© Caterina Esposito . Pubblicata il 02 Febbraio 2010.
Pensare ad una architettura per un paese come l’Islanda ha rappresentato per noi un’occasione unica: la sua terra, il rapporto con il mare, l’acqua, la luce, qualsiasi tipo di intervento cerca un dialogo continuo con il paesaggio circostante. L’immagine di questa terra nel mondo ad oggi è quella di un paese fortemente in armonia con la natura, dotato di magnifiche risorse, di un forte senso della civiltà ed in grande sviluppo verso un sempre più alto livello di qualità della vita.
© Caterina Esposito . Pubblicata il 02 Febbraio 2010.
Ci ha affascinato molto scoprire il significato del nome della capitale Reykjavik, “baia di vapore”; persino pronunciando il suo nome nella mente si crea un’immagine che apre ad un rapporto con la natura… L’area di Vatnsmyri rappresenta un ruolo chiave nella progettazione urbana dell’intero paese, la sua disposizione, il suo stretto legame con il centro della città, con il porto, il suo protendersi verso il mare a sud, tutto ciò ci ha spinto a riflettere sulle molteplici occasioni di sviluppo e “trasformazione” che qualsiasi tipo di intervento potrebbe comportare in rapporto all’ intero territorio circostante.
© Caterina Esposito . Pubblicata il 02 Febbraio 2010.
Il nostro avvicinamento al progetto si è lasciato guidare dal “desiderio” di poter immaginare la crescita di una città che rappresenti agli occhi del mondo intero una “possibilità” di cambiamento. Le risorse della natura, il vento, l’energia, l’acqua, il verde hanno costituito gli elementi essenziali al progetto. La prima idea è stata quella di tracciare una relazione fra l’area del porto a nord e l’area della baia di Nauthòlsvìk a sud.
Questo asse immaginario prende corpo man mano diventando un parco verde: il “percorso dell’acqua” costeggia il lago fino ad attraversare l’intera area di progetto, a tratti coperto, riparato dagli edifici circostanti, a tratti aperto su piazze e boulevard, fino a fiancheggiare la collina di Oskjuhlìd, aprendosi sulla baia per ritrovare infine il mare. La prima area di progetto adiacente all’ospedale, all’università, alla Nordic House e al bird sanctuary, costituisce un filtro fra il resto della città e la “nuova” città sul mare.
Questa “buffer zone” è costituita da piani percorribili che si sovrappongono fino ad alzarsi da terra, accogliendo all’interno varie funzioni ad uso degli edifici e del parco circostante, mentre sulla copertura trovano luogo ulteriori piani di belvedere sulla città. Abbiamo pensato di utilizzare proprio la prima area di margine di Vatnsmyri per creare il “parco del vento” grazie al suo perfetto orientamento Nord-Est.
L’immagine sarà quella di un parco a vari livelli disseminato con strutture a forma di torre che possano sfruttare la direzione e la forza del vento in quota per trasformarla in energia, utile ad alimentare e rendere realizzabile l’idea di parchi climatizzati coperti lungo il “percorso dell’acqua” ed i boulevard. Le torri diventeranno simbolo riconoscibile della nuova città, costituendo forti elementi visivi ed espressione soprattutto di una politica di consumo e di produzione energetica da sempre attenta e innovativa nel paese.
Come in un racconto, questi nuovi alti personaggi prenderanno col tempo parte alla vita della città con forme e colori, liberando il pensiero al vento e al cielo. La maggiore densità edilizia si svilupperà lungo il parco, accogliendo strutture per il lavoro, il commercio, servizi, la cultura, i trasporti, ecc. In alcuni punti questa cortina diventa copertura trasparente di piazze verdi riscaldate, fruibili in tutte le stagioni dell’anno.
Questa spina dorsale rappresenta l’idea di una massa solida che richiama le masse rocciose che caratterizzano il territorio circostante islandese, quasi un’astrazione della natura in un’architettura che si apre al “passaggio” del parco che l’attraversa. Il “percorso dell’acqua” avrà momenti di forti relazioni visive con il mare, la città e la collina, aprendosi e chiudendosi continuamente a nuovi scorci sul paesaggio.
Il cuore dell’area di progetto sarà un grande spazio civico costituito da piazze e circondato da edifici che ospiteranno musei, attività di cultura, arte e ricerca, fronteggiando la grande stazione. È qui che trova piena espressione l’idea di un nuovo “movimento” per la città di Reykjavik. Proprio al centro dell’ intervento si apre una grande struttura che sarà espressione della dinamicità di questo paese. Su vari livelli, in continuo rapporto con il mare e con la collina adiacente, la nuova stazione diventerà luogo di incontro e importante nodo di comunicazione col territorio circostante.
