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Pandino (CR), Italia

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Riqualificazione del Castello Visconteo a Pandino.

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(dalla relazione di progetto) Si propone quindi un progetto di rifunzionalizzazione del Castello che colmi di usi e significati gli ambienti vuoti, creando inoltre un processo virtuoso di richiamo non solo dei “turisti del fine settimana”, ma anche di turisti enogastronomici, di professionisti interessati alla cultura del cibo, di studiosi e ricercatori. La strutturazione di un disegno spaziale inteso come un supporto variabile, la configurazione di spazi espositivi all’interno del castello visconteo, l’introduzione di specificità legate alla locale tradizione casearia, la costituzione di spazi per il ristoro e il pernottamento, il riferimento alle possibilità turistiche micro-territoriali, il recupero della traccia della storica “via pandina” quale segno urbano, lo sviluppo della biblioteca con l’integrazione di attività di studio e la specializzazione del patrimonio documentale offerto, costituiscono gli elementi del sistema generale di obiettivi che il progetto istituisce.

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Il progetto di riqualificazione proposto non tende soltanto a stabilire nuovi usi per il Castello di Pandino, ma anche a inserirlo in un contesto territoriale più ampio, rendendolo punto di riferimento dello stesso. Il Castello è anzitutto uno degli estremi del percorso delineato dalla via pandina, che porta fino al Castello visconteo di Melegnano passando attraverso una serie di luoghi storici e centri urbani di interesse. Lungo questa via, Pandino (con il suo centro storico, il Castello visconteo, le mura medievali, gli edifici antichi e villa Maggi, nella frazione di Gradella) permette al visitatore di intraprendere un percorso a ritroso nella storia e anche di ampliarlo attraverso la visita ai centri che si affacciano sulla via Pandina.

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Il progetto si basa sull’idea di modulo, dal latino modus, “misura”. L’intenzione è quella di proporre un substrato capace di caratterizzarsi con modalità al contempo complementari e indipendenti le une dalle altre, che permettano variabilità progettuali di una singola porzione senza dover modificare le altre e, quindi, consentano la configurazione di diversi quadri ambientali. L’idea di modulo, inoltre, rappresenta in senso figurato un modello, un canone, e può quindi diventare elemento di continuità tra il Castello e gli ambienti circostanti. Il sostrato modulare persegue la determinazione di un continuum interno-esterno capace di unificare Pandino intorno al simbolo che più la rappresenta: il Castello visconteo, appunto. Le caratterizzazioni spaziali proposte possono sussistere autonomamente (quindi globalmente per tutto lo spazio disponibile) o combinarsi tra loro, stabilendo relazioni reciproche ben definite.

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La piazza – L’idea di modularità è data essenzialmente dalla pavimentazione, diversificata per identificare funzioni e utilizzi differenti. I materiali e i colori potranno variare in relazione alle diverse destinazioni d’uso e potranno essere collocate a terra borchie con lo stemma del Comune per identificare percorsi, ma anche inserire led luminosi lungo le principali direttrici formali, così da determinare un’ambientazione suggestiva e non invasiva nelle ore notturne. Grazie a questi moduli si ottiene una facile riconoscibilità, ad esempio, per l’area destinata al mercato, per lo spazio in cui collocare le numerose Fiere organizzate nel paese e per il cortile del Castello, che in futuro potrà ospitare nuove manifestazioni ed eventi. Il risultato finale è uno spazio aperto, ma perfettamente organizzato, in cui non sarà difficile inserire stand e gazebo o altre attrezzature, a seconda delle necessità che di volta in volta si presenteranno.

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Il parco urbano – Mantenendo le tracce di misurazione dello spazio, è privilegiato il verde come elemento modulare. Alberi di alto e medio fusto, zone erbose, sedute e giochi d’acqua vengono dislocati all’esterno dell’ala est del Castello andando a definire quello che potrebbe diventare un vero e proprio cuore verde del paese. Un’area vocata al relax e punto di incontro per cittadini e turisti.

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L’ortoteca – L’ultima caratterizzazione ambientale prevede come moduli piccoli appezzamenti di terreno coltivati, gestiti parzialmente dall’ente pubblico e/o da associazioni di cittadini (p. es. la Pro-loco), intesi come campionario delle coltivazioni tipiche della zona, o anche legate alla coltura agricola funzionale all’allevamento per la produzione di latte. L’ortoteca può assumere valenza didattica nella misura in cui intesse relazioni con le attività scolastiche e di studio sia dell’Istituto Caseario che delle altre scuole di Pandino. Comunque si inserisce, col suo tentativo di porsi quale evento di “cultura della coltivazione”, nel più ampio orizzonte di costituzione del castello quale luogo di “coltivazione della cultura”. Certamente la proposta meno consueta, ma anche quella dalla portata culturale più ampia.

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