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Viareggio (LU), Italia

Codice a barre

Edificio a destinazione artigianale

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Progetto: Gumdesign (laura fiaschi + gabriele pardi + tommaso signorini)

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Il progetto nasce dal duplice stimolo che deriva dallo stato dei luoghi e dalle risorse economiche da investire; un lotto dalla geometria regolare generato da un rettangolo stretto e lungo e lo scontro con i costi eccessivi. Come spesso accade le difficoltà diventano punti di partenza e di sollecitazione creativa.
La grande disponibilità e temerarietà della committenza ci ha permesso di esaltare le caratteristiche tipiche della prefabbricazione orientata verso l’edificio industriale, di combattere pacificamente con la tipica mentalità del prefabbricatore. La nostra esperienza nel settore del design industriale e della grafica ci ha permesso di costruire una nuova storia progettuale, la frammistione fra le “arti applicate” ha prodotto un nuovo risultato.
Abbiamo deciso di giocare con l’edificio, secondo quelli che sono i nostri canoni progettuali; così come giochiamo quando affrontiamo un progetto di design, grafica, packaging o anche un allestimento temporaneo. Se scatola deve essere … ebbene sia!
Ci siamo concentrati sull’esaltazione della scatola, un contenitore di numerose attività artigianali; ecco dunque la ripulitura delle forme, della sagoma dell’edificio … un volume puro. Quell’architettura è diventata sempre più un progetto di design … di grafica; un’enorme scatola di cemento da trattare come un contenitore di chissà quali contenuti.

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Ecco che compare l’idea di lavorare le superfici … i pannelli prefabbricati di tamponamento vengono realizzati su fondi casseri e la loro ordinaria produzione prevede pannelli in cemento lisci, decorati secondo un catalogo di stampi siliconici oppure granigliati; nasce l’idea di lavorare su un nuovo concetto di stampo, come quelli utilizzati nelle fonderie di ghisa per ottenere dissuasori, panchine ed altro … e ci convinciamo di dover progettare un nuovo oggetto di design industriale. E da qui il passo per arrivare a concepire che il contenitore di attività artigianali possa essere comunicato all’esterno è breve; nasce l’idea di realizzare un enorme codice a barre … viene realizzato da Rdb su nostro disegno uno stampo di 10 mt per 2,5 mt in acciaio dove una lamiera sagomata ed interventi di carpenteria metallica riprodurranno in positivo il pannello di tamponamento seriale.
Emozionante vedere uno stampo di quelle dimensioni! … abituati a lavorare con piccoli oggetti vicini al complemento d’arredo … lampade, portariviste, vasi, accessori … Una reinterpretazione formale del codice commerciale che dalla bidimensionalità passa alla tridimensionalità, dalla piccola, piccolissima dimensione passa alla grande dimensione … un edificio di 120×30 mt ed alto 10 mt …
L’intervento successivo avrebbe riguardato la pelle dell’edificio, la grafica applicata all’edificio … il colore … necessario secondo noi per rendere ancora più forte e deciso il progetto; la facciata dell’edificio viene esaltata da due toni di grigio, un grigio scuro nelle scanalature ed un grigio chiaro sulla superficie … il codice a barre è adesso evidente nella sua tridimensionalità. Compaiono poi, con rigore geometrico e spaziale, oltre 400 finestre verticali, strette ed alte, esaltate dai tre colori scelti … blu, rosso e giallo … e dalla cercata casualità di finestre e portoni a vetro ed alluminio.
Il prospetto è irriverente ed ironico … tutto l’edificio adesso è leggero ed esile; si fa notare … è diventato una presenza particolare in una zona destinata dal regolamento di piano ad essere piatta, basata su edifici monocromatici, finestre a nastro, tamponamenti basici in cemento e graniglia … e l’avventura continua!

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Gabriele Pardi & Laura Fiaschi-Gumdesign

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Uno speciale ringraziamento a Franco Signorini e all’architetto Giorgio Ramacciotti.

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A proposito della bellezza
Architettura industriale a Viareggio

