“… fattosi aprire un giardino che di costa era al palagio, in quello, che tutto era dattorno murato, se n’entrarono.”…“…era un prato di minutissima erba e verde tanto che quasi nera parea, dipinto tutto forse di mille varietà di fiori, chiuso dintorno di verdissimi e vivi aranci e di cedri, li quali, avendo i vecchi frutti e i nuovi e i fiori ancora, non solamente piacevole ombra agli occhi, ma ancora all’odorato facevan piacere.” …
Giovanni Boccaccio, Decamerone, Introduzione alla Terza Giornata
Concetto
Boccaccio sembra attingere alla memoria dei giardini siciliani quando nell’introduzione alla terza giornata del Decamerone descrive un luogo immaginario di delizie dove l’architettura dei palazzi, viali, canali d’acqua e fontane è immersa nel verde di prati, di piante fruttifere e da fiore, dove non manca la fauna indigena ed esotica. Quel giardino, inoltre, è chiamato paradiso, in una similitudine certamente derivata dall’idea del paradiso coranico.
Da questa suggestione il progetto si sviluppa attraverso alcuni concetti essenziali:
- la valorizzazione dell’ex tracciato ferroviario consente una chiara definizione della porzione di territorio da riqualificare. La via Ferrata viene assunta come limite del Parco e diviene elemento strutturante per la messa a fuoco di un disegno della mobilità sostenibile, per la definizione delle modalità insediative delle nuove strutture oltreché per la gestione del dualismo tra spazi pubblici e aree private.
- la messa a sistema dei vari frammenti esistenti mira a stabilirne una sequenza urbana coerente capace di guidare il visitatore nella salita dal Parco verso il complesso monumentale del Duomo. L’eterogeneità dell’esistente diviene occasione per la traduzione della naturale e consolidata vocazione di questo paesaggio in tema progettuale e visione metaforica.
- la riscoperta della dimensione residuale dell’agrumeto esistente e la sua rigenerazione ai fini dell’accessibilità, della fruizione e dell’informazione. Il paesaggio ritrovato diviene un vero e proprio unicum pubblico
Vengono inoltre proposte due volumetrie che affrontano in maniera differente il rapporto tra “artificio” e “natura” a favore, in entrambi i casi, di un inserimento a basso impatto.
- Il Centro Visitatori, disposto lungo la via Ferrata, declina il tema del tracciato come limite abitato, risolto attraverso una lieve modellazione della parte terminale del pendio al fine di accogliere, sotto un nuovo profilo, gli spazi costruiti che si rivelano, in superficie, solo per piccoli frammenti.
- La Biblioteca, disposta lungo via Torres, diviene vero e proprio dispositivo urbano capace di assumere il ruolo di episodio conclusivo della sequenza verticale ed introduzione all’edificato urbano del centro storico. E’ declinata attraverso un linguaggio orientato alla riduzione degli elementi espressivi e alla valorizzazione delle sue proprietà plastiche.