© Davide Servente . Pubblicata il 21 Dicembre 2009.
Dato il tema della migrazione, passaggio nella città di idee e sogni dei cittadini del nuovo millennio come nella metafora del volo stagionale degli uccelli, l’artista ha collaborato alla realizzazione di statue ad esso ispirate. La città diventa, per statue, volatili e idee, contemporaneamente spazio di viaggio e temporanea casa. Una foresta di natura vera, fitta e verde, che protegge un’oasi all’interno di un tessuto urbano regolare e artificiale, inconfondibile segno umano. Grazie alla flessibilità dell’impianto strutturale per le singole statue è possibile il gioco di accorparle tutte su un lato solo della piazza, come a simboleggiare il passaggio di uno stormo, piuttosto che spargerle nell’intero, come se ognuno avesse il proprio temporaneo nido. Nella distribuzione degli oggetti, statue e arredi, nelle sole fasce a loro dedicate, si trae la definizione dell’area pedonale piana protetta, dedicata alle attività sociali. Il morbido tratto dell’artista, inoltre, offre alla memoria la possibilità di riconfigurarsi intorno ai ricordi del promontorio delle Cappuccine, percependone le curve attraverso il disegno della pavimentazione e il profilo delle statue. Il luogo dell’assenza diventa il sinuoso segnale che la rigida regolarità dell’impianto ottocentesco trova nella piazza il compimento: rimane la linearità, integrata dalla commistione dell’elemento con il suo passato, risultando caratteristica fondante di un nuovo percorso di valorizzazione. Quella che è una comunicazione necessaria a tramandare tra generazioni la memoria storica, si configura come un messaggio che, ciclicamente, viene portato e rinnovato, come le migrazioni appunto. Il rapporto dello storico passato della tradizione che, nel suo riproporsi, si ridisegna nelle linee del nuovo promontorio naturale inserito nel solco del più recente impianto ottocentesco, dimostra come le idee e i pensieri liberi possano e debbano contaminarsi nel loro sviluppo. Un’evoluzione necessaria che arricchisce la popolazione nella sua storia e nel naturale ricambio generazionale.
© Davide Servente . Pubblicata il 21 Dicembre 2009.
IL VERDE PUBBLICO COME SISTEMA CONCLUSO
© Davide Servente . Pubblicata il 21 Dicembre 2009.
Da un’analisi del tessuto ottocentesco della città si legge il preciso disegno di un filtro verde tra il centro storico e il waterfront: il parco urbano Salvador Allende, con il suo disegno regolare chiuso tra le Via Aurelia e Via Domenico Chiodo, risulta incompleto in corrispondenza della Piazza Giuseppe Verdi. L’idea di base è quella di concludere semanticamente la regolarità del citato impianto verde preesistente, supponendone una continuità tale da rendere piazza Europa testa del sistema, in equilibrio con la parte simmetrica di giardino all’italiana ubicata oltre Via Armando Diaz. La presenza di una fascia di verde più fitto nel nuovo disegno della piazza, sintetizza il rapporto con il resto dell’apparato moderno, quale polmone del retrostante insediamento storico. Il ribaltamento della posizione del verde, opposto alla linea di chiusura del rettangolo menzionato, permette la definizione di un portale di accesso all’area pedonale, un segno forte di memoria storica del promontorio delle Cappuccine, oggi rimosso.
© Davide Servente . Pubblicata il 21 Dicembre 2009.
IL PORTALE D’ACCESSO AL CENTRO STORICO
© Davide Servente . Pubblicata il 21 Dicembre 2009.
L’incompiutezza funzionale della piazza, degradata al ruolo secondario di arteria di passaggio, risulta immagine dell’intero rapporto tra le parti di quest’area della città. Nel non connettere, tanto da separare, longitudinalmente le due anime architettoniche, quella storica e quella ottocentesca, l’intero asse sembra suggerire la necessità di una soluzione di continuità. Dato l’impianto urbanistico non è possibile formalizzare il disegno di uno snodo connettivo tra le zone, o, addirittura, la ricostruzione semantica del promontorio delle cappuccine. L’assenza di memoria verrebbe a risolversi con la valorizzazione della piazza come accesso alla zona storica attraverso via Del Torretto, senza compromettere l’integrità dell’asse, anzi segnalandone la forza, mediante la progettazione di fasce ad esso parallele.
