia vive un rapporto di convivenza conflittuale con il mare. Esso è un elemento chiaramente percepito, ma sembra nascosto e partecipa solo marginalmente della vita cittadina.
by Carlo Bernardini
© PUZZLE DESIGN FACTORY . Pubblicata il 13 Gennaio 2010.
L’idea progettuale prende così le mosse dalla volontà di rifondare l’identità urbana, che dal mare trae le sue origini, favorendo simbolicamente la penetrazione dell’acqua nel cuore della città, attraverso il suo ingresso all’interno di Piazza Verdi. Una piazza che si propone di assumere nuovamente la funzione di fulcro, riscattandosi da quella attuale di luogo di transito e passaggio per il traffico veicolare.
© PUZZLE DESIGN FACTORY . Pubblicata il 13 Gennaio 2010.
Nella nuova piazza due livelli ideali si sovrappongono ed intersecano. La maglia urbana ortogonale della città ottocentesca, poi riconfermata da quella novecentesca, determina la misura, ricavata dalla regola compositiva del Palazzo delle Poste dell’architetto Angiolo Mazzoni, con la quale gli elementi del progetto si confrontano. Ad essa si sovrappongono le linee del mare, che irrompono all’interno della Piazza dalle vie D’Azeglio e Micca, le sole dalle quali è possibile traguardare lo specchio d’acqua, per poi propagarsi, intersecandosi con la maglia urbana, ed assumere prima uno consistenza bidimensionale nelle fasce di pavimentazione blu (Ttura), poi consistenza volumetrica nel sistema d’illuminazione principale, la cui forma rimanda a quella di vele, e nell’elemento evocativo centrale, la Porta dello Spazio, che simbolicamente vuole rappresentare la congiunzione tra i due sistemi, TRA TERRA E MARE. E’ dalla relazione tra questi due elementi che il progetto trae origine: Piazza Verdi è così intesa come luogo di congiunzione tra centro storico e lungomare, cuore identitario della città.
© PUZZLE DESIGN FACTORY . Pubblicata il 13 Gennaio 2010.
Viabilità
Il numero della carreggiate è ridotto a tre. L’eliminazione dei pini marittimi permette di collocarle in posizione centrale, dedicando così al traffico una sezione della piazza analoga alla via Chiodo e raddoppiando lo spazio pedonale su ciascun lato. Si è scelto di mantenere il trasporto pubblico in entrambe le direzioni sulla direttrice via Vittorio Veneto – via Domenico Chiodo, di ridurre quello privato ad una corsia per gli autoveicoli provenienti da via Chiodo e di limitare l’ingresso alla prima parte della piazza, sino a via dei Colli, per quelli provenienti da via Veneto e via Venti Settembre. L’accesso alla piazza dalle vie D’Azeglio e Micca non è più permesso ed i parcheggi all’interno della piazza sono eliminati per massimizzare lo spazio dedicato alla parte pedonale. Sono invece mantenuti i parcheggi per auto e motocicli attualmente esistenti, collocati lungo le strade perpendicolari alla piazza. La sezione carrabile e quella pedonale, separate da dissuasori, non si distinguono né matericamente né per altimetria, sono infatti entrambe pavimentate in pietra arenaria e ttura e si impostano alla medesima quota: in un’ottica di progressiva pedonalizzazione della piazza, lo spazio è concepito per adattarsi a successive modifiche nel tempo senza ulteriori interventi.
Pavimentazione
La piazza è pavimentata in pietra arenaria della Formazione Macigno: questa pietra, di estrazione locale e pertanto economica, caratterizza già in una tonalità diversa le zone pedonali della città. Si alternano all’arenaria le fasce blu che rievocano il mare, realizzate in piastrelle di Ttura, un materiale innovativo ed ecologico: resistente ed adatto all’uso in esterno, composto al 15% da resina colorata priva di solventi ed all’85% da residui vetrosi riciclati, permette la riflessione della luce diurna ed aumenta la percezione delle fasce come onde del mare.
Elementi compositivi
La maglia urbana è strumento di misura degli elementi compositivi, la cui posizione rievoca la presenza dei porticati, che qui eccezionalmente s’interrompono per dar luogo alla piazza stessa.
