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Pandino (CR), Italia

Concorso d’idee per la riqualificazione ed il riuso del Castello Visconteo e dell’arena circostante

COMUNE DI PANDINO (CR)

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L’idea progettuale scaturisce come polla dal fondo dalle leggende o fiabe che hanno animato questi luoghi di boschi, laghi e castelli. Il progetto o meglio la narrazione progettuale si radica nel gienus loci del territorio pandinese, nella storia forse inventata di una principessa Graziella-Gradella che rapita da un drago sarà salvata da un valoroso cavaliere-visconte che le renderà insieme alla libertà un castello turrito. La legenda forse è del tutto priva di fondamento storico ma a noi piace immaginare e vedere in questi luoghi ameni le vicende della principessa, del drago e del cavaliere. Gli elementi progettuali da cui muovere i primi passi per iniziare il nostro racconto progettuale sul castello visconteo ed il centro storico di Pandino sono tutti ri-velati osservando con gli occhi del flaneur i luoghi interessati dall’intervento: il lago Gerundo sito di fondazione del paese, il drago abitatore di paludi, boschi ed acquitrini , la principessa Graziella e il borgo medievale a cui darà il nome, il cavaliere-visconte che edificherà tra il 1354 e il 1361 il castello, un giullare di corte l’artista poliedrico Mario Stroppa che visse e lavoro a Pandino ed abito per un certo periodo in una torre del castello, le paludi che un tempo circondavano il centro abitato, i fontanili corsi d’acqua creati dalla natura e dalla sapiente mano dei contadini pandinesi che li utilizzavano come sistema di irrigazione. Il progetto mette in scena l’anima dei luoghi, la memoria collettiva di una città come unica risorsa in grado di rivitalizzare il contesto economico e sociale, per dirla con Aldo Rossi “….la città stessa è la memoria collettiva dei popoli; e come la memoria è legata a dei fatti e a dei luoghi, la città è il locus della memoria collettiva. Questo rapporto tra locus e i cittadini diventa quindi l’immagine preminente.” La valorizzazione del centro storico, del castello visconteo e delle attività commerciali è impensabile avulsa dal contesto territoriale in cui sorge il comune di Pandino, il progetto intende creare un osmosi un corridoio, una via-fiume tra il Castello e gli antichi borghi di Gradella e di Nosadello; tra il centro abitato intramoenia e le cascine ed i fontanili che punteggiano come via lattea una territorio ricco di cultura, storia e natura. Per un momento appena abbiamo intravisto tra le nostre carte disordinate sul tavolo da lavoro un frammento delle chiome della principessa Graziella: nasce l’idea di con-legare con un segno fluido di acqua o chiome uno dei borghi più belli del nostro paese all’attuale arena del castello; pensiamo a delle basole di pietra chiara circondate da tozzetti di porfido scuro che si intrecciano lungo l’asse di collegamento tra il centro storico e l’antico borgo. Le basole di arenaria chiara intrecciate nella nuova pavimentazione di via Umberto I, strada che collega il centro storico di Pandino al Borgo di Gradella, sono una metafora dadaista o situazionista di come l’intervento intenda far vivere il territorio e la città. Passeggiare o pedalare comunque errare attraversando brani di città o paesaggio diviene esperienza cinestetica: atto artistico per eccellenza, il movimento dell’uomo attraverso cascine, fontanili, filari di querce, borghi