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Frattamaggiore (NA), Italia

La Città dei Bambini

Gennaro Casillo, Nicola Piacquadio, Pellegrino Petrone, Corrado D'alessandro, Angela Sarcinelli, Rolando D'alessandro, Vincenzo Cestrone, Pasquale Iaselli

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QUALE obiettivo

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Inquadramento

L’insediamento della Città dei Bambini viene proposto in un area occupata dall’ex Consorzio della Canapa, un luogo oggi centrale nella cittadina di Frattamaggiore, che ha visto concretarsi per decine di anni la storia della trasformazione della canapa tra le sue mura, e ha contribuito a costruire l’ossatura economica e commerciale della stessa città. Il luogo è un condensato di ricordi per la maggior parte della popolazione cittadina, e per l’intero comprensorio che per anni è stato interessato alla coltivazione e alla trasformazione della canapa. Oggi il ricordo si è sbiadito, e nel tempo l’edificio, che costituiva la punta di eccellenza delle aziende consorziate, è stato oggetto di numerose trasformazioni e riutilizzi. Allo stesso tempo i cittadini sono stati spettatori della decadenza delle attività manifatturiere e della prosperità economica connesse alla canapa e della fatiscenza di un edificio che ingombra un luogo di centrale importanza. La città pretende oggi un luogo di incontro e un’occasione di rivitalizzazione urbana e sociale, soprattutto per la mancanza cronica – in città come nell’intero hinterland – di aree deputate allo scopo (piazze e aree per lo svago). Oggi, inoltre, si assiste a timide – ma si spera lungimiranti – riprese dell’attività connessa alla canapa, quale prodotto naturale/ecologico per la produzione di tessuti e oggetti per uso personale. La possibilità di un’attività di manifattura di piccole dimensioni – ma di grande qualità – innesca la necessità di un luogo per l’innovazione legata alla scoperta di nuove tecniche e nuovi prodotti a base di canapa. E quale migliore occasione per proporre anche un luogo di incontro inter-generazionale? La proposta del bando di integrazione tra Città dei Bambini (luogo per la conoscenza delle giovanissime generazioni) e il Museo/Laboratorio della Canapa (ricordo e rivitalizzazione delle possibilità offerte da un prodotto tradizionale e naturale) costituisce un geniale connubio per l’innesco di innovativi percorsi, ma richiede uno sforzo di integrazione e di immaginazione fortemente simbolico.

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Pianta quota Piazza

COSA conservare

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Planovolumetrico

Il complesso di funzioni richieste dal bando ha indotto ad una preliminare valutazione sulla scelta di base relativa alla riqualificazione dell’esistente: conservare? e cosa? Dal sopralluogo realizzato nel complesso manifatturiero sono emerse una serie di riflessioni: i capannoni, con le superfetazioni realizzate nel corso degli anni, si presentano in un notevole stato di degrado, e il loro recupero ed adeguamento ad una funzione diversa comporterebbe complessi e costosi interventi; dal punto di vista architettonico gli edifici presenti non hanno una particolare valenza, ad eccezione del capannone composto da due corpi affiancati su Via V. Veneto che presenta un struttura articolata con volte a botte e lucernari e ampie aperture laterali verso la stessa strada; il congestionamento del lotto, interamente occupato da edifici, non si sposa con la richiesta del bando (e della città) di creare spazi pubblici e parcheggi, e la “chiusura” del lotto verso la città impedisce un rapporto permeabile tra città e complesso “pubblico” che si andrà a realizzare. Queste considerazioni, unite a necessità di carattere tipologico, tecnologico e distributivo, avvalorate da un’analisi sulla convenienza finanziaria del recupero legata alla qualità del recuperato, hanno indotto la scelta di liberare l’area per poter esprimere meglio le esigenze spaziali del futuro complesso, conservando il capannone di maggiore interesse su Via V. Veneto (all’interno si presenta una accattivante visione delle membrature strutturali che adeguatamente messe in luce consentono una inedita rilettura delle tipologie industriali del XX secolo). Il prospetto su Via V. Veneto di tale edificio ha costituito per decenni la visione costante di quella strada, entrata nella memoria storica del cittadino. Disegnato e intravisto attraverso una recinzione che ha sempre ostacolato la fruizione della struttura, il capannone vuole costituire il simbolo per la riappropriazione di spazi da parte del pubblico, una sorta di psicologica ri-costruzione della propria città con le proprie mani. Il capannone sarà pertanto riqualificato mediante un intervento soft, consistente nella sostituzione delle parti opache di tamponatura laterale e di copertura (in parte da utilizzare per pannelli fotovoltaici) con una struttura in vetro trasparente, per poter aprire completamente alla vista (sia dall’esterno che dall’interno) il rapporto conquistato tra cittadino e luogo fino ad oggi inesplorato. L’edificio pertanto si erge a “contenitore della memoria”, ospiterà la sede del “Museo della Canapa” per rievocare, custodire e tramandare a tutti coloro che visiteranno la “Città dei Bambini” il ricordo della antica e tradizionale lavorazione della canapa, che ha costituito nel corso dei secoli legame indissolubile tra territorio, attività ed economia.