Nelle aree in corrispondenza dei palazzi Boletto (F), Contesso (A) ed in quella ad esso prospiciente (D) si articolano i salotti urbani (S). Concepiti come patii che assecondano l’andamento longitudinale della piazza, questi si configurano come una successione materica di pavimentazioni, cemento, legno e vasche di ghiaia, alle quali si alternano sedute in pietra arenaria ombreggiate da alberi di arancio, essenza “autoctona” che si è scelto di mantenere in quanto elemento identitario della piazza.
Antistante al Palazzo degli Studi© si colloca invece un prato inteso come area di relax e svago per gli studenti del liceo classico Costa.
Lo spazio prospiciente il Palazzo delle Poste e le scuole primarie (B – E) è mantenuto perlopiù libero. Concepito, in un’ottica di flessibilità, come luogo destinato a manifestazioni culturali, esso vuole essere un palcoscenico urbano, il cuore della piazza, che trae senso e significato proprio dallo svuotamento che qui si attua. Questo permette di avere una visione integrale del restaurato Palazzo delle Poste, al quale si antepone la Porta dello Spazio (P), che non ne ostruisce la vista grazie alla sua inconsistenza materica, ma anzi ne sottolinea la presenza, fungendo da elemento accentratore dell’intera piazza e rendendola riconoscibile anche a lunga distanza. Unico elemento parzialmente costruito in quest’area sono le pensiline di attesa dei mezzi pubblici (M). In stretta relazione agli importanti giardini pubblici del centro cittadino, esse si configurano come sale d’attesa all’aperto, le cui pareti sono muri verdi verticali. All’interno di esse si prevede l’inserimento di un tabellone luminoso per la consultazione del proprio turno agli sportelli postali, così che i clienti non debbano necessariamente aspettare all’interno dell’edificio.
La “Porta dello Spazio”
Elemento di congiunzione simbolico tra terra e mare, la Porta dello Spazio si colloca nel luogo dove sorgeva il teatro Politeama Duca di Genova, come a rievocarne la presenza. Punto ideale di passaggio tra la città antica e quella moderna, essa costituisce un elemento accentratore dello spazio longitudinale e un riferimento visivo che indica chiaramente la presenza della piazza lungo l’asse prospettico via Vittorio Veneto – via Domenico Chiodo, ripristinato attraverso l’eliminazione dei pini marittimi. La scultura si compone di due unità visive autonome, costituite da elementi distinti: uno in acciaio inox visibile di giorno, l’altro in fibra ottica visibile al calare della luce diurna. Le strutture in acciaio inox si configurano come forme aperte e permeabili, materializzazione delle linee del mare che solcano la pavimentazione della piazza, nel cui interno trova alloggio il secondo sistema visivo in fibra ottica, come “forma nella forma”. Il vuoto nella massa plastica della scultura, privilegia la trasparenza della forma sul paesaggio, chiamato così ad essere visivamente parte integrante del volume stesso. Le linee di luce in fibra ottica, che inizieranno ad esistere con l’imbrunire, prenderanno progressivamente tanta più forza visiva, richiamando simbolicamente la funzione di faro, quanto più perderà lentamente la sua visibilità, col sopraggiungere del buio, la scultura in acciaio.
Illuminazione
L’illuminazione principale è costituita da una serie di lampioni di forma triangolare realizzati in tubolare di acciaio inox che rievocano la forma delle vele di ideali imbarcazioni che “solcano” la piazza. Questa illuminazione è poi integrata da corpi illuminanti posti al di sotto delle sedute del “salotto urbano” permettendo una illuminazione diffusa che consente di usufruire della piazza come centro di aggregazione anche nelle ore notturne. Nella parte centrale è prevista una serie di faretti a terra in corrispondenza del palazzo postale: questi sono disposti secondo la maglia ortogonale urbana e oltre a sottolinearne l’andamento emettono luce (eventualmente sagomando il prospetto del palazzo del Mazzoni qualora non sia prevista altra forma di illuminazione dello stesso) senza neutralizzare l’effetto spaziale reso dalle fibre ottiche della “Porta dello Spazio”. Ad accentuare i riflessi che le fasce di pavimentazione blu (ttura) consentono (essendo realizzate all’80% in vetro) sono disposti alcuni fari sagomatori in posizione strategica che colpiscono ed esaltano il contrasto tra i due materiali della pavimentazione principale.