© ALA-G :::::: alessandra giannini . Pubblicata il 17 Febbraio 2010.
ICHOS
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I Greci dell’età arcaica fecero della memoria una dea, Mnemosine. È la madre delle nove muse, da essa generate in nove notti trascorse in compagnia di Zeus. Ella richiama alla mente degli uomini il ricordo degli eroi e delle loro grandi gesta, presiede alla poesia lirica.
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Percorsi storici
© ALA-G :::::: alessandra giannini . Pubblicata il 17 Febbraio 2010.
Il temine ichos in greco antico significa traccia, impronta. Il temine in senso progettuale identifica l’intenzione del progetto di mantenere le tracce del passato allo stesso tempo creando una nuova impronta nel presente. Impronta significa anche segno nel cammino e il progetto allo stesso modo si pone in una più ampia relazione con il castello Aragonese, con i suoi percorsi e la sua vegetazione. L’edifico oggi si trova all’interno di un sistema di attraversamenti e di passeggiate presenti nel sistema degli spazi aperti del castello all’interno della ricca vegetazione, dei giardini e dei frutteti. La cattedrale si propone come belvedere di questo sistema di percorsi, un vero palcoscenico sul paesaggio. La vegetazione gioca un ruolo fondamentale come una cornice ed una quinta scenica. I” Acquistano le ruine maggior naturalezza, quando sono frammischiate ad erba e boscaglia. La natura sembra riprendere con una specie di trionfo il possesso dè siti che l’architettura le ha rapito” Il tema della vegetazione entra nel progetto di recupero della Cattedrale e ne diviene un tema progettuale. Il giardino storico viene analizzato in tutte le sue essenze e reinterpretato in chiave moderna in un sistema di spalliere che fiancheggiano i percorsi pedonali e portano alla cattedrale. Nel percorso caratterizzato da viti, bordure floreali ed alberi da frutto, così come nella terrazza antistante la cattedrale si ripropone il tema dell’ hortus-conclusus, narrato come elemento di pura vegetazione, contemplativo ed inaccessibile ai visitatori. Attraverso un progetto che garantisce la permanenze delle specie vegetali il giardino storico viene tramandato, e nuovi elementi vengono aggiunti alla tradizione con un rispettoso trattamento dei materiali vegetali autoctoni. Il Giardino è intesto come materiale “vivente” della cultura del luogo, è pensabile ipotizzare la visone di un archivio del paesaggio.
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Giardino storico, materiali contemporanei.
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O fata, fa’ che per noi l’acqua scorra Ovunque abbiamo piantato e seminato; donaci spinaci che non mettano i fiori ed una carriola che da sé si muova!
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Il progetto prevede l’uso di piante aromatiche, ornamentali e da frutto proprie della tradizione storica. Il giardino storico con la vegetazione tradizionale viene riscritto con materiali contemporanei, come nella passeggiata pergolato in Corian e acciaio Corten, che riprende nelle forme e nei materiali il progetto di restauro della cattedrale e trascrive nel progetto del giardino il progetto architettonico. Il pergolato-passeggio funge da elemento di demarcazione del percorso ed allo stesso tempo come invaso per piante aromatiche e come spalliera per la vite. La Rosa gallica officinalis L, simbolo di Venere e della modestia dell’amore della Vergine, usata in antichità per i suoi petali profumati e utili come antisettico, viene riproposta lungo il passaggio-pergolato come elemento di colore in contrasto con l’azzurro del mare, il bianco dei vasi in Corian e il grigio dei muretti in tufo e fil-rouge del percorso. Anche il frutteto è un tema del giardino storico utile e ornamentale viene ripreso nel progetto come limonaia pensile, situata lungo il percorso-pergolato. Il tema del giardino storico viene ripreso anche come giardino pensile, in una rivisitazione dell’ hortus conclusus che ospita spezie e erbe digestive come nei giardini monastici