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Palermo (PA), Italia

ZEN.01 RICERCA MIUR PRIN 2007 Palermo - La riqualificazione del quartiere Zen

Progetto per una nuova centralità urbana
Fabrizio Foti, Chiara Rizzica, Francesco Cacciatore, Ezio Siciliano

Fabrizio Foti, Chiara Rizzica, Francesco Cacciatore, Ezio Siciliano — ZEN.01 RICERCA MIUR PRIN 2007 Palermo - La riqualificazione del quartiere Zen

Elaborato n. 1

Abstract ZENzero1 risponde alle esigenze del programma proposto – smistamento dei percorsi all’incrocio via Lanza di Scalea/via Fabio Besta ed introduzione di un sistema di verde pubblico attrezzato al fine di ripristinare le connessioni tra il tessuto del quartiere ZEN e quello della borgata Cardillo – ribaltando il punto di vista ed invertendo le priorità: si prova ad esasperare la cesura tra le due parti di città, il “taglio” della via Lanza di Scalea, fino all’estrema conseguenza di trasformarla nell’unicum di un solo edificio, destinato a contenere le infrastrutture viarie ed il parco richiesti.

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Elaborato n. 2

La croce di strade oggi: attualità e obsolescenza di una forma di città. C’è un’idea di città che ha nella retta, e nel suo infinito prolungamento nello spazio e nel tempo, la sua rappresentazione più efficace e controversa: la forma dell’asse. Di collegamento, di espansione, attrezzato: nella storia urbana di Palermo la costruzione dell’asse ha sempre rappresentato l’azione di rinnovamento urbano per definizione, dal prolungamento del Cassaro nel 1581 al taglio delle infrastrutture della viabilità nella Piana dei Colli nel 1990 è il medesimo procedimento che produce la città. L’innovazione, a Palermo, avrebbe dunque la forma di una retta e sul tracciato rettilineo – optimum dell’efficienza nella difesa e nel controllo del territorio e, dunque, di per sé conservatore - si rifonda ogni volta la città, trasferendo la regola militaresca e la legge di simmetria allo spazio urbano. Anche allo ZEN la condizione morfologica attuale riproduce la regola della retta e della sua ulteriore formalizzazione, la croce di strade, quale principio insediativo che, mutuato dall’originario (Cassaro/via Maqueda), viene trasferito nella contemporaneità non senza contraddizioni. Il sistema via Patti/via Gino Zappa-via Fabio Besta è, infatti, una croce di strade mancata per la fragilità e casualità del nodo di intersezione e per la discontinuità di tracciato nelle due direzioni, parallela alla linea di costa (via Patti) e maremonti (vie Gino Zappa e Fabio Besta). Continuo e rettilineo è, invece, l’andamento della via Lanza di Scalea, la cui ampia sezione costituisce già in sé una forte specificità morfologica incapace, però, di produrre da sola altra condizione urbana che non sia quella di confermare la cesura tra i due insediamenti dello ZEN e della borgata Cardillo. Progettare il nodo via Lanza di Scalea/vie Fabio Besta- Gino Zappa, oggi, significa prendere le misure all’idea di “città-croce di strade”, assumendone il principio della difesa della continuità della linea mare-monti e sconfessandone il vincolo dell’assialità unica, della retta a tutti costi. Appare, infatti, un’ipotesi di lavoro concreta e coerente quella di una “sutura” architettonica dei tessuti disomogenei e dei tracciati viari in conflitto tra loro che, a partire dalla conferma della giacitura nord-sud quale direttrice della crescita urbana del passato, sia generatrice dello sviluppo metropolitano di oggi nella direzione di una “rinnovata” reintegrazione paesaggistica tra mare, monti e città, ovvero nella direzione opposta alla recta. Il progetto del suolo tra infrastruttura e forma Secondo la proposta di progetto il nuovo assetto della rete delle infrastrutture della viabilità metropolitana e dei flussi della circolazione veicolare di quartiere è dato da una serie di operazioni che definiscono la sezione del suolo: • interramento del tratto della via Lanza di Scalea compreso nell’area di progetto; • prolungamento della via Fabio Besta oltre la via Cardillo ed innesto sull’autostrada Palermo-Trapani; • connessione tra la via Fabio Besta e la rete della viabilità del quartiere San Filippo Neri attraverso una rotatoria multilivello a cielo aperto, capace di assorbire le differenze di quota attuali; • definizione del sistema viario e degli spazi pubblici nell’area della piazza Gino Zappa; • realizzazione di un parcheggio multipiano interrato, esteso a tutta la superficie dell’area di progetto, collegato al sistema della viabilità principale attraverso la rotatoria multilivello. La scala umana del paesaggio e la dimensione urbana dell’edificio Il proposito di restaurare una continuità di misure e dimensioni dai colli al mare, da Cardillo a Mondello attraverso lo ZEN, riallacciando una serie di relazioni di scala tra paesaggio, città ed edifici impone, innanzitutto, la necessità di costruire un dispositivo architettonico utile a dimensionare il paesaggio alla misura dell’abitante e della città e viceversa. Nasce, così, l’idea dell’edificio nodale, sovrapposto al nodo di connessione della viabilità e destinato a contenere tutte le funzioni di programma, all’interno del quale si distinguono:

