© Ipostudio Architetti . Pubblicata il 06 Settembre 2011.
Il progetto del nuovo polo produttivo per la logistica avanzata, la ricerca, lo sviluppo e l’innovazione, si colloca nel vasto ambito di riqualificazione urbana dell’area di nordovest della città: ambito cittadino che nel suo insieme è teso a rafforzare e valorizzare l’immagine e il prestigio della realtà di Parma, nel campo specifico dell’eccellenza agroalimentare e bioalimentare, in senso globale. In tale scopo, dunque, possiamo rintracciare la motivazione più generale (e veramente strategica) del progetto.
© Ipostudio Architetti . Pubblicata il 15 Febbraio 2010.
Il “concept” caratterizzante la proposta progettuale della prima fase del Concorso, a tal riguardo, ha particolarmente evidenziato le molteplici potenzialità di sviluppo e riqualificazione insite nel quadrante di nordovest, specialmente per la presenza di attrezzature specialistiche di rango superiore, ed esplicitandone il valore di sistema (Fiera, Aeroporto, Università, Centro Agroalimentare, Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, Cittadella del Cibo, ecc.) prodotto dalla loro stessa dislocazione fortemente integrata.
© Ipostudio Architetti . Pubblicata il 15 Febbraio 2010.
Tutto questo, e non secondariamente, è poi collocato in un contesto di rilevanti significato storico e qualità ambientale, segnato nella sua dimensione vasta dall’asta fluviale del Parma, vero asse organizzatore dei processi territoriali. Si tratta di un contesto geografico nel quale anche il rapporto dell’integrazione fisica e funzionale dell’insediamento con i campi aperti della pianura centuriata, apre una grande prospettiva simbolica e dimostrativa delle potenzialità di un territorio a forte vocazione di qualità agroalimentare, bioalimentare e gastronomica: una vocazione ampiamente riconosciuta.
© Ipostudio Architetti . Pubblicata il 15 Febbraio 2010.
L’inserimento del nuovo organismo di progetto per la logistica avanzata, la ricerca, lo sviluppo e l’innovazione, in tale sistema insediativo, ed alla luce della sua precisa tematizzazione, appare ora – nella seconda fase del Concorso – una scelta pienamente conseguente, coerente e del tutto funzionale. Non solo, ma si rivela anche una scelta potenzialmente capace di efficaci correlazioni e sinergie con tutti gli altri elementi del quadrante; e dunque una precisa scelta capace di implementarne l’efficienza ed il rendimento complessivo di tutto il sistema.
© Ipostudio Architetti . Pubblicata il 15 Febbraio 2010.
Tre fasce insediative tematizzate L’ambito di più diretto inserimento del progetto (l’ambito B del Concorso di seconda fase) è oggetto della proposta di sistemazione urbanistica generale: nella quale la dislocazione e l’interpretazione delle diverse funzioni esistenti e di previsione – tutte inerenti al tema generale di riferimento – è risolta, logicamente, in termini di efficienza e rispondenza alle specifiche esigenze, ma anche in termini di riconoscibilità, dell’immagine simbolica e dell’operante paesaggio urbano che ne deriva. A questi aspetti della risoluzione architettonica, anche per le esigenze strategiche più sopra ricordate, è affidato il compito di rendere ben intelligibile il significato d’insediamento complesso e interagente, dedicato e tematizzato, che il presente progetto nel suo insieme intende proporre. A grandi linee, si può considerare l’assetto di progetto come organizzato sostanzialmente in tre fasce insediative, disposte parallelamente in senso est-ovest, e specificamente tematizzate, ossia distinte ognuna per tema prevalente. Per una scelta progettuale di chiarezza d’impianto, ed anche per facilità d’esposizione, consideriamo le fasce stesse come costituite da distinti isolati. Tuttavia quelli che chiamiamo un po’ impropriamente isolati, sono in realtà dei recinti inconclusi che, almeno parzialmente, contengono e delimitano le varie presenze funzionali, tematizzate. Riepiloghiamo la successione delle tre fasce insediative. Recinti e architettura in forma di paesaggio urbano Così reinterpretato, il quadrante di nordovest perde infine ogni residua connotazione urbanistica di frangia periferica spontanea, o di margine periurbano in formazione. Così riqualificato, in altri termini, il nostro quadrante di nordovest non si pone più come una qualsiasi zona “produttiva” o “mista” della città in espansione; ma piuttosto come un territorio ritrovato, urbano a pieno titolo, nel quale possono anche scambiarsi i ruoli di centro e di periferia, al di fuori di ogni astratta tipologia insediativa, e al di fuori di ogni astratta zonizzazione urbanistica. Il mix delle funzioni pregiate (esistenti e di progetto) che vi sono localizzate, certamente già di per sé attribuisce a tale insediamento una notevole capacità attrattiva. Ma funzioni quali la logistica immateriale di nuova generazione, la formazione specifica, la ricerca e sviluppo, l’innovazione, il marketing territoriale, considerate nella loro autentica capacità di fare massa critica e di attivare dei processi produttivi (in senso lato), vanno per importanza ed effetti ben al di là della loro semplice localizzazione spaziale.
planimetria generale
© Ipostudio Architetti . Pubblicata il 15 Febbraio 2010.