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Planovolumetrico

COME costruire

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Profilo

L’analisi sull’area libera dall’80% del costruito ha permesso di inqua¬drare l’idea progettuale senza condizionamenti, osservando l’area da progettare come avrebbe fatto un bambino di fronte ad un foglio bianco (o quasi). Fondamentale per le prime idee non solo la forma da attribuire alla “Città dei Bambini”, ma la complessa funzione che questa deve assolvere: in primis per i bambini, gli attori protagonisti che vivranno la scena, e poi per il contesto sociale in cui l’opera va ad insediarsi. I primi segni sono linee curve, sinuose, che si richiu¬dono su se stesse: forme curve, rassicuranti, un abbraccio conso¬lante e protettivo. Sul primo approccio (quasi pedagogico) si sono innestate considera¬zioni che provengono dal sito, la storica preesistenza della memoria della canapa. Nell’opificio esistente la canapa veniva lavorata princi¬palmente per la realizzazione del cordame delle navi. Prima dell’avvento delle fibre sintetiche e della lavorazione a trefolo dell’acciaio, la canapa era utilizzata in tutte le occasioni nelle quali doveva essere utilizzato un cavo, una fune, una cima… una corda. Giocando come bambini con una corda, di canapa, cominciando a dare colpi di frusta, l’onda che si produceva ha concesso di scoprire un elemento fulminante e generatore del nuovo complesso: le “corde”, adagiate come un’onda, attorcigliate come un trefolo intorno alla struttura, che collegano i luoghi e le fasi, che coprono e difen¬dono sotto di sé il gioco dei bambini. La grande struttura delle “corde”, pertanto, costituisce l’attrazione, il simbolo. E tra la canapa e l’immaginario del bambino la struttura di¬venta un macroscopico scivolo, un gioco urbanistico, un drago di ca¬napa che si immerge e riemerge nelle vasche di macerazione. Tutto l’edificato allora si immerge, rimane a quota sottostrada, sia per permettere di affacciarsi dalla piazza a quota stradale nei grandi cor¬tili / vasche nei quali si svolgono le attività ludiche e didattiche, sia perché la forma e la dimensione degli edifici rimane equilibrata con il contesto, non irrompe, non si erge a coprire con arroganza chi si af¬faccia e chi passeggia. La dimensione dell’intervento – in altezza – rimane contenuta, le “corde” costituiscono una copertura di volumi aperti, un segno non dirompente rispetto al contesto (il contesto viene visto “attraverso”), senza per questo rinunciare alla forma-sim¬bolo evocativa.

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Sezione

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Sezione

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Vista esterna

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Vista interna

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Vista interna

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"Il contenitore della memoria"

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"Il contenitore della memoria"

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Tavola 1

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Tavola 2

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Tavola 3

Ered

Europaconcorsi cura il servizio di informazione sui bandi di progettazione e la realizzazione del servizio albo-on-line delle seguenti associazioni professionali:

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