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Ilbono (OG), Italia

La cattura dell'infinito

Gian Piero Cossu, Fausto Cuboni, Alessia Meloni, Costantino Manca, Alessandro Sitzia, Valentina Losito, Fabrizio Deiana, Riccardo Manca, Ivan Francesco Ghisu

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Tavola 1

Il progetto della piazza viene assunto come opportunità per ripensare alcune logiche insediative dell’abitato di Ilbono. La riqualificazione di uno spazio pubblico dalla valenza ambientale e culturale non può essere affrontato se non con un approccio multiscalare in cui la dimensione urbana rimanda a quella architettonica e viceversa. Dalla lettura dell’intera struttura urbana scaturiscono le esigenze che si traducono negli obiettivi fondamentali del progetto: • la formulazione di un ruolo definito della piazza; • la ricostituzione di un rapporto spaziale e morfologico della piazza con il territorio; • l’istituzione di un rapporto di connessione primaria fra la piazza e il nucleo originario; • la risoluzione dei problemi di accessibilità e di parcamento; La definizione del ruolo della piazza è riferibile ad un doppio ordine di parametri ad elevato grado di complessità: da un lato l’esigenza di riuscire ad interpretare e tradurre le nuove antropologie dell’abitare che il mondo globale induce e quindi la proposizione di spazi pubblici flessibili e articolati capaci di diventare contenitori di eventi culturali differenziati ma anche luoghi in cui la socialità, la meditazione e il relax trovano la loro dimensione urbana; dall’altro lato la ricerca paziente di nuove costruzioni urbane che, senza indugiare in forme vernacolari di maniera, sappiano coniugare l’identità del luogo nel modo più virtuoso come processo dinamico e vitale che trae forza e sostanza dall’equilibrio tra tradizione e innovazione. L’uso di materiali e tecniche costruttive della cultura materiale locale si fondono e si integrano con i nuovi contributi della cultura architettonica contemporanea. La piazza è pensata come un luogo protetto che favorisca il ritrovo, la realizzazione di manifestazioni pubbliche, il gioco all’aperto per i bambini oltre che assicurare zone d’ombra e relax durante la stagione estiva. L’esigenza di ricostruire le trame interrotte che il sito instaura con il contesto territoriale si traduce nella riproposizione di nuove spazialità incardinate attorno a principi di semplicità formale e compositiva senza rinunciare all’ambizione di ricreare spazi di grande suggestione poetica ed evocativa. La nuova piazza cerca di risolvere una evidente criticità rappresentata dal rapporto spesso conflittuale con gli oggetti edilizi che la circondano e che in alcuni casi si rapportano ad essa in modo inconciliante. La “stanza verde”, la “risalita terrazzata”, la “linea d’acqua” e “la piazza alta” diventano allora i materiali di progetto che ci consentono da un lato di articolare e gerarchizzare lo spazio e dall’altro di costituire dei veri e propri elementi di filtro/connessione tra lo spazio della piazza antistante la chiesa e l’intorno costruito. La “stanza verde”, posta in testata nel lato a est, è intesa come una sorta di spazio raccolto e introverso realizzato ad una quota inferiore rispetto alla piazza alta antistante la chiesa, fortemente connotata dalla presenza di una grande pergola e di una fontana che richiama nei suoi elementi essenziali gli antichi lavatoi dei paesi della Sardegna. Dal punto di vista compositivo ci consente di generare un filtro visivo rispetto all’incombenza della costruzione addossata allo spazio dell’attuale piazza. La pavimentazione di questo spazio è pensata in grandi elementi lapidei di porfido locale disposti ad opus incertum con giunti molto distanti in modo da permettere la crescita dell’erba. La “risalita terrazzata” risolve due criticità importanti: da un lato ci consente di ridefinire un’ulteriore accessibilità pedonale, riproponendo in maniera evocativa la risalita verso il luogo alto del sacro, e dall’altro creare un importante elemento di filtro rispetto a nuove costruzioni che in futuro dovessero essere realizzate negli spazi adiacenti la piazza. È pensata come un vero e proprio parco lineare terrazzato in cui la naturalità raggiunge il suo massimo grado, con piantumazione di alberi di ulivo, integrandosi con gli spazi della piazza alta, arricchendo l’offerta di nuovi spazi di sosta, e socialità e può essere intesa, in un ripensamento complessivo del sito, come una dotazione di standard per l’eventuale nuovo nucleo residenziale che dovesse sorgere a ridosso. L’acqua è intesa nella nostra proposta non come elemento di “arredo” ma come vero e proprio elemento strutturante il progetto. Declinata in tutte le sue varianti, definisce spazi, rafforza percorsi, segna limiti. Nasce nel sistema roccioso a ridosso della chiesa, ruscella sino alla piazza alta evocando la sorgente, qui viene raccolta e incanalata in una incisione nella pavimentazione appena a ridosso del muro perimetrale che si affaccia a nord verso la valle e il paese, oltre a rappresentare un segno architettonico e compositivo molto forte assolve il compito di dissuadere il visitatore dall’affacciarsi oltre il muro al disotto del quale ancora una volta si sono andate ad addossare delle costruzioni. L’acqua incanalata percorsa tutta la piazza va ad alimentare la fontana/lavatoio e da li, nuovamente scorrendo a pelo libero su una canaletta a terra, scorre verso valle attraversando i terrazzi verdi, generando nei salti di quota delle suggestive cascatelle. A valle l’acqua viene raccolta da un’altra piccola vasca e utilizzando un sistema di ricircolo ricondotta in alto da dove riprenderà il suo percorso. La “piazza alta” rappresenta la piazza vera e propria. Liberata di ogni elemento superfluo si presenta come il grande sistema terrazzato affacciato sulla valle. Da qui si possono catturare i suggestivi scorci visuali verso la montagna da un lato e verso il mare dall’altro. La piazza alta rappresenta la naturale estensione dello spazio della chiesa di cui finisce per diventare l’ampio sagrato e per rafforzare questa forte interazione si è ritenuto utile ricomprendere nella piazza anche lo spazio laterale alla chiesa risolto attualmente con una scarpata impraticabile. Così facendo si consente di fruire la chiesa a “tutto tondo” e si rafforza il valore formale e simbolico di una architettura che nonostante la sua essenziale semplicità rappresenta un alto valore identitario e devozionale. Le sedute, realizzate su disegno, saranno elementi monolitici in granito e avranno oltre alla funzione di consentire la seduta anche quella di definire e gerarchizzare gli spazi all’interno della piazza. Un altro elemento che connota la qualità delle scelte progettuali risiede nell’attenzione per l’illuminazione. Questa componente è stata ideata al fine di valorizzare le emergenze storico-architettoniche presenti ed accentuare gli spazi definiti dal progetto, oltre a garantire un adeguato livello di illuminazione di ogni parte della piazza e della risalita terrazzata e ridurre il consumo energetico e l’inquinamento luminoso. Il sistema del verde oltre che nella piazza bassa e nella risalita terrazzata sarà articolato nella piazza alta dove è prevista la messa a dimora di un grande ulivo, inteso come vero e proprio monumento verde.

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Tavola 2

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Tavola 3

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Veduta del modello da sud-est

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Veduta del modello da nord-est

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La piazza alta, la risalita terrazzata, la stanza verde

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La seduta e Il monumento verde

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La risalita terrazzata

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La fontana

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Il corso d'acqua

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L'inserimento nel contesto

Leco

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