Al di là della localizzazione fisica delle particolari funzioni, infatti, in questo luogo urbano – come in una sorta di grande condensatore di energie – avviene qualcosa: avviene che le funzioni insediate, messe in rete in un nuovo territorio “metropolitano”, possono assumere anche l’aspetto e lo stimolo di eventi; eventi che caratterizzano “nel continuo” la vita dell’insediamento. Per questo nostro territorio, allora, l’insediamento di progetto è intenzionalmente preordinato a mutazioni di tal genere: è preordinato ad accogliere attività e processi anche nuovi ed imprevisti, relazioni variabili e multiscalari; probabilmente entrambe caratterizzati in modo particolare da una notevole velocità di adattamento. Di qui, nella proposta, la necessità di costruire luoghi corrispondenti al senso, allo svolgimento ed ai problemi delle nuove attività, quali sono ipotizzate nel tempo e nel luogo del progetto.
© Ipostudio Architetti . Pubblicata il 15 Febbraio 2010.
Il concetto spaziale originario (presentato nella prima fase del Concorso) dei vari recinti tematizzati, si è in parte evoluto di conseguenza – come si è visto – superando i limiti di confini fisici e funzionali forse un po’ troppo determinati. I recinti allora parzialmente si aprono. Entro il loro ambito tematizzato, essi ancora organizzano ed integrano presenze e funzioni; però anche liberamente accolgono ed inglobano, e si arricchiscono di correlazioni con l’esterno, e specialmente con le altre parti dell’insediamento all’intorno.
© Ipostudio Architetti . Pubblicata il 15 Febbraio 2010.
Nel progetto del nuovo polo della logistica avanzata, la ricerca, lo sviluppo e l’innovazione, il superamento completo del concetto di recinto corrisponde infine all’intenzione di determinare un organismo architettonico totalmente aperto alle molteplici relazioni interno-intorno, capace di interpretare e di rappresentare tutta la complessità delle sue relazioni sinergiche con le restanti parti, e con le altre diverse componenti dell’insediamento, in senso complessivo.
© Ipostudio Architetti . Pubblicata il 15 Febbraio 2010.
Dall’esigenza di concepire un organismo davvero polivalente, allora, si perviene alla determinazione di uno spazio architettonico che si presenta proprio come risultante dall’interazione delle sue diverse parti: elastiche, deformabili, capaci di accogliersi e compenetrarsi reciprocamente. Già solo il fatto che l’edificio deve combinare più funzioni specifiche soggette a inevitabili mutazioni, che deve contemporaneamente servire a più usi, che dev’essere usato da persone e per attività diverse, anche impreviste; già questo, in realtà, ne fa un luogo estremamente attuale, proiettato nel futuro prossimo venturo. L’organismo architettonico che ne risulta è insomma nettamente polivalente: però non solo perché ingloba in sé le diverse funzioni (necessariamente confinandole in pratica al suo interno, anche se mai a titolo definitivo), ma anche in quanto capace di porsi intimamente in relazione con tutte le altre componenti del sistema; dunque capace di integrarle, e di rifletterle in uno spazio vissuto in senso globale, nella forma di un paesaggio che si produce e si rinnova ogni giorno.
© Ipostudio Architetti . Pubblicata il 15 Febbraio 2010.
In questo sistema spaziale, in un certo senso, possiamo dire che ogni componente accoglie in sé l’intero sistema, e così ne riflette la vocazione complessiva. Naturalmente non si tratta di renderle indistinte, queste componenti, né di annullarne ogni confine: si tratta piuttosto di accordarle senza confonderle, facendo vivere l’intero, con la forma mutevole dell’intero, nella qualità di ogni sua parte. Tale condizione, che è d’interazione, di sinergia, di reciproca implicazione delle parti e delle funzioni, è appunto quella che, di fatto, costruisce il nuovo paesaggio dell’insediamento complessivo: un paesaggio pubblico, che si produce quotidianamente, attraverso lo sviluppo e l’intreccio particolare delle diverse attività specifiche; con ciò restituendo all’osservatore l’immagine operante e viva della città bio-alimentare e del suo territorio d’appartenenza.
© Ipostudio Architetti . Pubblicata il 15 Febbraio 2010.
