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Brescia (BS), Italia

Nuova struttura per servizi

Largo Formetone
Matteo Battistini, Paolo Mestriner - studioazero, Bruno Giuliano Tonelli, Alessandro Gasparini, Davide Agostini

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Premessa

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La sistemazione di Largo Formentone è un’occasione per la città di Brescia di recuperare un luogo storico e restituirlo funzionalmente e simbolicamente alla città e soprattutto ai cittadini. L’area è stata al centro di attenzioni e dibattiti in varie epoche storiche sino a sfociare in anni recenti nel tentativo di recupero malauguratamente non riuscito. Il bando sviluppa e mette in luce una doppia occasione: da un lato riconsegnare alla città uno spazio che nel tempo è diventato depositario di un immaginario collettivo, dall’altra fornire agli abitanti un servizio che non può e non deve essere monofunzionale, ma in grado di catalizzare gli intensi flussi pedonali che intersecano l’area. Sempre il bando richiama l’importanza che la ricostruzione possa sfociare in un edificio che si erga a punto d’incontro, di riferimento urbano e di riconoscimento simbolico. Appare chiara l’importanza di misurarsi con la storia sia dal punto di vista volumetrico che compositivo. Storia intesa come preesistenze e come immagini del luogo. Il luogo, proprio per la densità di fattori che hanno concorso a formare quello che oggi abbiamo di fronte, deve indicare, suggerire, le caratteristiche future. E’ il luogo che “ci parla” e ci consiglia il progetto. Come sfruttare quest’occasione e restituire alla città un edificio in grado di contenere tutti gli elementi richiesti dal bando? Come non invadere un immaginario collettivo senza per questo rinunciare ad un edificio del nostro tempo? Quali materiali e quali spazi usare per un edificio sostenibile nel corpo della città antica? Come coniugare con l’architettura questi differenti fattori? Come non rinunciare all’aspetto simbolico che un’opera come questa deve avere ed al contempo legarla intimamente al contesto quasi domestico che questa parte di città e questo isolato hanno? Che questo paesaggio urbano ha?

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La forma visiva, corporea e spaziale del nuovo edificio

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L’edificio dall’esterno appare come volume sagomato dal suo intorno dove le molteplici sfaccettature degli alzati sono il risultato della stratificazione degli allineamenti storici che caratterizzano l’area e dai dettami del bando. Le richieste del bando sono così assolte: un nuovo edificio che non nega la sua presenza volendo mostrarsi alla città come manufatto simbolico, subito riconoscibile, adatto a trasmettere il ruolo pubblico che ha. Ad una definizione delle funzioni e della distribuzione decisamente razionali, corrisponde un’articolazione degli spazi interni che si caratterizza per il movimento. Le variazioni prodotte dagli allineamenti esterni si manifestano all’interno tramite spazi che conducono i visitatori in un percorso a salire. Anche all’interno lo spazio risulta essere in rapporto di reciprocità con la città. Il nuovo edificio è di fatto un pezzo di città. Il nuovo centro per servizi apparirà come edificio in grado di instaurare un rapporto simbiotico con il suo intorno. Il risultato è un architettura evocativa che non si limita alla risoluzione dell’edificio dal punto di vista formale, ma generare da un lato un edificio pubblico di referenza e dall’altro abbordare le relazioni spazio temporali con il nucleo antico. Il progetto sceglie di impiantare l’edificio considerandolo come bordo di chiusura dell’isolato. In questo modo l’impianto che si genera predilige l’affaccio a sud considerando Piazza Rovetta come spazio pubblico di riferimento e la Loggia come interlocutore visivo degli spazi interni ed esterni. La sezione spezzata della copertura metallica funziona come un segno importante del progetto. A questo si aggiunge un’articolazione delle facciate originata dai fili planimetrici. La copertura si intende come una lamina unica, piegata e tagliata, dovuta alla conformazione dei suoi bordi e “incontri urbani”. L’insieme si intende come un corpo unitario chiuso ma permeabile nei punti salienti. La suddivisione spaziale interna segue puntualmente il programma del bando proponendo uno spazio definito in alcune parti ma sostanzialmente fluido dove gli ambienti a tutta altezza sono stati pensati flessibili per accogliere mostre temporanee.

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Il concetto

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La modellazione del volume parte dal considerare il lotto come chiusura dell’isolato. Si posiziona una massa senza forma che risentendo dei volumi vicini subisce una modellazione naturale. Così facendo si ottiene un volume con tetto a falde che prolungano quelle esistenti. Attraverso varie asportazioni di materia si giunge alla conformazione: una sorta di cristallo aperto.

