PLANIMETRIA DELLA PIAZZA
© Doriano Lucchesini . Pubblicata il 15 Febbraio 2010.
La costruzione violenta della città
Chi guarda oggi una pianta della città della Spezia, facendo attenzione alla zona di Piazza Verdi, vede un disegno urbano ordinato, fatto di grandi allineamenti regolari disposti parallelamente alla costa e con la loro origine geometrica nell’Arsenale. Intendendo per origine geometrica il fatto che l’orientamento delle maglie e la disposizione delle loro ortogonalità ripete quelle dell’Arsenale militare che nel disegno occupa la parte iniziale.
Il disegno sembra derivare da una evoluzione urbana, simile a quella di molte altre città, che hanno raggiunto la forma contemporanea in seguito a successivi ingrandimenti, sviluppati nel tempo, a partire dal nucleo chiuso della città medioevale, sino ai sobborghi settecenteschi, alla crescita ottocentesca, alla città industriale, ecc.
In realtà questa forma della città, questo disegno del suolo della Spezia non ha, come in molti altri casi, origine da graduali trasformazioni del tessuto, ma è stata realizzata repentinamente, in pochissimo tempo, in seguito alla costruzione dell’arsenale ed in seguito al processo di ingrandimento e militarizzazione del Golfo della Spezia
Prima dell’unità d’Italia la città aveva dimensioni modeste: ai primi anni dell’800 la popolazione era di circa 3.000 abitanti, saliti a poco più di 4.000 nella seconda metà. Il suo disegno di pianta non era molto diverso da quello riportato nelle carte del Vinzoni alla fine del 700. Alla città murata si era aggiunto solo un piccolo sobborgo che seguiva l’andamento della strada carrozzabile che, dalla Spezia, si dirigeva verso Sarzana, girando attorno al colle dei Cappuccini che scendeva fino al mare dividendo la parte urbanizzata dalla piana paludosa di Migliarina.
Sarà la costruzione dell’arsenale, avviata immediatamente dopo l’unità di Italia, che porterà un grande sviluppo urbano. La popolazione aumenterà molto velocemente sino a raggiungere le 100.000 unità nel giro di soli 30 anni.
La città militare informerà di sé il territorio, ridisegnandolo interamente, seguendo le rigide geometrie derivanti da quelle dell’arsenale.
A partire dalla porta dell’arsenale sarà tracciato un asse diritto, indifferente al suolo ed alle preesistenze, che la congiungerà con un punto indefinito nella piana di Migliarina, al di là del colle dei Cappuccini. Questo asse disegnerà l’orditura degli isolati urbani cancellando tutto quello che si trova sul suo cammino: il teatro politeama, le case del centro storico, le case dei sobborghi il colle. Tutto quello che la nuova città incontra, tutto quello che viene ad ostacolare la rigida regolarità del suo disegno, verrò demolito e cancellato
La città medioevale sarà interamente sostituita dalla nuova, o meglio la città di origine militare distruggerà tutta la città medioevale preesistente, taglierà via tutti i sobborghi, spianerà il politeama, che era il teatro della città e si trovava al centro di quella che oggi è Pizza Verdi, proseguirà per creare il centro amministrativo e religioso della città proprio dove stava il colle dei cappuccini che verrà demolito e trasformato in quella che oggi è piazza Europa prevedendovi la cattedrale, il municipio ed il palazzo del governo.
La cancellazione della città medioevale e della identità urbana
Quindi l’atto di costruzione di questa parte della città è un atto repentino e violento che distrugge tutta la città preesistente. Il grande asse diritto, geometrico, perfetto che origina dalla porta dell’arsenale prosegue indefinitamente dando l’indirizzo del futuro sviluppo urbano. E’ su questa costruzione rapida e violenta della città che si forma il destino della Spezia: quello di una grande trasformazione originata da forze esterne, di un motore della crescita e della modificazione urbana che non trova fondamento nella città stessa, ma vi viene introdotto, imposto.
La rigidità e l’indifferenza della maglia urbana, con questa connessione geometrica forte tra il potere militare e quello civile amministrativo, sono la materializzazione della condizione particolare della città. A differenza di molte altre, che sono cresciute a partire dai propri motori economici e culturali, la Spezia è creata da un atto esterno di grande forza ed indifferente alla situazione locale che viene interamente demolita.
Con questa operazione di demolizione, di sostituzione totale della preesistenza, è stato cancellato non solo il tessuto edilizio della città medioevale con le sue stratificazioni e modificazioni nel tempo, ma è stata cancellata anche l’identità propria della città. Ovvero l’esistenza di una classe di cittadini che potesse vedere la città come frutto di trasformazioni a cui ha contribuito. Ossia che le modificazioni fossero frutto della città stessa. Il motore delle grandi modificazioni della Spezia è un motore che viene da fuori, che deriva dalla trasformazione della piccola cittadina, per secoli tenuta compressa nelle sue potenzialità portuali e mercantili, in città militare.