Si tratta di un paesaggio, infine, nel quale intrinsecamente anche i segni degli elementi naturali sono ben presenti e riconoscibili. Dalla campagna delle “stanze agricole”, alla cospicua dotazione di verde, aria e luce all’interno del costruito; dalla presenza recuperata del canale Abbeveratoia, con la relativa fascia di rispetto, alla sistematica scansione delle alberate stradali; dalla prossimità sempre presente del parco fluviale del Parma, alla scelta di una risoluzione architettonica – per il nuovo polo di progetto – che esalta l’intima implicazione del verde e dell’acqua all’interno dell’intero sistema costruito. Una sorta d’ibridazione, tra costruito e non costruito, che è già indizio di nuove forme di ecologia e di spazialità urbana. Tutto il progetto urbanistico-architettonico, del resto, come meglio si dirà nella Relazione Tecnica, s’ispira ai principi dell’environment park (progettazione bioclimatica, riduzione dei consumi energetici e dell’impatto ambientale, ricorso a fonti di energia rinnovabile, impiego di materiali non inquinanti o riciclabili, ecc.); ed anche quest’aspetto di sostenibilità, certamente fondamentale sul piano realizzativo, avrà l’effetto di rafforzare i caratteri identitari del luogo.
© Ipostudio Architetti . Pubblicata il 15 Febbraio 2010.
Tipologia, funzioni e risoluzione del progetto architettonico Facendo riferimento allo schema insediativo generale, abbiamo visto che il nuovo polo produttivo per la logistica avanzata, la ricerca, lo sviluppo e l’innovazione si colloca urbanisticamente nell’isolato mediano della fascia sud. Tale isolato rappresenta esattamente il “comparto di attuazione” assegnato come ambito del primo stralcio attuativo del Concorso; l’intervento in progetto ne occupa prevalentemente la parte ovest, lasciando nella parte est la maggior quota delle aree libere, che così si trovano in continuità con la cosiddetta fascia intermedia del loisir. Nella determinazione del relativo progetto architettonico, la scelta generale – già motivata nelle considerazioni del punto precedente – è stata quella di prevedere, per le varie funzioni richieste, la creazione di un unico organismo complesso e integrato, nel quale concentrare tutta la potenzialità edificatoria messa a disposizione del Concorso. Ciò significa che la dimensione del progetto include tutta la volumetria attribuita dallo strumento urbanistico al sub-ambito 22-S20-A, cui si aggiunge la potenzialità edificatoria recuperata dall’ex macello, ed anche una quota (pari circa a due terzi) di quella della sede ex Gondrand (nella cui area resta invece localizzata la parte rimanente). In questo modo la superficie utile assegnata all’organismo architettonico di progetto risulta complessivamente pari a circa 38.000 mq. Dal punto di vista dello schema volumetrico essenziale, l’edificio è composto da due parti singolarmente configurate in modo distinto e nettamente leggibile: una piastra di forma trapezoidale, ed un corpo alto lineare, sovrapposto sul bordo est. Si tratta quindi di due grandi volumi, caratterizzati rispettivamente da un’assoluta orizzontalità e da un’assoluta verticalità. Tali volumi restano tuttavia, sia sul piano formale sia su quello funzionale, parti congiunte e complementari di un unico organismo architettonico interagente. Vediamo le loro caratteristiche principali. A) La piastra Il corpo orizzontale è tipologicamente costituito come grande piastra di forma trapezoidale, i cui lati sono allineati rispettivamente con l’orientamento degli assi della centuriazione territoriale e con l’asse nord-sud dell’impianto. Dal punto di vista distributivo, la piastra ha una tipica organizzazione spaziale bidirezionata, che consente appunto un’elevata flessibilità interna. La piastra ha un’estensione superficiale complessiva di circa 18.000 mq. e, salvi alcuni corpi volumetrici emergenti, è costituita da un unico livello utile fuori terra, e da un livello interrato destinato essenzialmente ai parcheggi pertinenziali. I parcheggi pubblici (di urbanizzazione primaria) sono invece ricavati “a pettine” lungo i fronti delle strade d’impianto edilizio. B) Il blocco lineare Sul profilo segmentato del lato est della piastra appoggia, per tutta la sua lunghezza ma in modo discontinuo, il corpo a blocco lineare, compatto e regolare, caratterizzato da una successione di grandi portali “generati” dalla geometria dei pieni e vuoti presenti nel bordo della piastra. Gli attacchi a terra dei portali costituiscono quindi gli attestamenti delle zone funzionali della piastra; mentre le loro grandi luci (con un’altezza che va da sei a otto piani) rappresentano i lati aperti delle diverse corti tematizzate che penetrano in profondità nella piastra. Il blocco lineare si sviluppa in altezza per dieci livelli fuori terra, per una lunghezza di circa 240 metri, con una superficie utile complessiva pari a circa 19.000 mq.
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