ottocenteschi. I luoghi di culto sono da sempre accompagnati da spazi verdi con dimensioni ed funzioni differenti. Così coscienti di questo, ci è sembrato interessante includere anche due piccoli orti nel progetto di restauro storico della Cattedrale. Le piante scelte sono quelle esclusivamente conosciute e usate in antichità ed anche la loro coltivazione in contenitori era un metodo diffuso. Per questi abbiamo pensato di utilizzare materiali contemporanei come il Corian per rendere riconoscibile e contemporaneo l’intervento. Materiali quali Corian e Corten sono attuali e creano un equilibrato contrasto che rende chiaramente visibile l’intervento odierno e anche reversibile in futuro, come chiesto dal bando di concorso. La forma degli invasi si rifà a quella della rara Ipomea che cresce sulle spiagge ischitane. I due orti sono “horti conclusi”, grazie alla morfologia dell’area, e come nella tradizione medioevale hanno funzioni distinte, infatti uno è dedicato alle piante officinali, come ad esempio: timo, marrubbio, ecc.; l’altro alle varietà orticole quali cipolle, carote, radici, ecc. I due orti, possono essere considerati storici perché suddivisi in zone colturali, come quelli del XII sec. e per l’impiego di elementi vegetazionali tipici dell’epoca, il giardino monastico è di forma rettangolare chiusa, divisa in quattro aiuole a croce, con una fontana al centro. Le piante prevalentemente coltivate sono di natura medicinale, come papavero, altea, salvia, camomilla, assenzio, portulaca, rosmarino, ruta e piante orticole come cipolle, agli, porri, barbabietole, sedano e per facilitare la digestione, prezzemolo, finocchio, menta, timo e cumino. Nel giardino storico del XII sec. erano presenti anche piante ornamentali come Iris e gigli da altezze notevoli, e vasi disposti casualmente di Dianthus, lavanda, rosmarino e Aquilegia vulgaris L.
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Rovine e paesaggio
Giardini e mura esprimono un territorio (fisico o mentale) in cui si celebra l’irresistibile trionfo della Natura ( e dell’architettura che alla Natura ritorna), costituendo un luogo che, percettivamente, ha sempre prodotto nei suoi fruitori più forti sentimenti emozionali, legati alla presa di coscienza che ciò che è oggi, tra pochissimo non sarà più.
Il progetto si configura nella relazione con l’ambiente circostante. Il rapporto tra le rovine e il paesaggio è uno dei temi principali del progetto che intende ridefinire i caratteri del manufatto valorizzando l’atmosfera da esso trasmessa. Il progetto scandisce un nuovo ritmo discontinuo tra il passato ed il presente: i materiali, gli spazi i colori creano una nuova sintassi capace di coniugare il vecchio al nuovo in un sistema di scambi e di rimandi. Il nuovo si integra nell’antico senza annullarlo e ma in modo fluido e dinamico senza creare una rottura ma anzi rafforzando il carattere forte del palcoscenico sul paesaggio dato dalle rovine della Cattedrale. La ricostruzione avviene per parti, per sottrazioni, con operazioni proprie di una grammatica progettuale attenta alla ridefinizione dell’oggetto architettonico. Muovendosi da una analisi intuitiva della struttura esistente il rudere viene riconfigurato in un nuovo spazio per la vita pubblica, una scenografia aperta sul paesaggio quasi una forma che rimanda al teatro greco come figura archetipica, cuore della vita sociale collettiva che rappresenta l’unità dello spazio pubblico come luogo della vita urbana. “Vita teatrale e scenario urbano si propongono in questo modo come paradigmi di un’auspicata unità dello spazio pubblico.” Il teatro greco ha infatti un forte legame con lo spazio aperto, la struttura del teatro greco è orientata in modo da avere il sorgere del sole a destra e il tramonto a sinistra così da sfruttare la luce naturale, la cavea è ricavata nel pendio naturale di colline per sfruttarne la pendenza. Il nuovo edificio si configura come uno spazio pubblico per concerti di musica classica, rappresentazioni e mostre en plein air mantenendo un forte legame con il paesaggio e la natura.
