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Montesilvano (PE), Italia

Centro culturale Villa Delfico

Fabio Armillotta, Proger Spa, Carmela Palmieri, N. Marco Santomauro, Dante D'Agostino, Luigi Coccia

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La scelta fondamentale che ha indirizzato l’intervento è stata quella di considerare il corpo della villa esistente come unico oggetto emergente dal sito, unica enclave rimasta libera e verde all’interno di un tessuto intensamente edificato, e di lavorare invece al nuovo ampliamento attraverso operazioni di manipolazione del suolo utilizzando il verde come ideale “materia prima” dell’intervento. Il progetto si propone di sperimentare una strategia che sia in grado di mettere a sistema le tre parti principali dell’intervento (restauro della palazzina esistente; sistemazione delle aree verdi; nuovo centro culturale), di cui si prevede una realizzazione in tempi diversi. A questo proposito si sono messi in atto 2 dispositivi formali estesi a tutta l’area, che hanno generato 2 diversi effetti spaziali strettamente connessi alle condizioni imposte dal sito: dalla loro sovrapposizione e interazione nasce la logica unitaria del progetto. 1° dispositivo TOPOGRAFIA: modellazione del suolo. A partire dai condizionamenti altimetrici del sito, nel quale si registrano dislivelli tra la quota di imposta della villa e la strada antistante, tra giardino e piano seminterrato dell’edificio, tra giardino e strada-parco, il progetto cerca di definire in sezione una nuova linea di terra, estesa ad una fascia di suolo che viene manipolata prendendo a riferimento la misura della villa e la scansione dei suoi spazi interni; in tale fascia trovano posto in successione le molteplici funzioni richieste dal bando di concorso. Questo nuovo suolo artificiale si manifesta sotto forma di “zolle”, alcune zolle risolvono il dislivello tra le diverse parti del progetto, costituendo delle soglie di passaggio da un ambito all’altro. Adiacente alla villa le zolle, costituite come da tradizione da “stanze” di verde disegnato geometricamente, conservano le misure dell’edificio; alcune di esse si configurano come giardini segreti, altre come parterre verdi o come masse compatte di vegetazione, intervallate da canali d’acqua. Dalla villa verso la strada parco le zolle subiscono progressivamente un aumento dimensionale trasformandosi in piattaforme predisposte per ospitare i nuovi servizi del centro culturale. Il nuovo disegno del parterre diventa dunque una sorta di scala metrica atta a misurare il nuovo programma funzionale. 2° dispositivo INTERFERENZE: connessioni e innesti. L’esigenza del collegamento tra le stanze di verde introduce il tema della microconnessione: un sistema di camminamenti trasversali alle fasce interferisce con il disegno del parterre, spingendosi anche all’interno della villa tramite l’intromissione di elementi parassitari che, conservando la stessa natura formale dei percorsi esterni, introducono un segno di contemporaneità nell’edificio restaurato. Queste interferenze non hanno solo un ruolo funzionale, ma assumono anche una valenza figurativa, diventando elementi volumetrici connotati cromaticamente che contaminano la facciata della villa. Nella zona di ampliamento del nuovo centro culturale, gli elementi di connessione sono piccoli ponti di attraversamento delle piattaforme, che lasciano tracce anche sulla copertura, dove si traducono in piccoli patii di illuminazione per gli spazi interni. 1° effetto: AMPLIAMENTO DI VOLUME: corpi e interstizi Il progetto per il Centro Culturale determina un consistente aumento di volumetria concentrata sul versante del lotto rivolto verso la strada parco. I nuovi spazi sono concepiti come contenitori isolati dislocati sulle “zolle” che, oltre a modellare il giardino, conformano la spazialità interna. Il vuoto interstiziale conferisce qualità al complesso edilizio esprimendosi sotto forma di percorsi e luoghi d’incontro tutti gravitanti intorno al patio centrale concepito come un “giardino d’inverno”. 2° effetto AMPLIAMENTO DI SUPERFICIE: copertura praticabile Un grande piano inclinato sovrapposto al suolo naturale, che si protende e si solleva verso il mare, quasi ad evocare la necessità di un affaccio ma, al tempo stesso, di una protezione dai venti marini per l’area più interna. Tale elemento, sollevandosi dalla quota di imposta della villa va a costituire la copertura del nuovo centro culturale, generando una tensione tra l’edificio e il sito originario. Il grande piano inclinato, pur essendo anch’esso trattato come superficie verde, denuncia in modo evidente la sua artificialità rispetto al suolo naturale a cui si sovrappone e costituisce un’amplificazione dello spazio pubblico, percorribile in superficie e accessibile sia dal versante della villa che da quello della strada parco. Sotto questa grande copertura trovano posto le attività del nuovo centro culturale.

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