Questa origine peserà anche nella capacità della città di essere tale, di sapere esprimere con proprie forze interne il proprio destino e la propria forma. Perché la città inizi a prendere coscienza di sé ed a formare una propria classe dirigente, occorrerà attendere che, alla liberazione, il grande asse sia percorso dalle brigate partigiane di ritorno dai monti. E poi, negli anni 50 e 60, sia percorso dai grandi cortei operai della rivendicazione e della protesta per i licenziamenti politici dall’arsenale.
Nelle piazze italiane muore il sole
Nell’affermazione “nelle piazze italiane muore il sole ” sono sintetizzati i principi che hanno ispirato il lavoro dell’artista in opere precedenti e, ora, nel concorso per la Piazza Verdi. Il processo artistico si muove tra Illusione” e “vanità”, in una costante sovrapposizione tra forme minime d’arte la natura morta e le forme massime dell’espressione artistica –l’arte sacra.
Un riferimento di partenza della operazione concettuale origina nella “White square” ovvero nel quadro bianco derivato dall’arte minimalista.
Lo spazio bianco è contornato da una fascia nera, richiamando in tal modo la grafica dei manifesti a lutto che annunciano i decessi soprattutto nel centro-sud d’Italia. Il richiamo al lutto riporta al tema della morte del sole connesso alla assonanza tra la sua forma, esaminata al telescopio, e quella dell’arancino, la tipica pietanza siciliana a base di riso. Lo spazio bianco all’interno del manifesto-quadro minimale-piazza rimanda ad uno spazio metafisico che nella soluzione di progetto viene inserito, ridimensionato, nello spazio urbano della piazza Verdi.
Il segno del lutto costituisce un riferimento alla morte del sole ma sottintende anche il riferimento alla città che è stata cancellata: la forma urbana precedente di cui non rimane traccia, assieme alla morfologia così violentemente stravolta, rimane nel progetto come riferimento sottinteso dal segno del lutto.
Così la successione della scansione presenza-assenza, caratteristica dell’opera artistica, che costituisce un carattere, derivante dalla evoluzione storica, di questa parte della città, si avvicina a declinazioni diverse dello stesso tema sviluppate da Angiolo Mazzoni nel palazzo delle poste con l’evidenza della nuova architettura e la presenza, non visibile, dei mosaici di Fillia e Prampolini all’interno della torre.
Il tema della morte del sole, già sviluppato in un progetto precedente per Colonia consistente in una cattedrale con cupola girevole alimentata dalla piazza-batteria-pannelli solari, trova poi una ulteriore declinazione nella possibilità di generare, dal disegno della piazza stessa, utilizzando pannelli fotovoltaici calpestabili, l’energia per la illuminazione notturna. L’associazione dei temi ha riscontro in opere precedenti dove l’artista ha combinato i temi della piazza e della morte del sole con quello della trinità.
Lo spazio della piazza
La piazza, si è gradualmente trasformata in luogo stradale banale: con parcheggi, due corsie opposte di viabilità, i marciapiedi, la segnaletica e con tutto un insieme di arredamenti, funzioni, usi ecc. che rendono questo luogo sostanzialmente non una piazza ma uno slargo stradale.
Per modificare lo spazio esistente in quello percepibile come piazza, pensiamo di eliminare tutti i segni stradali, i dislivelli dei marciapiedi ed unificare lo spazio, connettendo i fronti dei palazzi da una parte a quelli della parte opposta, e ripavimentando tutto il suolo.
Pensiamo ad uno spazio pedonale continuo, senza interruzioni ed elementi sovrastanti. E’ l’immagine unitaria dello spazio della piazza, che è suggerita dalla suggestione di una foto degli anni 30, presa dal lato dell’attuale palazzo della Provincia. Vi si vedono le masse degli edifici ed uno spazio continuo punteggiato di persone in movimento. Da questa immagine possiamo pensare a come la pedonalizzazione e la eliminazione delle auto in sosta possa cambiare la percezione dello spazio che, osservato nella situazione attuale dal medesimo punto si presenta ben diverso: anonimo e disordinato.
Il progetto pensa alla piazza come ad un grande luogo privo di ingombri e limitazioni. La sistemazione non prevede infatti alcuna opera in elevazione, ma solo di ripavimentare l’intera superficie di piazza Verdi. L’assenza di ingombri rimanda alla lezione di Camillo Sitte e consente di utilizzare “liberamente” lo spazio urbano per gli eventi che vi accadranno.
Le opere di arredo urbano sono limitate al mantenimento della attuale illuminazione e dei piccoli alberi situati lungo il margine. Gli alberi saranno mantenuti pressappoco nella posizione attuale eliminando le piccole aiuole esistenti e facendo uscire il tronco da un piccolo foro praticato nella pavimentazione.