Continuando il nostro percorso verso il mare, il parco si unisce alla collina, fino ad affacciarsi sulla baia. Qui le strade si perdono nel sottosuolo, dove le auto ed i mezzi di trasporto troveranno aree di sosta e parcheggi attrezzati. La città ritrova l’acqua, ritrova il tempo lento del cammino, con un’architettura che abbraccia la baia, la protegge e diventa scenario suggestivo del tempo libero. Pensando ai vari mesi dell’anno in cui è presente la neve, quest’ultima area è immaginata anch’essa come un parco. Le coperture di queste strutture diventeranno piani percorribili sul mare che accolgono la neve, fino a convogliarla e scioglierla mediante il passaggio di condutture di acqua termale, consentendo l’accumulo di acqua in apposite grandi cisterne poste nel sottosuolo o fuori terra.
L’islanda, “primo paese al mondo che utilizza la neve per la raccolta dell’acqua”. Sappiamo che l’acqua in molti paesi è già un’emergenza, l’idea di un profondo rispetto per questa risorsa proprio in un luogo dove non vi è necessità di preservarla, è nuovamente simbolo ed esempio di un alto modello di vita e di pensiero che potrebbe rivelarsi in futuro anche una risorsa economica.
L’area adibita a residenze occuperà tutto il margine sinistro dell’area di intervento, in stretto rapporto con l’università e le residenze già esistenti. La densità edilizia man mano si disperde diventando trama leggera che si ricongiunge con l’esistente. “Il paese delle ombre lunghe”, questa è l’immagine che si forma al pensiero dei paesi nordici. Lo studio della luce diventa fondamentale per dare nuova forma all’abitare. Le abitazioni che abbiamo immaginato nascono come volumi bassi ad uno o due livelli che accolgono la luce naturale sul fronte a sud e si aprono completamente nel retro sul giardino che sarà circondato da pareti a varie altezze ed inclinazioni, rivestite da materiali riflettenti chiari che accolgono i raggi del sole per riportarli all’interno delle case.
L’idea è quella di un paesaggio formato da volumi e da recinti di varie forme e altezze che diventano captatori di luce che poi restituiranno con l’aggiunta di un colore, un riflesso. Durante il periodo invernale delle aurore boreali questi elementi riflettenti potrebbero diventare estremamente caratterizzanti e suggestivi.
La maglia viaria si lega ai grandi assi esistenti e si sviluppa creando una trama che raggiunge il mare e si estende sui lati verso il resto della città. Muoversi all’interno di Vatnsmyri sarà possibile sia attraverso i viali che il grande boulevard centrale a traffico lento che attraversa trasversalmente l’intera area diventando luogo delle principali attività commerciali e lavorative. L’intero percorso nel parco dal porto al mare sarà attrezzato con percorsi pedonali e ciclabili a varie quote che attraverseranno anche spazi coperti per garantire una sosta al caldo durante i mesi più freddi.
Inoltre l’idea è quella di creare un percorso servito da un treno elettrico o alimentato ad idrogeno a lenta velocità, che congiunga l’area del porto all’università, alla grande piazza al centro del boulevard, alla stazione, fino ad arrivare al mare, dove ha sede il luogo del tempo libero e dell’arte. Abbiamo pensato di creare un collegamento in quota fra la zona adiacente alla baia e la sommità della collina, mediante una piccola ovovia panoramica.
L’opportunità di collegare l’estremità della baia a sud di Vatnsmyri con la baia di fronte mediante la costruzione di un ponte, aprirebbe ulteriormente uno scenario di possibilità ed occasioni anche per estendere lo sviluppo dell’area a tutta l’insenatura. Le risorse naturali sono elementi protagonisti del progetto: Reykjavik, prima città al mondo ad ospitare un “parco del vento”, il “percorso dell’acqua”, il “parco della neve che si scioglie”. Reykjavik “città in movimento”, dove la luce entra nelle case portando nuovi pensieri, accompagnando la città nel suo forte cambiamento.
E’ bello pensare che questo progetto nasce dal mare a nord e lo ritrova a sud dopo aver incontrato il vento, il colore, dopo aver giocato con la luce, dopo aver camminato a fianco degli alberi, dopo aver riposato al caldo, dopo aver accolto e,…sciolto, la neve.
E’ bello pensare di ritrovare il mare…per partire per un nuovo viaggio.
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