medievali, periferie, ville nobiliari, botteghe artigiane, negozi diviene atto fondativo della città e del territorio circostante. Il progetto intende proporre il percorso dal centro storico al territorio circostante come forma estetica a disposizione dell’architettura e del paesaggio. L’atto del camminare come esperienza estetica è stato descritto nei primi anni del novecento dai dadaisti e dai surrealisti come racconto letterario, mentre i situazionisti hanno prodotto delle mappe psicogeografiche; il nostro intervento vuole sintetizzare entrambi gli aspetti concretizzandosi in un vero e proprio racconto progettuale, per dirla con Calvino: “La carta geografica insomma, anche se statica, presuppone un’idea narrativa, è concepita in funzione di un itinerario, è Odissea.” E’ sicuramente Odissea percorrere via Umberto I con le sue botteghe, visitare i fontanili delle vicine campagne, sostare all’ombra di una tettoia di un cascinale ed infine giungere tra le calde braccia di Gradella. Il porfido sarà utilizzato per pavimentare/allagare gli spazi urbani attorno al castello, intendiamo utilizzare quindi soltanto un colore e un materiale per tutte le pavimentazioni riprogettate, sfidando la monotonia della monomatericità vogliamo pietrificare le zone un tempo bagnate dal lago Gerundo. L’intervento progettuale proposto afferma con forza e determinazione che la ricchezza del centro storico e del suo castello è inscindibile dalla esuberanza e dalle peculiarità del territorio circostante, microcosmo e macrocosmo si fondono insieme attraverso segni e modificazioni che dalla matita dei progettisti diventeranno pietre, acqua, erba, acciaio corten. Da un punto di vista urbanistico l’intervento da noi proposto prevede la pedonalizzazione del centro storico la Zona A, individuata nella Variante al PRG e quindi di tutto il comparto urbano compreso all’interno della circonvallazione e della strada comunale; per quanto concerne le aree a parcheggio condividiamo l’idea della amministrazione comunale di dislocarle intorno al centro storico come da planimetria allegata agli elaborati di concorso. Gli spazi esterni saranno quindi utilizzati come luoghi pubblici da vivere passeggiando e pedalando, la lunga Stoà che chiude ad est l’intervento, potrà essere fruita come luogo in cui passeggiare al riparo dal sole o dalle intemperie o come sede temporanea del mercato settimanale. Al disotto della pensilina in vetro fotovoltaico e acciaio è stato inserito un fossato con acqua, metafora dell’antico tracciato che un tempo circondava le mura del castello, come testimonia una planimetria del 1854; il fossato si allarga per un tratto di 66.00 mt., la misura del lato del castello, con alcune riseghe di piccola entità che si colmeranno con l’acqua in relazione all’andamento piezometrico dei fontanili presenti nel centro storico; gli eventi meteorologici, nel caso specifico la pioggia, vivranno all’interno del porticato di progetto, ricordando in maniera ludica ai cittadini le esondazioni dei fiumi presenti nel territorio pandinese e lombardo. Alla superficie vetrata della pensilina sarà integrata una pellicola fotovoltaica che servirà a rendere autosufficiente l’impianto di illuminazione pubblica di tutti gli spazi esterni, inoltre l’energia prodotta sarà utilizzata anche per ricaricare le biciclette elettriche che saranno affittate dall’amministrazione comunale a tutti coloro che vorranno visitare il territorio pandinese ed il centro urbano sulle due ruote.