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In un prossimo futuro, il paesaggio sarà sempre più profondamente modificato da nuovi insediamenti commerciali o industriali. Quando si pensa a queste costruzioni vengono in mente edifici uniformi, costruiti senza alcuna idea architettonica, che seguono strategie costruttive sempre uguali e monotone. Non c’è dubbio che in Toscana il problema si avverta: bellissime zone, come la via che da Pisa conduce a Volterra, sono state abbrutite da costruzioni industriali in serie.
L’architettura antica si era tuttavia spesso misurata con le forme semplici ed eterne di edifici di immediata utilità: granai, cisterne, fabbriche o protofabbriche. Alla protagonista del romanzo di Forster A room with a view, S. Croce appare come un enorme granaio. E che cos’è, se non uno straordinario capannone, il più bello al mondo, l’edificio che chiude la piazza dei miracoli e che ospita l’antico cimitero monumentale?
Se debbono esserci, bisogna che siano belli, questo è da tempo il punto di vista enunciato da molti architetti. Attorno a questo problema si è venuta formando la filosofia industriale di Gea, una società creata a Viareggio nel 2002. La dote che la società possedeva era un terreno edificabile in un’area di espansione urbana, la E2 Comparini. Che fare di quest’area?
Il background di uno dei due creatori di Gea – la stessa persona che ha redatto quest’articolo – era particolare: una formazione universitaria nel campo della storia della cultura nel Rinascimento, culminata in una fellowship a Villa i Tatti, la dimora di Berendson, dove negli ultimi anni, per impulso del direttore Joseph Connors, convergono molti studiosi di storia dell’architettura. Un’ideale di bellezza da perseguire si era alimentato, in quell’anno di fellowship, oltre che al soggiorno sulle colline fiorentine, alle visite delle chiese veneziane costruite in tempo di epidemia e delle ville vicentine di Palladio, Scamozzi, Carlo Scarpa. Il caso, che nella vita svolge sempre un suo ruolo non trascurabile, ha portato gli amministratori di Gea nello studio di Gumdesign, un luogo magico dove Gabriele Pardi, Laura Fiaschi e Tommaso Signorini perseguivano lo stesso ideale di bellezza, una bellezza che potesse conciliarsi con le esigenze di ciò che oggi si chiama il mercato, senza rinunziare alla moralità (il “bello e il vero” di cui parlava Manzoni, convinto com’era che un nesso legasse moralità, bellezza e verità).
Il risultato è lo spazio industriale che presentiamo in queste pagine: 3.000 mq. in cui andranno ad insediarsi attività cantieristiche o collegate con la nautica, una porzione dell’antica Darsena ricostruita a un paio di chilometri dall’originale. Come tutti i progetti, anche il nostro muove da una serie di condizionamenti: la forma del lotto, le regole fissate dal Comune per il piano, le richieste dei clienti, la funzionalità della costruzione rispetto alle attività che vi si dovevano svolgere,l’offerta di elementi prefabbricati da parte delle ditte del settore.
L’edificio è formato da due corpi principali che si vengono rivelando allo sguardo mentre si percorre la strada sulla quale le costruzioni si affacciano, una di forma rettangolare, l’altra caratterizzata da una parete in diagonale. I prospetti laterali sono costituiti da due grandi pareti cieche. Pannelli verticali appositamente disegnati, dalla superficie mossa, riproducono la scansione di linee di un codice a barre, allusione ironica alla destinazione degli spazi. Colorati in due diverse tonalità di grigio, i pannelli richiamano, oltre alla modernità del segno grafico del codice a barre, anche la colorazione tono su tono che caratterizza le facciate delle tipiche case di Viareggio, le cosiddette “viareggine” costruite durante il periodo liberty. Finestre e portoni sono in alluminio: la scansione dei colori dei portoni (azzurro, giallo, rosso) è volutamente scompaginata da quella delle finestre. Le ampie superfici vetrate conferiscono una grande luminosità ai lattei spazi interni, dominati dalla linea decisa della trave “imago” di Rdb. Molte delle inutili decorazioni che, concepite per rendere più decoroso l’edificio, l’abbrutiscono, come i rivestimenti in graniglia, sono stati volutamente eliminati.
Non è stato facile convincere gli acquirenti ad utilizzare un ambiente di lavoro diverso dai soliti cui erano abituati. È emerso che per molti il luogo di lavoro può, anzi, deve essere brutto o impersonale. Il progetto iniziale prevedeva bagni rivestiti anch’essi con piastrelle colorate dello stesso colore degli infissi: questa, come altre piccole battaglie, non siamo riusciti a vincerla, e i bagni sono ora di un più banale grigio. Come nelle ville realizzate da Carlo Scarpa ci sarebbe piaciuto che la progettazione si estendesse ad ogni minimo dettaglio: volevamo ridurre al minimo le recinzioni e caratterizzarle con decorazioni nello stile tipico del Gumdesign: ragioni economiche e pratiche ce lo hanno impedito. Altre battaglie ci attendono in futuro: riusciremo a salvaguardare un prospetto progettato con tanto amore? I regolamenti urbanistici non prevedono nulla a difesa delle facciate degli edifici ad uso industriale. Gea e Gumdesign si augurano di poter collaborare in futuro, sviluppando in forme ancor più coraggiose e coerenti la stessa filosofia industriale che ha ispirato la creazione di questo spazio. Buona visione
Luigi Lazzerini-Gea [ llazzerini@itatti.it ]

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