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cazzago san martino (BS), Italia

CONCORSO D’IDEE PER LA PROGETTAZIONE DELLA NUOVA SCUOLA MATERNA DI CAZZAGO SAN MARTINO

RGB
Roberto Pagnano, Chiara Gianaria, Nicola Russo, alberto marra

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ASPETTI FORMALI

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RGB è il nome di un modello di colori le cui specifiche sono state descritte nel 1931 dalla CIE (Commission internationale de l’éclairage). Tale modello di colori è di tipo additivo e si basa sui tre colori rosso (Red), verde (Green) e blu (Blue), da cui appunto il nome RGB, da non confondere con i colori primari sottrattivi giallo, ciano e magenta (popolarmente chiamati anche giallo, rosso e blu).Un’immagine può infatti essere scomposta, attraverso filtri o altre tecniche, in questi colori base che, miscelati tra loro, danno quasi tutto lo spettro dei colori visibili, con l’eccezione delle porpore. Questa definizione aiuta a spiegare la relazione tra colore, spazio costruito e natura che ha ispirato il progetto; il primo approccio al mondo naturale avviene probabilmente proprio attraverso i colori che, mutando con l’avvicendarsi delle stagioni, dalle foglie d’autunno alle prime ciliegie di maggio , dalla luce bianca di gennaio al mare d’estate, sono i tratti somatici del mondo , tutto da scoprire. Perché non cercare di riprodurre allora l’esperienza del colore, così intesa, come filtro ideale tra spazio costruito ed esterno, individuando nell’idea di recinto la tipologia architettonica giusta, adatta a tale scopo, nell’RGB il giusto dna e, nel cerchio (è il luogo geometrico semplice, insieme all’ellisse, più vicino alle forme visibili in natura) la giusta geometria. I bambini arrivano a scuola e si trovano davanti una forma su cui il rosso il verde e il blu si inseguono in una scala continua descrivendo due cerchi di diverso diametro (nelle cui intersezioni sono posizionati gli ingressi) che tracciano l’”abbraccio” dello spazio costruito. Costruttivamente questo recinto viene immaginato come costituito da elementi verticali metallici a cui è affidato il colore e lastre in vetro trasparente che permettono sempre un rapporto diretto tra interno ed esterno. In asse con l’ingresso i due cerchi definiscono uno spazio che, almeno visivamente, costituisce l’accoglienza dei bambini nella scuola : una corte descritta da un arco di cerchio e un lato lineare che separa la scuola materna dalle due sezioni di micronido, tenute insieme dall’atrio di ingresso. L’atrio e la corte definiscono nettamente questa separazione lasciando però che il percorso interno sia sempre continuo e soprattutto non semplice spazio di connessione tra funzioni ma luogo potenziale per le attività della scuola, grazie alle sue dimensioni che non scendono mai , in larghezza, al di sotto dei 5.50m. Le sezioni della scuola materna sono state pensate per ospitare 25 bambini ed hanno una superficie netta di 98 mq , suddivisi a loro volta in attività ordinate, attività pratiche, attività di gruppo e area giochi, oltre ad un piccolo deposito per i giocattoli o brandine per il riposo; inoltre, nonostante alla refezione sia stato dedicato nel progetto uno spazio di circa 75 mq, è possibile immaginare che i bimbi mangino all’interno della sezione, grazie alle ampie superfici. Le aule affacciano da un lato sui cortili definiti dal recinto e dall’edificio e, dall’altro, sul grande spazio dedicato alle attività libere , immaginato come continuo e potenzialmente comune alle cinque sezioni grazie a pareti vetrate scorrevoli ; tema centrale di questo spazio occupano le serre bioclimatiche, progettate in continuità con i lucernai che offrono l’esperienza della luce zenitale ; le serre accumulano calore che , grazie al sistema costruttivo serra+lucernaio, e al ricircolo d’aria che si genera trasversalmente a questi due elementi, viene immesso all’interno dell’edificio; il sistema è valido anche nei mesi estivi quando, attraverso una corretta apertura dei relativi infissi, è possibile generare una continua ventilazione; va aggiunto inoltre che i muri che su uno o due lati della serra le fanno da margine, hanno una stratigrafia particolare che permette di accumulare calore quindi, in gergo, fanno “massa”. Oltre a questa funzione strettamente legata a benefici di carattere climatico ed energetico, le serre costituiscono insieme allo spazio semi-coperto a loro relativo, che fa da filtro al passaggio dall’interno ai giardini , una interessante esperienza spaziale, in cui il tetto diventa vetro quindi cielo ed il bambino, pur non trovandosi all’esterno, anzi in un luogo naturalmente riscaldato, sperimenta la natura in una scala più vicina a lui. Il passaggio ai giardini avviene attraverso spazi filtro, semi-coperti, che introducono il bimbo verso l’esterno gradualmente, così come gradualmente è la luce, che da zenitale e diffusa ( negli spazi delle attività libere) ,si trasforma prima nel passaggio nella serra , poi negli spazi filtro in lame tagliate dai brise-soleil poi nella vibrazione dell’RGB o meglio , del colore del