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Il progetto è rappresentato sinteticamente da un ideogramma costituito da tre segni e tre colori :

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- l’azzurro segno orizzontale di acqua, materiale con cui abbiamo riempito il fossato in prossimità delle torri in acciaio corten di progetto lato ovest; suggestionati da alcune immagini pittoriche del trecento e da alcune vedute di castelli coevi a quello di Pandino abbiamo deciso di colmare con un pelo d’acqua il fossato del castello in prossimità della via Stefano Da Pandino, proprio da quest’ultima strada sarà possibile accedere all’arena del castello che il nostro progetto trasforma in un museo sotto le stelle in cui saranno esposte sculture di autori moderni e contemporanei. L’acqua diventa un materiale concreto del progetto metafora storica delle paludi, degli acquitrini, dei fiumi e dei laghi che un tempo esondavano questi luoghi. Citiamo soltanto alcune immagini chiave: l’abitato di Pandino nel 1599, particolare della carta della Roggia Pandina, la mappa dell’abitato di Pandino del 1854 in cui è ritratto un castello circondato da un fossato con il tracciato delle mura del paese, le torri e le due porte; la Tentazione di Cristo sul Monte di Duccio in cui un castello circondato dall’acqua viene offerto invano dal diavolo a Cristo. Il progetto ha la pretesa di odorare di acqua, risorgiva, fossato, acquitrino, odore di bassa padana, orizzontale e nebbiosa, umida e muschiosa come le tegole delle cascine pandinesi. La ritroviamo come tracciato rettilineo ad est delle mura del castello in prossimità dell’attuale circonvallazione, il taglio della pavimentazione ripropone l’antica memoria del fossato che circondava un tempo le mura del paese, come si evince in una planimetria del 1854. In questo luogo la piazza del castello subisce una frattura un taglio netto di acqua, l’arena si trasforma in piazza del mercato e degli scambi economici, culturali e sociali; una stoà in vetro ed acciaio chiude l’intervento ad est in prossimità della circonvallazione, assicurando alla popolazione un luogo coperto in cui passeggiare o da utilizzare come pensilina per il mercato settimanale. - il marrone segno verticale delle torri di progetto che saranno realizzate con telai di acciaio corten, quinte effimere in lamiera ossidata e profilati, metafora volumetrica delle antiche torri del castello distrutte nell’ottocento; l’intervento progettuale ri-costruisce provocatoriamente l’antico skyline del castello medievale restituendo alla città l’immagine autentica del monumento. Le superfici delle due torri in lamiera forata di acciaio corten saranno ossidate con immagini delle opere di Marius Stroppa e di altri artisti esposte all’interno e riporteranno per tutta l’altezza la scritta Museo Marius e del Design. La struttura in profilati di acciaio corten dei due telai sarà posizionata in modo da non interferire con le fondazioni e i muri del castello, le partiture strutturali orizzontali e verticali dei telai in corten tengono conto delle scansioni del paramento murario del castello. In merito alla progettazione delle superfici in lamiera forata di acciaio corten ossidato dei due telai, possiamo affermare che la bidimensionalità in questo caso crea delle forti relazioni spaziali tra il monumento ed il contesto urbano per dirla con le parole di J. Nouvel: “La nostra epoca ha sollevato la questione della bidimensionalità; nel senso che ciò che accade sul piano non significa che non sia architettonico o spaziale. Il gioco di filtri, di pannelli di vetro, di griglie, di serigrafie, di colori, influenzano in modo determinante la natura dello spazio.” L’idea delle torri in corten nasce per un verso dalla