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Il progetto

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-Il nuovo edificio si attesta sul sedime indicato dal bando: lo spazio climatizzato risulta arretrato rispetto al filo di via Musei, corso Mameli, permettendo l’individuazione di uno spazio aperto antistante di fronte all’entrata principale. -Il nuovo edificio rispetta i limiti di altezza imposti dal bando, poiché l’ultimo intradosso di un piano climatizzato si situa ad un’altezza di 12 metri dalla quota della piazza ed arretrando rispetto a via S. Faustino (fino al limite della rientranza dell’edificio a schiera immediatamente a nord) rispetta anche il limite dei 10 metri. Al di sotto della copertura ed al di sopra dell’ultimo solaio del secondo piano si presenta uno spazio tecnico (quindi non computabile nella SLP) la cui presenza risulta evocatrice dell’architettura delle altane e degli stenditoi di cui il centro antico di Brescia era ed è tutt’ora ricchissimo. -Una copertura metallica (evocativa delle grandi coperture civili e religiose cittadine)“scende”(quasi “inchinandosi” di fronte alla Loggia) dalla parete di fondo dell’isolato di case a schiera e cerca una mediazione dimensionale con lo spazio aperto e gli edifici prospicienti, senza pur tuttavia coprire lo spazio antistante l’ingresso. -Un muro “di testata” (di cui si è parlato nel punto precedente) risolve la terminazione dell’isolato: esso risulta slittato verticalmente in modo da coprire parzialmente la facciata vetrata dell’edificio e ridurne l’impatto visivo, procurando una “cornice” sospesa allo spazio stesso, memoria del recente passato (la pensilina), luogo di possibili esposizioni temporanee all’aperto e barriera visiva dall’interno per evitare inutili distrazioni da parte degli utenti garantendo visioni dall’interno verso l’esterno fortemente direzionate. -gli spazi espositivi richiesti dal bando risultano essere gli spazi serventi della sala di lettura, favorendo nel contempo la percezione delle opere esposte dalle postazioni di studio. -un’ampia vetrata a tutti i piani permette di mantenere la sensazione di trasparenza voluta dal bando e di far penetrare aria e luce in abbondanza all’interno dell’edificio (con i dovuti accorgimenti legati alle prestazioni energetiche di cui si parlerà più avanti). -La parete di fondo attualmente in vista (la cui sommità dà letteralmente la forma della copertura dell’edificio) viene ricoperta da un’installazione artistica che “dialoga” con gli spazi interni a funzione espositiva. -Sul fianco dell’edificio a ridosso di via S. Faustino, in corrispondenza del varco laterale vetrato posto sullo spigolo dell’edificio esistente, viene posizionata una fontana con vasca d’acqua, in modo da rendere difficoltoso l’avvicinamento al vetro (e conseguenti episodi di vandalismo) oltre che ricordare il corso del Garzetta (che scorre effettivamente sotto la pavimentazione. -L’edificio viene rivestito in lastre di botticino levigate e lucidate per garantire un effetto specchiante, atto a dematerializzare la massa e permettere alla stessa di funzionare come “catalizzatore” di visioni plurime del contesto e del cielo, dal basso e dall’alto. Le lastre riprendono le dimensioni e la forma delle finestre presenti nel contesto, così da accennare alla “permanenza” della misura e della scala appropriata al contesto in cui è calato l’edificio.

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Piano terra Una piazza virtualmente “coperta”, memore della pensilina attualmente esistente, introduce all’ingresso dell’edificio: appese alle pareti sospese della corte interna, alcune installazioni d’arte possono essere viste contemporaneamente dal basso e dalle sale di lettura soprastanti. Ampi varchi aperti all’interno delle vetrate introducono nell’atrio ove si trovano il DUC con relativi servizi ed un primo spazio espositivo che conduce alle scale ed agli ascensori. Sul fondo, a ridosso della parete esistente di edifici a schiera, un’opera in ceramica viene illuminata dalla luce zenitale e laterale dei varchi vetrati e fa da contrappunto allo spazio a tutt’altezza che unisce i tre piani dell’edificio e su cui prospettano, ai diversi livelli, gli spazi espositivi che accompagnano le sale di lettura.

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Primo piano Lo sbarco dall’ascensore o dalle scale conduce allo spazio espositivo che ha un affaccio bidirezionale sul vuoto a ridosso della parete di fondo (su cui prosegue l’installazione in ceramica) e sulla sala di lettura del I livello; di fronte allo sbarco si trova anche la sala a disposizione delle associazioni studentesche che può essere utilizzata per piccoli seminari, conferenze, riunioni o piccole mostre. La sala di lettura è separata dallo spazio espositivo tramite una vetrata e prende luce dalla grande vetrata a sud, da cui si intravede il profilo maestoso della copertura della Loggia: il setto antistante la facciata favorisce la concentrazione degli studiosi.

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Piano secondo Questo piano ha generalmente funzioni analoghe al primo, ad esclusione dello spazio adibito a piccolo deposito e di quello destinato a ritrovo esterno alla sala di lettura, dotato di macchinette di distribuzione di bevande o spuntini e di poltrone per il relax. Dalla parete di fondo, piove luce zenitale che illumina il vuoto a tripla altezza con l’installazione di cui si è già accennato. Dalla facciata principale a sud si può apprezzare una visione della loggia e degli edifici che le fanno da corona.

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Vano tecnico -Tra l’ultimo solaio e la copertura si recuperano vani tecnici destinati ad ospitare gli impianti necessari a far funzionare l’edificio: dai locali per l’ascensore, al vano per le centraline FV ed i recapiti elettrici, alla centrale termica che ospita gli scambiatori a piastre per il teleriscaldamento ecc.

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Ewwws

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