© Davide Servente . Pubblicata il 21 Dicembre 2009.
LA VIABILITÀ RIORGANIZZATA
© Davide Servente . Pubblicata il 21 Dicembre 2009.
Nella riorganizzazione della viabilità della zona si è optato per una riduzione del peso del traffico che insiste sulla piazza, disorientando il cittadino e rendendone la percezione assimilabile più ad un viale. Aumentando il livello di importanza funzionale al rango di portale, il collegamento all’area pedonale forza un dimezzamento della portata del traffico. Riportando semplicemente la sezione stradale della contigua via Chiodo, si valorizza il traffico pubblico, con la doppia corsia di autobus, e si propone una sola direttrice ad uscire verso via Veneto per i mezzi privati. Il traffico deviato viene scaricato sulla circonvallazione di via XX Settembre e nella più consona sede, a maggior scorrimento, della via Aurelia.
UN CONFRONTO DI SUPERFICI
Partendo da un’analisi delle quantità si evince già dalle piante che le superfici dedicate ai percorsi pedonali e al verde triplicano e raddoppiano, rispettivamente. Un dato significativo che è stato prodotto dalla scelta attuata di ridimensionare i parcheggi per auto private, destinate ai nuovi silos sotterranei della zona. Il guadagno per la popolazione risulta evidente, a fronte di una riduzione della portata del traffico, che, in definitiva, perde solo una corsia in direzione via Domenico Chiodo. Non più un parcheggio e un’arteria a scorrimento ma una vera piazza dove poter costruire socialità. Appoggiandosi al contemporaneo affaccio della sede centrale delle Poste Italiane e delle scuole, è plausibile un incremento dell’utilizzo da parte dei cittadini rispetto al già particolarmente verde Parco Salvador Allende. Reso nodo di scambio per il traffico pubblico, il portale è accesso privilegiato per residenti e turisti al Centro Storico, motivo in più per aumentare anche la dotazione del giardino, che si arricchisce di essenze complementari alla settantina già presenti,formando un fitto scudo naturale alle attività della zona pedonale rispetto a quella carrabile. Diverse tipologie di pavimentazione permettono la comunicazione delle diverse possibilità d’uso, sempre senza negare eventuali evoluzioni future.
FLESSIBILITÀ DELLA COMPLESSITÀ
L’evoluzione della piazza contemporanea richiede valori di flessibilità al massimo delle possibilità dell’oggetto. Bisogna evitare di cadere nella tentazione della tabula rasa come unico viatico agli infiniti disegni funzionali utili a rispondere alle necessità della società liquida. La cittadinanza vive la piazza nella complessità delle sue possibilità: interscambio tra mezzi pubblici e privati; accesso a percorsi di valore, pedonali, commerciali, storici; riposo e sosta; socializzazione; partecipazione ad iniziative quali spettacoli, incontri o mercati. Nel decentrare la via carrabile si è voluto manifestare la separazione, mediante la fitta fascia verde posta a protezione del portale ideale, tra il centro storico e il tessuto ottocentesco. Il risultato è un’area pedonale, carrabile nell’attraversamento per Via Dei Colli. La scelta successiva è stata quella di una dotazione di arredi urbani disegnati su un passo di aggancio unico: con una rete puntuale di plinti affogati nel terreno, è possibile definire, a fronte di limitato impegno lavorativo, il totale cambio di attività della piazza. Le statue dell’artista selezionato, fuse in bronzo si prestano all’uso, essendo già predisposte all’aggancio. Allo stesso modo sono progettati anche panchine, dehor, gettacarte, tendoni temporanei.
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