Enjambement “…. Ma sedendo e mirando, interminati spazi di là da quella, e sovrumani silenzi, e profondissima quïete io nel pensier mi fingo, ove per poco il cor non si spaura. ...” L’ infinito di Giacomo Leopardi
La figura retorica dell’ enjambement dal francese enjamber, “oltrepassare” avviene quando la fine di un verso non coincide con la fine della frase che continua nel verso seguente. I poeti moderni spezzando questa coincidenza danno maggiore rilievo ai singoli elementi creando un ritmo fluido ed inteso. Il progetto come in un enjambemet sceglie di accostare alle preesistenze materiali e forme diverse, come in una sovrapposizione di strati. Gli elementi del progetto architettonico si oltrepassano e si stratificano, dando risalto ai singoli elementi della composizione e sottolineando le stratificazioni temporali e le sovrapposizioni stilistiche in un susseguirsi armonico ma allo stesso tempo vario. Cosi’ la prima suggestione viene dal corallo nero, caratteristico di Ischia, che ricopre la struttura, ma non la struttura come appare oggi, ovvero la rovina, ma la struttura come era un tempo e svela così gli elementi mancanti sottolineando il negativo delle forme. Così la mancanza evoca la forza dell’assenza e sottolinea e rinvigorisce la suggestività del rudere. La scelta nella conservazione prevede di non alterare il carattere del manufatto storico ma di consolidarlo e preservarlo accostandolo a nuovi elementi architettonici dalle forme e dai materiali contemporanei. La cupola in Corian trasparente sposa la scelta di un materiale inusuale alla classica forma della cupola, scavata come una impronta nella struttura.
Le tecniche di restauro
“(…) l’edificio è un corpo, e, come tutti gli altri corpi, consiste di disegno e materia: il primo elemento è in questo caso opera dell’ingegno, il secondo è opera della natura”
Una volta costruita, tuttavia, l’architettura è sottoposta ai mutamenti dovuti all’azione corruttiva del tempo, all’aggressione dell’ambiente, all’uso e alle manipolazioni umane. Molti di questi mutamenti costituiscono a volte una minaccia per la durata dell’opera e dei messaggi che essa custodisce. Il compito primario della conservazione è quindi quello di tutelare le possibilità di studio e comprensione dell’opera opponendosi al decadimento che ne minaccia la durata. Restaurare una fabbrica, infatti, prima di tutto significa contenerne il decadimento strutturale, il degrado biologico, la fatiscenza, saperla conservare nelle sue strutture fisiche reali, nei componenti matrici che ne costituiscono l’irripetibile contesto specifico ed unico. Essendo anche attività progettuale, l’intervento di conservazione, comporta una decisione ovvero “la determinazione di un possibile tra gli infiniti possibili”.( B.P. Torsello, Conservare e Comprendere) Ogni opera d’arte, monumento è soggetto a fenomeni indipendenti dalla volontà umana, bensì regolati dalla natura e che possono essere solo presumibili o deducibili. Rispetto all’attività progettuale, invece, bisogna porsi il quesito di che cosa uno voglia che accada e quindi esercitare un atto di volontà che determini una scelta fra le tante possibili. L’attività progettuale in un intervento di restauro deve sempre tenere conto di due esigenze fondamentali, quella di tutelare e salvaguardare il prolungamento della vita fisica del manufatto attraverso tecniche accessibili in modo che l’opera risulti il più possibile solida, protetta e sana, e quella di conservare i segni del passato affinché il monumento sia trasmesso al futuro con il patrimonio dei suoi contenuti storici, tecnici, costruttivi e d estetici con cui esso ci è pervenuto. Conservare vuol dire analizzare il degrado dei componenti, prevenirlo, individuandone il ciclo di evoluzione, contenerlo attraverso le più corrette e idonee strategie effettuando interventi il più possibile minimali, ma tempestivi, evitando il danneggiamento dell’edificio. Inoltre, essendo l’architettura, fra tutti gli oggetti tramandatici, quella che reclama una forte riutilizzazione e un “recupero” delle funzioni connesse all’abitare, il riuso diventa una premessa indispensabile alla conservazione: nessun edificio abbandonato è destinato a durare a lungo. L’intervento di innovazione deve essere leggibile ed autonomo e le nuove addizioni devono poter essere rimosse senza conseguenze traumatiche. Inoltre, l’intervento di completamento, di apporto materico e strutturale, rivendicando piena autonomia, deve distinguersi dal contesto materico al quale si accosta o sul quale si innesta