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© Stefano Tacchinardi . Pubblicata il 08 Marzo 2010.
Conoscere i bambini è come conoscere i gatti. Chi non ama i gatti non ama i bambini e non li capisce. C’è sempre qualche vecchia signora che affronta i bambini facendo delle smorfie da far paura e dicendo delle stupidaggini con un linguaggio informale pieno di cicci e di cocco e di piciupaciù. Di solito i bambini guardano con molta severità queste persone che sono invecchiate invano; non capiscono cosa vogliono e tornano ai loro giochi, giochi semplici e molto seri. – Bruno Munari
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© Stefano Tacchinardi . Pubblicata il 08 Marzo 2010.
*Protezione e cura. Il progetto nasce dalla considerazione di dover realizzare un ambiente in cui il bambino sia il più possibile protetto dall’esterno ed allo stesso tempo curato al meglio al suo interno. *Introversione. Ciò che deve essere letto dall’esterno è che l’edificio vuole porre il bambino al centro dell’attenzione, un’attenzione rivolta in modo particolare a ciò che accade all’interno dell’edificio, creando un ambiente totalmente sicuro. *Apertura. Un edificio che mostri una forte stereotomia dall’esterno, ma in cui, una volta entrati, la leggerezza della struttura, la grande luce che entra, il verde che circonda ogni ambiente, e su cui ogni ambiente si affaccia, mostrando un’architettura che si relaziona fortemente con lo spazio aperto, con cui è in continuo dialogo.
planivolumetrico
© Stefano Tacchinardi . Pubblicata il 08 Marzo 2010.
L’architettura dell’edificio nasce direttamente dalle riflessioni su quelle parole chiave che hanno dato il via al progetto: la prima forte scelta fatta è stata di portare l’ingresso verso l’interno del lotto, in una zona protetta e lontana dal passaggio veicolare della strada, permettendo così di creare un’area di accesso e di sosta esterna alla scuola completamente lontana da qualsiasi pericolo per i bambini. In questo modo si integra nel progetto anche l’esistente percorso pedonale a nordovest dell’area della nuova scuola, promuovendo così una mobilità pedonale e “verde” per il raggiungimento della scuola, riducendo al minimo le aree veicolari e di parcheggio, in favore dell’utilizzo di quelle già presenti in zona. Una volta entrati nel “corpo” dell’edificio, ci si trova da subito di fronte alla parte più protetta e più importante del complesso, l’utero materno, il grande patio circolare: gli ambienti del micronido si sviluppano proprio attorno a questo spazio privato raggiungibile solamente dal nido stesso. Quasi come se si trattasse del caveau in una banca, allo stesso modo il micronido vuole imporsi come un nucleo all’interno del complesso della materna, dando l’idea di un’architettura all’interno dell’architettura, un concetto che si trasmette anche all’esterno, dove si percepisce un volume più alto che si inserisce nell’edificio più basso della materna vera e propria. La forte differenziazione fra nido e materna si percepisce quindi sia in planimetria sia nel volume esterno, l’unico ambiente comune è la piccola area di ingresso che si affaccia sul patio. Da qui i percorsi si dividono: da un lato si accede al micronido e a tutti i servizi ad esso legati, nonché agli uffici di segreteria e direzione, dal lato opposto si entra invece nella materna. L’interno dell’edificio si caratterizza per il forte legame con l’esterno, con la luce e col verde, da ogni stanza è possibile avere una diversa prospettiva su altrettanto diversi scenari, ogni singolo ambiente è illuminato direttamente, così come anche i locali di servizio illuminati da lucernari posti in copertura. In continuità con il tema della differenziazione degli spazi e delle funzioni, materna e nido hanno spazi verdi dedicati: il nido si affaccia sul grande polmone centrale, in cui l’albero simboleggia la vita appena nata da proteggere ed ammirare, ed ha un’altra area verde privata a nord su cui si affaccia la grande stanza del riposo. Le lezioni della materna si possono invece spostare all’esterno delle aule in un giardino esposto a sud, ma in cui la luce è filtrata da piccoli alberi, e quando è il momento del gioco all’aria aperta ci si sposta nel grande giardino libero da cui si guardano mensa e cucina. In entrambi gli ambiti di progetto, nido e materna, gli ambienti sono a misura di bambino, non tanto nel senso “dimensionale” del termine, quanto invece nel senso “percettivo-sensoriale”, sono infatti ambienti in cui ogni attività diventa stimolo e curiosità: le aule sono spazi multidisciplinari e flessibili per ospitare diverse attività, anche all’aperto, la mensa è pensata come un grande affaccio sul verde in cui ogni pranzo ha un’atmosfera diversa, in cui si rispecchiano i colori e le sensazioni delle stagioni, la cucina non è più solo uno spazio di servizio, ma di scoperta e di esperienza, in cui anche il cuoco diventa maestro. Anche i giardini esterni all’aula gioco sono zone da scoprire, in cui perdersi ed abbandonarsi in giochi e avventure che proseguono lungo il percorso coperto che segue il muro di recinzione. Scoperta, divertimento, gioco e apprendimento.
planimetria
© Stefano Tacchinardi . Pubblicata il 08 Marzo 2010.
interni
© Stefano Tacchinardi . Pubblicata il 08 Marzo 2010.
interni
© Stefano Tacchinardi . Pubblicata il 08 Marzo 2010.
tavola 01
© Stefano Tacchinardi . Pubblicata il 08 Marzo 2010.
tavola 02
© Stefano Tacchinardi . Pubblicata il 08 Marzo 2010.
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