Per ben comprendere le motivazioni che ci hanno spinto a presentare il progetto proposto, dobbiamo ricalcare i passi della storia della creazione e dei mutamenti di piazza Verdi nel corso dell’ultimo secolo. Nata nella prima metà del Novecento allo scopo di favorire l’espansione cittadina in direzione del quartiere di Migliarina, piazza Verdi possiede una vasta superficie oggi quasi totalmente destinata al traffico automobilistico. In realtà la piazza fu concepita negli anni Venti per svolgere una forte funzione pubblica con l’individuazione delle prestigiose istituzioni scolastiche di primo e secondo grado, cui si è aggiunta nei secondi anni Venti e nei primi anni Trenta la funzione di centro servizi pubblici (col Palazzo delle Poste e delle Comunicazioni) e di amministrazione (col Palazzo del Governo). La vitalità della funzione di “centro servizi” non è venuta meno nella storia del secondo dopoguerra, malgrado la delocalizzazione dell’Istituto di Stato Ragionieri “Da Passano” e della sede centrale delle Poste, a significare un baricentro effettivo della piazza rispetto alla vita sociale e amministrativa cittadina. Le rughe del tempo hanno invece offuscato la sua morfologia piegando la piazza al servizio della viabilità su ruota, con uno spartitraffico fittizio. Nella storia della piazza rimane, come suggestione, il tema dell’assenza: assenza della scomparsa dell’edilizia popolare che seguiva l’andamento curvilineo della costa al di qua del promontorio cancellato; assenza di quello sperone collinare affacciato sul mare che conteneva in sé le ragioni spazio-temporali dell’antica Spezia; assenza di quel teatro massimo che, distrutto al centro dell’antipiazza, avrebbe dovuto risorgere nell’isolato a monte. Piazza Verdi venne ricavata dalla soppressione e dall’abbattimento del Teatro Politeama Duca di Genova e dei palazzi ad esso limitrofi sorti lungo il proseguimento di Via del Torretto, la via che un tempo collegava, attraverso la Porta di S. Giovanni Battista, il centro storico con il colle dei cappuccini e i quartieri esterni. La piazza assunse un ruolo strategico determinante nel progetto di ampliamento novecentesco, come punto di sutura tra le aree già edificate ad occidente e quelle agricole della pianura orientale pronte ad accogliere il piano di espansione, nonché come nuovo asse di attraversamento e di baricentro urbano ad alta funzione di servizi pubblici. Tuttavia, solo nel 1933 la facies della piazza può dirsi conclusa così come la vediamo oggi: le due cortine nord e sud sono state realizzate, il collegamento con via Veneto è stato attuato e l’unica direttrice via Chiodo-via Veneto è ben percepibile dalla piazza che non aveva alberature centrali e che furono messe a dimora solo nel dopoguerra. Il tema dell’assenza si ritrova anche nel nostro progetto, che mette di nuovo in rilievo, nel rispetto del passato, le funzionalità pubbliche della piazza. La presenza dell’antico teatro Politeama verrà rievocata con l’inserimento di un elemento-quinta sviluppato in altezza a simulare una sorta di sipario. La quinta, dello spessore di 3 metri e alta 14, ma resa leggera dalla struttura in acciaio, sarà collocata nell’area dove un tempo si trovava la facciata del vecchio teatro e sarà resa praticabile in altezza per l’installazione di luci e sipari. Essa sarà composta da maxi schermi video ad alta definizione, ingegnerizzati per lavorare all’esterno in tutte le condizioni atmosferiche. Realizzati in forma modulare, questi pannelli-moduli, adattabili a tutte le dimensioni e superfici, potranno essere controllati in maniera autonoma, in modo da proiettare immagini, che dall’idea dell’artista, saranno immagini denominate “ORA e SUBITO”, nelle quali verranno riprese, tramite telecamere posizionate all’interno della piazza, persone, eventi e spettacoli che scandiranno il passaggio dei giorni nelle diverse stagioni. Al di sotto di questo elemento verrà realizzato un palco semovente in legno, essenza teak, che si muoverà dal filo della pavimentazione, fino ad una altezza di cm. 120. Sul lato ovest, in fronte alla quinta, verranno realizzati due blocchi di gradoni sviluppati ad L, sempre in