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Elaborato n. 3

• un parterre permeabile pubblico alla quota del piano strada dello ZEN, estensione e conferma dell’asse verde attrezzato del progetto Amoroso, Bisogni, Gregotti, Matsui, Purini, dove vengono collocati servizi pubblici, attività commerciali e ricreative condivise dal quartiere San Filippo Neri e dalla borgata Cardillo; • una piastra multipiano pubblica, appoggiata su una serie di corpi di fabbrica che contengono gli impianti e le connessioni verticali con il parterre permeabile sottostante, destinata ad ospitare attività commerciali e ricreative; • un giardino pensile a copertura della piastra commerciale che solleva, e raddoppia, in quota la superficie dell’area di progetto destinata a verde pubblico attrezzato. Il giardino pensile è collegato alla piastra multipiano attraverso una serie di corti-pozzi verdi che, attraversandola per tutta la sua altezza, assicurano la connessione anche con il parterre permeabile e, “bucando” quest’ultimo, con il parcheggio interrato; • una torre règolo di cinquanta piani, collocata in corrispondenza del nodo via Lanza di Scalea/via Fabio Besta, incastrata nella piastra multipiano e radicata a terra alla quota del piano stradale dello ZEN, costituisce il contrappunto solido e proiettato in altezza di una della corti – la più ampia – che bucano la piastra e raggiungono la quota della viabilità e parcheggio interrati. La torre contiene attività commerciali e ricreative ai piani corrispondenti alle quote del parterre e della piastra, residenze, alberghi e uffici ai piani superiori. Gli ultimi due livelli sono occupati da un belvedere pubblico con giardino e caffetteria-ristorante. A conclusione del sistema di verde attrezzato del quartiere San Filippo Neri, in relazione visuale diretta con la torre, è collocata la nuova chiesa – in sostituzione della preesistente di cui si prevede la demolizione per “liberare” l’asse originario del progetto del concorso per lo ZEN 2 – con un’altezza ed una sezione adeguate a misurare la prospettiva della torre, del Monte Billiemi, della Conca d’Oro e, dentro quest’ultima, della città tutta. A completamento di questa operazione di inquadramento e ricerca di forma di città si prevede di ricostituire, con un’integrazione di residenze e servizi (le scuole a tutt’oggi mancanti), le quinte urbane dell’asse di quartiere là dove la forma si è persa e il tessuto edilizio risulta frammentato e privo di regola. La misura della città e la sua regola La nuova torre “misura” la sezione della Conca d’Oro e della Piana dei Colli in corrispondenza della linea Monte Billiemi-golfo di Mondello-monte Pellegrino e con la sua collocazione anti-marginale sul bordo dello ZEN e la sua funzione di compensazione perequativa delle rendite di posizione “dimensiona” nuovamente la città, segnando un “punto” di tensione critica, oltre il quale la metropoli di Palermo potrebbe invertire il processo di crescita diffusa e svilupparsi per concentrazioni dense. Il sistema costituito dalla piastra multipiano e dal giardino pensile ha uno spessore dimensionato sull’articolazione delle funzioni che deve contenere e il suo bordo continuo circoscrive in quota l’impronta a terra di tutto il sistema dell’edificio. Il parterre permeabile consegna al pedone tutta la superficie a disposizione, liberata dell’ingombro della rete viaria veloce e, in relazione con le parti soprastanti, stabilisce un collegamento in forma di edificio tra le due parti di città prima separate. L’idea è, dunque, quella di riproporre l’intero come luogo delle connessioni in alternativa alla condizione di soluzione di continuità come riproduzione del doppio delle criticità, di innescare una trasformazione alla grande scala condensando “in un punto” una pluralità di forme e funzioni strategiche. Non è dato sapere in anticipo se la proposta di questa nuova, e antichissima, regola della definizione in forma di edificio di un’idea di sviluppo di città opposta rispetto alla direzione dei processi di dispersione delle forme legati allo sprawl sia efficace, produttiva o solo, ancora una volta, parzialmente adeguata alla complessità del fenomeno urbano contemporaneo. è, però, vero che le risposte dell’architettura contemporanea rappresentano oggi «una, tra le tante maniere militanti, attive, di intervenire nel processo artificiale della città» (Ignasi de Solà Morales, 1991) e, dunque, fosse anche solo per questo vanno elaborate e costruite con quella caparbietà e ostinazione che fanno di un progetto accurato un progetto di cura per la città.

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Relazione 1

L’avventura sta diventando interessante. Che si debba venire a Kalhesa per scoprire che esiste ancora qualche rapporto di corrispondenza tra la politica e l’architettura ()? Ismé Gimdalca, Il progetto Kalhesa, 1995, p. 59 () Nel testo originale “ideografia” che sta per architettura.

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Relazione 2

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Vista 1

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Vista 2

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Vista 3

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