esigenza di ricostruire l’antica immagine del castello e per l’altro dalla necessita di creare un intervento progettuale in grado attrarre un grande pubblico, quello che sinteticamente possiamo definire l’effetto Louvre. L’aspetto esteriore del Museo Marius e del Design diventa simbolo della nuova rinascita economica, sociale e culturale del comune di Pandino; l’oggetto museo acquista valore estetico e culturale al pari delle opere che ospita, siamo convinti che costruire due torri alte ventisei metri a ridosso di un castello medievale è sicuramente un gesto ardito ma ti costringe a visitare il museo e l’intero territorio. Come afferma in una recente intervista l’architetto Fuksas: “Se vai al Louvre, ti fermerai certamente davanti a qualche opera conosciuta e famosa. Però non potrai mai fare a meno di vedere la Piramide nel cortile……costruire un triangolo nel cortile del Louvre ti costringe fatalmente a dire: andiamolo a vedere” e poi ancora “…..il Guggenheim ha trasformato l’economia di Bilbao e di tutta la regione. Ha restituito un volto a una città che non l’aveva più e ha riportato l’interesse sul’architettura.” Le due torri in lamiera forata rinunciano al loro ruolo tettonico per assurgere ad immagine scenografica del nuovo Museo Marius ad icona mediatica della rinascita del centro lombardo; evento scultoreo al pari del binocolo di Gehry per Venice o della grande mela di Venturi per Manhattan; non un gesto autoritario o autoreferenziale ma una provocazione dissacratoria e surreale. Sicuramente un immagine forte in grado di suscitare interesse e curiosità, motivo di attrazione non soltanto per gli addetti ai lavori ma anche per un vasto pubblico di appassionati e curiosi dell’arte, dell’architettura e del design. - il verde segno orizzontale del prato a gradoni che definisce l’arena del castello a est a nord e sud, l’intervento propone la creazione di un luogo ameno, museo sotto le stelle, in cui esporre sculture di autori contemporanei e moderni. Il prato a gradoni è ordinato da una tessitura di basole in arenaria grigia; le gradonate sono più fitte in prossimità della base del maniero e si allargano progressivamente verso il muro perimetrale dell’arena, con una progressione che diventa più ampia verso est. Per disegnare la progressione delle gradonate ci siamo fatti suggestionare forse da una visone un po’ fanciullesca ma sicuramente efficace : un sasso che cadendo in un lago segna delle onde concentriche, con una strana similitudine tra il castello/sasso e il prato/acqua. Il giardino gradonato, diventerà un luogo pubblico per eccellenza e potrà essere fruito liberamente dai cittadini pandinesi e dai visitatori del museo. Per la progettazione del prato ci siamo ispirati ai tanti castelli trecenteschi ubicati in provincia di Crema e Cremona, ma come dimenticare le splendide immagini del giardino di Granaiolo realizzato da Gae Aulenti in toscana. Il progetto prevede la chiusura di tutti i varchi esistenti nel muro dell’arena, l’unico accesso al prato sarà garantito dalla pedana in legno bankirai posta sull’acqua del fossato in prossimità delle torri in corten e lungo la via Stefano Da Pandino. Le mura del castello riconfigurate chiudono all’interno dell’arena un prato con gradoni, ortus conclusus, museo a cielo aperto per sculture di autori moderni e contemporanei. In alcuni punti di particolare interesse urbano, le sculture sono addossate al muro di cinta del castello riproponendo un immagine cara ai pittori del trecento italiano: Giotto, Duccio, Lorenzetti, il muro dell’arena diviene contenitore di arte ed arte esso stesso, il rimando alle pitture medievali emerge con chiarezza : le mura merlate della città contengono alberi, case, chiese o schiere di angeli o demoni.