teak, che si solleveranno in altezza da un massimo di cm.100 – 45 per poi scendere fino a livello piazza. Queste movimentazioni permetteranno l’uso diverso degli spazi, da luogo del quotidiano passeggio e sosta, ad eventi teatrali, musicali, così come mercati, esposizioni e quanto altro. I due blocchi, disposti a formare una platea, inviteranno tutti a sedersi e lasceranno uno spazio unico vuoto e aperto alle loro spalle, scandito da una pavimentazione che riproporrà l’antico andamento viario della zona. Questo spazio sarà deputato a luogo della memoria e ravvivato da giochi d’acqua e di luce. L’acqua e la diversa texture della pavimentazione scandiranno il percorso della memoria del passato, invitando il visitatore alla contemplazione. I giochi d’acqua, modulati da ugelli sequenziali a tempo con getti in varie direzioni e altezze, daranno una sensazione di continuità con tutta la pavimentazione dell’area circostante e permetteranno lo sfruttamento totale della stessa quando non in funzione. La luce sarà presente con “led” posizionati lungo assi ortogonali a memoria dei vecchi isolati. La pavimentazione sarà uniforme su tutta la piazza, in conglomerato cementizio di colore chiaro con affogati marmi (bianco carrara, botticino) e pietre (pietra dorata),per ottenere la maggiore lucentezza possibile e riproposta in varie sfaccettature: rotonda e porosa tipo pietra di fiume o spaccata e ruvida- appuntita tipo graniglia. Chi accederà alla piazza in auto da via Veneto dovrà sentirsi ” fuori luogo”, frastornato grazie ai materiali impiegati nella pavimentazione e alla visione dell’acqua che scorre in varie direzioni. Sul lato est della piazza, in fronte alla quinta teatrale, verrà realizzata una leggera cavità nel terreno che scenderà dal livello del piano stradale di circa 2 metri. Sui lati nord e sud di tale conca verranno realizzati dei gradoni rivestiti, senza soluzione di continuità, con il materiale impiegato nella pavimentazione, mentre la discesa dalle due opposte estremità avverrà in maniera lineare, tramite rampe. All’interno della conca saranno messi a dimora degli alberi nelle essenze di tiglio. La pavimentazione, nella porzione sottostante gli alberi, sarà in ghiaia sciolta con l’uso delle stesse pietre presenti, quale inerte, nel conglomerato. Con questa struttura in discesa verrà a stabilirsi un diverso equilibrio della piazza che acquisterà una nuova unitarietà: accedendo ad essa da via Chiodo ci troveremo davanti il verde degli alberi dal quale si intravedrà la quinta teatrale e la spaziosità della pavimentazione e dell’acqua creata alle sue spalle; raggiungendo la piazza da via Veneto invece, godremo della spazialità del luogo, movimentato dall’acqua e dalle luci, interrotto dai gradoni-platea, dall’elemento quinta e chiuso dal verde sullo sfondo. L’illuminazione notturna avverrà tramite prodotti dalla ditta Hess, NIGHT ELEMENTS, elementi slanciati, con una struttura tubolare di 230 mm di diametro, che di giorno risultano discreti e neutrali, integrandosi perfettamente nell’ambiente circostante senza mai risultare dominanti. Disposti sui lati lunghi, essi scandiranno e amalgameranno le diverse zone della piazza che, pur svolgendo funzioni differenti, rivestiranno un unico significato di centralità all’interno della città. L’uso di pochi e nobili elementi, legati sia per tradizione che per caratteristiche intrinseche alla realtà di la Spezia, contraddistinguerà l’unitarietà e la semplicità di gestione e realizzazione del progetto e l’ampia possibilità di mutamento e trasformazione del luogo. Il progetto potrà essere realizzato facilmente in tre fasi, partendo dal partèrre di verde, passando per la quinta teatrale e terminando nello spazio di ricordo-acqua-luce. Con l’introduzione dell’elemento quinta, i gradoni a formare delle sedute, il nuovo verde pubblico e i giochi d’acqua, piazza Verdi si riapproprierà della sua funzione di centro di aggregazione culturale della città, ritornando ad essere anche luogo di arte e spettacoli. I giochi d’acqua e le sedute inviteranno giovani e anziani a sedersi e a godere dell’area della piazza, riappropriandosi così della propria città.