INQUADRAMENTO URBANISTICO
© Enrico Maria Ferrari . Pubblicata il 08 Febbraio 2010.
Un percorso di conoscenza tra passato presente e futuro. Le città, i villaggi, i borghi si sono storicamente sviluppati attorno a elementi architettonici predominanti (cattedrali, chiese, castelli, ville) inseriti in un contesto ambientale che li caratterizzava (montagna, collina, pianura, costa) e che li rendeva unici e a volte irripetibili. Le strutture abitative e religiose sono state sempre collocate scegliendo con grande attenzione il luogo di insediamento, mantenendo per lungo tempo una distinzione precisa tra il villaggio e la campagna. La difficoltà principale che incontriamo oggi è l’impossibilità di poter leggere in maniera coerente la complessa trama urbana; le nuove attività umane nel tempo hanno travalicato i confini degli insediamenti storici e i trasporti con le infrastrutture necessarie al collegamento a queste nuove funzioni disperse, hanno sottratto importanti risorse naturali non rigenerabili. La mancanza di coerenza non è solo in termini fisici ma anche mancanza di coerenza nella continuità dell’evoluzione nel tempo che contamina le strutture sociali e le differenze culturali. La discontinuità dello spazio urbano ha determinato una perdita di identità per le persone, valore che deve essere protetto e salvaguardato. Queste dinamiche sociali hanno interessato, seppur a livelli differenti, anche Pandino; è sufficiente osservare l’espansione urbana avvenuta a partire dal periodo del primo dopoguerra fino ad oggi, caratterizzata da mutamenti radicali e fortunatamente da sopravvivenze tradizionali. Per riequilibrare il territorio e per poter giungere a una città coerente dobbiamo riconsiderare i nostri criteri di sviluppo. Il progetto di architettura implica necessariamente la ricerca di un “luogo nel luogo”, a Pandino le principali manifestazioni spaziali, nelle quali ricercarlo, sono il Castello, la piazza e l’arena, i tre elementi distintivi di quello che possiamo definire il nucleo storico, l’identità del borgo. Presupposto necessario per la tutela e quindi per la riscoperta e la riaffermazione del Castello, è quello di intenderlo come sistema complesso e non come un singolo manufatto. A questa ricerca del “luogo” ha corrisposto una significativa retrospettiva storica, e ripercorrendo tutte le fasi essenziali della storia di Pandino abbiamo tratto importanti spunti per il progetto, perchè se il futuro si costruisce grazie ad ogni decisione e azione che compiamo nel presente, è il passato che ci offre delle importanti lezioni per costruire il futuro. Con l’intenzione di trarre significativi elementi per la comprensione dell’attuale struttura urbana di Pandino si sono volute stabilire alcune entità riscontrate in documenti cartografici antichi. A questo scopo abbiamo sperimentato una indagine diacronica sulle variazioni di paesaggio con lo scopo di recepire elementi e correlazioni interessanti; l’organizzazione dello spazio urbano non potrà essere perfezionata facendo astrazione di quanto è avvenuto nel tempo. Il Castello, l’arena e la piazza, sono i veri centri di aggregazione sociale che dovranno mantenere una destinazione stabile attraverso il loro restauro e valorizzazione. Le conseguenze della ricerca dei “significati” e delle “motivazioni” del nostro progetto scaturiscono essenzialmente dalla destinazione funzionale che abbiamo previsto per il Castello, una ricerca che ha richiesto un lungo viaggio nella storia, antica e presente, e la definizione di un itinerario per il futuro. Il Castello di Pandino è di per se un oggetto museale, una testimonianza tangibile, ma non sufficientemente “vivo” e “capace” di raccontare la sua storia e quella del territorio all’epoca del ducato e della signoria. Prospettiamo la costituzione di un luogo della cultura e della scienza ( che potremmo riassumere ” luogo della conoscenza”) all’interno del quale sarà possibile fare coesistere queste due entità oggi troppo spesso considerate antitetiche. Riprendendo la tradizione mecenatica Viscontea vorremmo, attraverso un corrispondente percorso didattico, porre con chiarezza che lo spirito di osservazione, la curiosità, accomunano l’artista e lo scienziato, modellando una rete di interrelazioni in un continuo ravvivarsi reciproco, come già era in nuce all’epoca del Medioevo lombardo.
ANALISI DELLE FUNZIONI
© Enrico Maria Ferrari . Pubblicata il 08 Febbraio 2010.
Il polo espositivo del Castello permetterà, tra l’altro, di evidenziare il contesto culturale e politico assai significativo nel quale fu costruito. Il percorso museale porterà lo spettatore a interagire con i documenti storici proposti, e a sperimentare la ricerca storica e quella scientifica. Attraverso strumenti multimediali sarà possibile sfogliare importanti documenti medioevali, oggi conservati in differenti istituzioni pubbliche europee e americane, osservare esperienze scientifiche.
PROGETTO DI ALLESTIMENTO E RESTAURO
© Enrico Maria Ferrari . Pubblicata il 08 Febbraio 2010.
© Enrico Maria Ferrari . Pubblicata il 08 Febbraio 2010.
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