Fra il filare degli alberi e della illuminazione che definisce il margine della parte centrale della piazza delimitata dalla fascia nera rimane uno spazio di misura sufficiente per allocare le parti esterne delle attività esistenti lungo la piazza. Potranno infatti essere qui collocati i tavolini dei bar, i chioschi, eccetera.
Il disegno della piazza
il disegno della piazza esplicita i principi che hanno informato la collaborazione tra l’artista e l’architetto. Il disegno deriva da una nuova visione della piazza che, liberata di tutti i segni sovrapposti che l’hanno profondamente modificata, potrà avere una dimensione unitaria. La semplicità del disegno costituito da un grande spazio bianco, delimitato da una listatura nera, costituirà un elemento di nuova unitarietà e consentirà una nuova visione nella lettura di insieme della piazza.
L’idea del progetto è di legare il disegno del suolo, che l’atto di violenza nella crescita urbana ha cancellato, e di associarlo ai concetti guida della nuova sistemazione. La topografia della situazione preesistente che ricaviamo dalla sovrapposizione tra la cartografia storica e quella attuale e che contiene i sedimi delle costruzioni, gli spazi aperti, la strada, i cortili, i muri costituisce il segno latente della città preesistente.
Il progetto presenterà la nuova situazione della piazza con un nuovo spazio totalmente libero, bianco nella parte centrale contornata da una listatura nera e con un margine grigio destinato al raccordo con l’edificato ed il resto della città.
Le pavimentazioni saranno realizzate:
- parte bianca centrale, in marmo bianco di Carrara tagliato in lastre della misura di 1,5 * 1,5 m e trattate superficialmente “fiammate”
- fascia nera di bordo, sarà realizzata con pannelli fotovoltaici posti a terra, protetti superiormente da una lastra di vetro strutturale, sabbiata per trattamento anti sdrucciolo; al di sotto dei pannelli sarà sistemata una lastra di marmo nero Africa per accentuare il colore della fascia. I pannelli saranno collegati, attraverso un condotto tecnologico posto al loro margine, con i pali di illuminazione
- fascia di margine, sarà realizzata con lastre in arenaria forte tipo “cardoso” trattate superficialmente “rigate”. Le lastre saranno disposte in file parallele della larghezza di 30 cm circa, al di sotto della prima fila di lastre, da questa occultato, sarà disposto il condotto tecnologico per l’alimentazione dei pali di illuminazione.
Le geometrie segrete
Il disegno della piazza è un semplice rettangolo le cui dimensioni sono incluse all’interno dello spazio che è generato dagli edifici che vi stanno attorno. Dalla dimensione complessiva dello spazio della piazza è stato ricavato un rettangolo più piccolo, incluso nelle misure massime, e bordato con una fascia nera della larghezza di 1,50.
Le misure dei lati sono tra loro legate da un rapporto complesso che deriva dal rettangolo aureo che li include, la cui lunghezza è pari al lato lungo del rettangolo. Il rapporto che lega tra loro i due lati è derivato dalla misura che si ricava dall’incontro della diagonale del rettangolo aureo esterno con la misura del lato corto.
La diagonale del rettangolo aureo maggiore, all’incontro con le due parallele che definiscono il lato minore della figura centrale della piazza, genera anche un altro rettangolo aureo, delle medesime proporzioni ma più piccolo ed incluso all’interno dello spazio del rettangolo centrale. Facendo centro nella metà della diagonale, dove questa incontra l’asse della figura, coincidente con l’asse urbano che dall’arsenale si dirige alla piana di Migliarina, è possibile inscrivere il rettangolo aureo incluso centrale in un cerchio. Duplicando al margine della figura della piazza il rettangolo aureo incluso centrale, assieme alla proprio cerchio circoscritto si genera una successione di rettangoli aurei, con cerchio circoscritto, simmetrica rispetto all’asse centrale. Si tratta di una trinità di figure geometriche le cui regole proporzionali sono tutte basate sui rapporti aurei. Infatti, prendendo come centro i lati opposti del rettangolo aureo circoscritto centrale, si ottengono due cerchi che sono l’avvio della spirale aurea dal cerchio mediano, i quali a loro volta, duplicati simmetricamente, generano una figura complessa, inscrivibile in un cerchio con il proprio centro coincidente con il centro della piazza ed una dimensione esterna inclusiva di tutte le figure ricavate.
Si tratta di una geometria generatrice basata sul principio del rapporto aureo e sul concetto della trinità. La sua presenza è però solo concettuale, e, benché determinante per la definizione delle proporzioni del disegno della piazza, non viene resa esplicita in nessun modo, se non nella spiegazione.
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© Doriano Lucchesini . Pubblicata il 15 Febbraio 2010.
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geometrie del progetto
© Doriano Lucchesini . Pubblicata il 15 Febbraio 2010.
dettaglio costruttivo
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