recando “il segno della nostra epoca”. L’intervento di recupero è volto ad aggiungere materia al contesto e non a sottrarla. L’impostazione del progetto di recupero di tipo conservativo della cattedrale ha quindi, in primo luogo, la finalità di mantenere l’autenticità del manufatto come è giunto fino ad oggi, evitando di intraprendere un tipo di “restauro” inteso come ripristino di forme e materiali ormai perduti nel tempo o come riproduzione di “nuovi autentici” o di “copie perfette”. “(…) l’adagio nostalgico: com’era, dov’era è la negazione del principio stesso di restauro; è un’offesa alla storia e un oltraggio all’estetica, ponendo il tempo reversibile e riproducibile l’opera d’atre a volontà” Il progetto di conservazione propone, in tale ottica, il mantenimento per quanto possibile di tutti i dati materiali e gli elementi costruttivi che caratterizzano la cattedrale traducendosi in alcune scelte progettuali ben definite: nell’ambito strutturale: sono previsti interventi tecnici necessari ad eliminare i dissesti strutturali con una metodologia che individui soluzioni compatibili e conformi alle caratteristiche costruttive della fabbrica nell’ambito architettonico: gli interventi sono stati progettati nel rispetto e nel mantenimento di tutti gli elementi formali. L’intento è quello di lasciare una traccia del “nostro passaggio”, nel rispetto del passato facendo in modo che i nostri segni siano lo specchio delle nostre istanze e della nostra cultura. nell’ambito impiantistico: è stata adottata una metodologia di integrazione e sovrapposizione rispetto al costruito con tutti i necessari requisiti tecnologici (servizi, impianti) senza per questo riplasmarlo, ma mantenendo intatte le sue attuali caratteristiche. E’ prevista, quindi, una copertura per le navate laterali e per l’abside centrale oltre ad una pedana attrezzata posta nella navata centrale per il passaggio degli impianti. Alla parte absidale, attualmente priva della cupola, viene sovrapposta una copertura composta da un reticolo di sottili lastre in Corian semitrasparente dello spessore di 6 mm e plasmati in modo tale da riprodurre, per sottrazione, la forma della cupola perduta; tale copertura si appoggia a montanti in ferro a doppia “T”. Le navate laterali sono costituite da un reticolo in ferro formato da pilastri in acciaio Corten, con sovrapposto un reticolo in ferro smaltato che sorregge una struttura in ferro e vetro. Una pedana in pietra ricopre il pavimento della navata centrale, salvaguardandola dagli agenti atmosferici ed allo stesso tempo consentendo il passaggio di cavi ed impianti. Le sedute in Corian antiscivolo bianche sono integrate nella pedana, e se lasciate chiuse creano una piattaforma liscia ed uniforme, se estratte lateralmente creando posti a sedere sia nella navata centrale che in quelle laterali.
Se il monumento è un libro, esso è un documento manoscritto che resta aperto alla scrittura delle nuove generazioni, una scrittura che non cancelli la precedente e sappia collocarsi tra le righe già scritte del palinsesto. IMPIANTI Per il posizionamento degli impianti è stata prevista una pedana posta al centro della navata centrale che contenga gli impianti per il riscaldamento, l’illuminazione, il suono. La scelta di contenere gli impianti all’interno della pedana vuole sottolineare l’attenzione da noi posta nell’evitare di intervenire in modo invasivo sulle murature esistenti creando tracce per i cavi elettrici così da non intaccare in alcun modo quello che è l’impianto attuale della cattedrale . I cavi elettrici passeranno all’interno dei pilastri in ferro che compongono la maglia che ripropone le navate laterali e si collegheranno ai sistemi di illuminazione e diffusione del suono che saranno posti in corrispondenza di questi ultimi, alla base della copertura absidale e sulle pareti laterali della pedana. La struttura che contiene gli impianti è totalmente reversibile.
j. Le Goff, Memoria, Einaudi, p.17
Ercole Silva, Dell'arte dei giardini inglesi, 1799, Milano 1813, cit in R.Assunto, Il paesaggio e l'estetica, Napoli, 1973, VII, p. 218
Il sogno del giardiniere di Herman Hesse, da “In giardino” Guanda 1994
Marco Dezzi Bardeschi, Restauro: due punti e da Capo, Ex Fabrica, Franco Angeli, Milano, 2004, p. 113
Ignasi de Sola Morales, Decifrare l'architettura. Allemandi & C. 2001
L.B.Alberti, De Re Aedificatoria
Walter Benjamin, 1936
Marco Dezzi Bardeschi, Restauro: due punti e da Capo, Ex Fabrica, Franco Angeli, Milano, 2004, p. 73
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