recinto. Attraverso questa transizione immaginata insieme ad un piccolo potenziale fruitore, forse, si chiarisce ancora meglio il ruolo del colore che, come prima accennato, percorrendo tutto il recinto curvilineo con una scala RGB continua, accentua la sensazione, data già dalla forma stessa, di abbraccio, di luogo accogliente e sicuro; ma di sicuro il ruolo più importante del colore, del colore continuamente in variazione, sta nello stabilire un rapporto più diretto tra l’edificio e il suo intorno, ovvero tra artificio e natura. Portando sul margine quella metafora che racconta il mondo visto attraverso lo spettro dei colori di cui è fatto, il recinto , l’abbraccio, diventa la finestra adatta attraverso la quale scrutarlo. Voltandosi ( dando le spalle quindi al recinto), il prospetto dell’edificio si presenta disegnato da una parete in legno ritagliata secondo grandi archi che lasciano posto al vetro delle aperture delle aule sul giardino. La scelta dell’arco nasce dalla necessità, come spesso accade per le scuole dell’infanzia e per gli asili nido, di disegnare gli infissi secondo diversi orizzonti visivi, a diverse quote, in modo da direzionare lo sguardo dei bimbi in base alla loro altezza ; l’inviluppo di queste diverse quote dell’infisso, compresa la quota più alta a cui appartengono le parti apribili , è appunto l’arco prima accennato. Nell’insieme il recinto col suo RGB, le facciate ritagliate dagli archi che segnano orizzonti visivi sempre diversi, le serre che portano la natura all’interno dell’edificio, i lucernai e la luce zenitale negli spazi connettivi e delle attività libere, la corte centrale che tiene insieme la scuola dell’infanzia e il micronido, i giardini attrezzati, cercano di creare un architettura ordinata e razionale e al tempo stesso capace di offrire diverse esperienze. ASPETTI TECNICI La struttura dell’edificio è ipotizzata in legno; la scelta nasce, oltre che dal rispetto di uno dei principi della bioedilizia per il quale è preferibile l’utilizzo di materiali rinnovabili, dalla convinzione che l’edificio , progettato in funzione dei bimbi, debba relazionarsi con loro anche nella scala degli elementi portanti; infatti la struttura è pensata con campate di 2.50 per 5 m con piastrini di sezione 10 per 25 cm che , laddove possibile, sono inseriti nelle parti murarie; dove il pilastro è a vista non costituisce, grazie alle sue dimensioni, ostacolo e intralcio, anzi mette in relazione lo spazio abitato con la sua “verità costruttiva” , arricchendosi ,quindi, anche di un accezione didattica. Un capitolo molto importante sul quale vale la pena soffermarsi è quello impiantistico-energetico ( al quale si è già fatto cenno con le serre bioclimatiche) ; partendo dallo spazio esterno , i parcheggi , in particolare la parte di essi corrispondente a quelli tuttora esistenti, sono coperti da una pensilina sulla quale sono montati pannelli fotovoltaici (la scelta di posizionarli in un punto molto visibile sta nel voler attribuire all’impianto una valenza anche didattica); il fotovoltaico è necessario ad alimentare, oltre alle normali esigenze di illuminazione, l’impianto di riscaldamento e raffreddamento che funziona con una pompa di calore geotermica del tipo acqua-acqua. Questo sistema prevede che la pompa di calore sfrutti, grazie alla presenza della falda in profondità accettabile , l’acqua del sottosuolo dalla quale trae l’energia necessaria, o meglio una consistente parte di essa, per il suo esercizio. L’acqua della falda viene fatta circolare nella pompa di calore attraverso un pozzo che preleva l’acqua dal sottosuolo, cede una certa quantità di calore all’impianto e ritorna, attraverso un secondo pozzo, nella falda, pulita e semplicemente con qualche grado di temperatura in meno; alla pompa di calore sono collegate due serbatoi, uno che fa da scambiatore per l’impianto di riscaldamento/raffrescamento e l’altro quello dell’acqua calda sanitaria. Il primo scambiatore alimenta un sistema di pannelli radianti invertibili (caldo/freddo) posizionati al di sotto del pavimento ; i vantaggi del sistema a pannelli radianti, oltre ad una diffusione del calore molto più uniforme, stanno principalmente nella temperatura di esercizio molto più bassa rispetto ad una caldaia tradizionale , infatti mentre quest’ultima richiede temperature di esercizio intorno ai 70/80 gradi i pannelli radianti richiedono una temperatura di 40 gradi per l’inverno e di 16 gradi per l’estate. L’aria viene inoltre umidificata, quando necessario, grazie all’opportuno posizionamento di vaporizzatori. Da sottolineare che l’utilizzo del sistema pompa di calore anche per l’acqua calda sanitaria rende inutili i pannelli solari termici che, a meno che non si utilizzino quelli verticali integrabili nella facciata (ma di scarso rendimento) , sono sempre difficilmente integrabili con il costruito. Altro strumento importante sono i serbatoi posizionati nei giardini per la raccolta delle acqua piovane che, dopo essere state filtrate, possono essere riutilizzate per l’irrigazione e per gli scarichi dei wc.

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