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La storia del castello, della città e del territorio pandinese diventa un materiale da utilizzare per l’intervento progettuale al pari dell’acqua, dell’erba, della pietra e dell’acciaio, il gesto di inserire i due telai per riconfigurare l’immagine del castello con le quattro torri non deve essere letto come nostalgia di un tempo ormai passato ma come icona della nuova vita del monumento e della città intera, a tale proposito come non ricordare le lucide parole di M. Tafuri sull’argomento: “Quando i legami sono recisi, il dialogo con il contesto diventa complesso e raffinato e non si esplicita semplicemente con una continuità di intonaci oppure facendo il verso all’antico, a quale epoca dovrei fare il verso a Venezia? Il genius loci di Venezia è rappresentato da un conflitto, dal dialogo tra epoche diverse. …Senza esperienza della contemporaneità, la storia diviene afasia o si risolve in capriccio personale”

Il Castello, la Fondazione Marius e il Museo del Design :

L’intervento progettuale prevede la realizzazione all’interno del castello visconteo del Museo Marius, una galleria in cui esporre tutte le opere di Mario Stroppa, poliedrico artista pandinese vissuto tra Milano e Pandino a cavallo dei due secoli scorsi. Le sue opere di grafica, design, pittura, architettura e scenografia saranno esposte nei saloni del piano primo mentre il loggiato sarà destinato a galleria per esposizioni temporanee. In relazione alla vastità e complessità degli ambienti disponibili a piano primo e nei piani superiori delle due torri esistenti, alcuni degli spazi potranno essere adibiti a sede per l’esposizione di oggetti di design moderno e contemporaneo, permettendo così al museo e alla sua città di collocarsi all’interno di un circuito culturale più vasto ed internazionale; proponiamo in questa sede di creare dei contatti tra la nuova Fondazione Marius e la Triennale di Milano, inserendo il Comune di Pandino nell’elenco dei luoghi deputati alla promozione del design contemporaneo; tale attività culturale si configura quindi come volano di sviluppo e crescita sociale ed economica dell’intera comunità pandinese, assicurando un flusso di visitatori in tutto l’arco dell’anno. Il tema progettuale che abbiamo appena lanciato è sicuramente consono ai luoghi; come possiamo ignorare che proprio Mario Stroppa ebbe numerose commissioni da importanti aziende italiane: Falk, Breda, Pirelli, Fernet Branca, Isotta Fraschini, Marelli , Rizzoli, aziende che potrebbero sponsorizzare il restyling dell’edifico e finanziare la nuova Fondazione Marius e il Museo del Design. Il piano terra sarà in parte utilizzato per gli ambienti di servizio della Galleria Marius ed in parte sarà aperto alla cittadinanza con servizi pubblici e alcuni uffici comunali. In particolare si prevede di utilizzare l’ala ovest del piano terra per i seguenti locali:ingresso al museo, caffè letterario con internet point, book – gadget shop, servizi igienici, locale tecnico e deposito. Nei saloni a sud-est saranno ubicati dei servizi per la cittadinanza e per i visitatori del museo: biblioteca comunale, sala lettura, sala multimediale per la conoscenza della città e del suo territorio e servizi igienici. Negli ambienti posti a nord saranno ubicati spazi di rappresentanza della amministrazione comunale: la stanza del sindaco del segretario e la sala del consiglio comunale. Il progetto prevede a piano terra, la ripavimentazione dell’ampia corte attualmente in ghiaietto con una distesa di ciottoli colorati di medie e piccole dimensioni utilizzando e riprendendo un materiale presente nell’attiguo porticato. Da un punto di vista figurativo la pavimentazione in ciottoli colorati è costituita da un pastique surreale di alcuni frammenti tratti dalle decorazioni presenti sui muri interni del castello. Le decorazioni decontestualizzate e ingrandite trasfigurano il Biscione dei Visconti e la scala degli Scaligeri, gli stemmi nobiliari si fondono con un disegno geometrico basato sul cerchio ed il quadrato. Il cortile visto dall’alto del loggiato di primo piano si configura come una grande tela colorata a cielo aperto, la pavimentazione assurge ad opera d’arte, manipolazione artistica di icone storiche. I frammenti scomposti ed ingranditi si interciano e si sovrappongono creando un caos sublime per dirla con Libeskind: “E’ come avere un milione di pezzi di mosaico che non compongono la stessa figura, che non potranno mai essere assemblati e costituire un’unità, poiché non provengono da un insieme unitario.” Per tale spazio si prevede un utilizzo pubblico per eventi artistici o sociali; in particolare tutto il piano terra del maniero visconteo e della sua arena riprogettata, il museo sotto le stelle, dovrà essere fruito liberamente dalla cittadinanza e dai turisti. Per tale ragione abbiamo preferito collocare la Galleria Marius e il Museo del Design ai piani superiori e quindi raggiungibile soltanto dopo avere effettuato il ticket lasciando a piano terra servizi pubblici aperti alla libera fruizione. L’intervento di restauro dell’edificio prevede naturalmente la demolizione di tutte le superfetazioni realizzate negli anni, la dismissione degli interventi edilizi che deturpano gli affreschi ed i soffitti lignei. Gli spazi dovranno essere liberati da tutti gli usi impropri e non consoni alla delicatezza del monumento trecentesco eliminando wc, cucine ed altre locali tecnici che deturpano i saloni e le torri. Tutte le scale moderne esistenti attualmente, compreso l’ascensore, dovranno essere riprogettate seguendo criteri rigorosi nel massimo rispetto dei luoghi storici e non interferendo minimamente con i paramenti decorati o con i solai in legno. Le nuove scale di progetto e l’ascensore indispensabili per l’utilizzo da parte del pubblico e dei diversamente abili, dei piani superiori saranno realizzate con acciaio e vetro stratificato in nessun caso le strutture nuove andranno ad occultare le decorazioni o le modanature del maniero.

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